La storia / L’impegno di Anna Cillis e Luciano Doria per i falchi (e i cani senza casa). Ogni pomeriggio centinaia di volatili si addensano nel cielo di Spinazzola (Bat) planando sul cibo




















Spinazzola (Bat)
Il re dei falchi, il nibbio reale, popola soprattutto la Germania, dove il bellissimo rapace, «la piccola aquila», è stato censito in 14 mila coppie. Ma volteggia anche nei cieli di Francia e di Spagna (rispettivamente, 4 mila e 2.500 coppie), di Svezia e Svizzera (duemila e 1.500 coppie). Da nessun’altra parte però, gli è successo ciò che gli è capitato in Italia, dove ha trovato persino chi cucina per lui, tutti i giorni: due cuochi per una intera colonia di nibbi reali.
Nell’ultimo decennio i nibbi reali hanno ripreso a riprodursi più volentieri anche in Italia, dove oggi si contano circa 600 coppie, e hanno scelto di stabilirsi in compagine più numerosa (400 coppie) in un’area precisa del Sud, tra la Puglia e la Basilicata, e precisamente tra Castel del Monte, Minervino Murge, Spinazzola, il Monte Vulture e Melfi. Un’area in cui, tra l’altro, tutto parla del grande falconiere Federico II di Svevia, autore del De arte venandi cum avibus, «L’arte di cacciare con gli uccelli», trattato di falconeria custodito nella Biblioteca Vaticana che spiega come avvicinarsi ai falchi e catturarne la fiducia, prima di catturare loro e renderli fedeli collaboratori di caccia, e quanto sia preliminarmente indispensabile osservarli per capire con chi si ha a che fare.
Questi falchi sono una specie particolarissima, non soltanto perché, come avvertiva il grande naturalista Plinio il Vecchio già nel I secolo dopo Cristo, sono più diffidenti degli altri rapaci e «non si avvicinano all’uomo nemmeno in presenza di cibo», ma anche perché sono rigorosamente monogami, e infatti per loro si parla di «coppie»: singolarmente presi fanno il necessario, in coppia fanno tutto, dalla ricerca del cibo alla occupazione e sgombero dei nidi altrui, nei quali si piazzano loro. Le coppie si formano in questo periodo, con le «parate nuziali», vere e proprie «danze» nel cielo, uno spettacolo che abbiamo potuto ammirare seguendo i falchi a distanza e con pazienza. Durante questo rito, abbiamo capito perché le femmine contano di più. Per la loro maggiore apertura alare (anche 1,8 metri) rispetto ai maschi (non oltre 1,6 metri) e per le loro evoluzioni aeree, più ricamate e più seducenti. Il maschio può tutt’al più, come Il Nibbio de I promessi sposi, il capo dei Bravi dell’Innominato, rapire la femmina, che però non sarà mai remissiva come Lucia Mondella.
Ma è nel cielo sopra Spinazzola – in strada Belvedere e, poco più avanti, in contrada Lama -, che abbiamo visto la magia della natura. Dalle 14 alle 16, e questo ogni giorno, ecco concentrarsi a pochi metri da terra le centinaia di ali macchiate di bianco dei nibbi reali, nel turbine di un volo concentrico che li fa fiondare, quasi appesi alle loro stesse code forcute, sul cibo preparato e messo lì apposta per loro da Anna Cillis e Luciano Doria. I due coniugi, pensionati, e i nibbi reali si sono incontrati per caso cinque anni fa, grazie ad altri animali, i cani randagi. Anna e Luciano, per una passione verso i cani coltivata da lei fin da ragazzina, sono vent’anni che fanno e portano da mangiare ai cani randagi di Spinazzola e dintorni. Ogni giorno, a casa sua, Anna mette a cuocere fin dal mattino in enormi pentoloni cinquanta chili di pasta zootecnica e la mescola con crocchette e pezzi di carne. Poi la raccoglie in vasche di plastica per il bucato, che lei e il marito caricano su un furgoncino rosso e trasportano in un terreno incolto ai margini del paese. Qui li attendono anche fino a cento cani randagi, i quali aspettano l’ora di pranzo l’uno accanto all’altro, come persone alla fermata dell’autobus, e, non appena riconoscono il furgoncino rosso, si avvicinano docili come pecorelle e consumano l’abbondante pasto senza che nessun cane scacci o aggredisca un altro cane.
Anna e Luciano rendono alla comunità un servizio pubblico gratuito e ci rimettono l’intera pensione di lui, mille euro, impegnata per sfamare i cani (solo per la pasta, che costa 40 centesimi al chilo, spendono 20 euro al giorno). Perché lo fanno? «Perché ci fa star bene, letteralmente – rispondono -. Ci dà gioia e soddisfazione, ed è per questo che ci ammaliamo di meno. Meglio quindi spendere per far del bene ad animali abbandonati, sottraendoli ai maltrattamenti, anziché per medici e medicine».
L’indolente amministrazione comunale di Spinazzola però non sa nulla di pet therapy – con relativa produzione negli umani dei cosiddetti ormoni del benessere – e non vuol saper nulla del canile costruito dalla Comunità montana nel 2005 e da allora lasciato marcire senza essere mai entrato in funzione. E così Anna e Luciano e i cani, che ormai si capiscono con uno sguardo, se la sbrigano da soli, nell’indifferenza e a volte persino nella ostilità manifesta di alcuni loro concittadini, che non tollerano questa attività meritoria, unica, poiché la ritengono disdicevole, degradante e addirittura pericolosa per la pubblica incolumità. E in alcune occasioni – ne siamo stati testimoni proprio durante uno dei nostri sopralluoghi – hanno anche aggredito Anna e Luciano con urla e minacce. Da quando poi ai cani si sono aggiunti i nibbi reali, i petulanti censori della Buoncostume cittadina sono ancora più lividi di rabbia e di invidia. Forse per la paradossale ragione che lo spettacolo quotidiano rappresentato qui è magnifico e senza eguali. Quindi insopportabile.
Quando il furgoncino arriva, i branchi dei cani si avvicinano, mentre un falco, il nibbio-sentinella che ha anch’esso riconosciuto l’automezzo, dall’alto osserva tutto e tutti. Anna e Luciano sistemano la pasta su alcuni tavolacci, i cani si sfamano e una volta sazi si allontanano. A questo punto, il nibbio-sentinella corre ad avvisare i suoi compagni: è il loro turno. I rapaci spuntano un po’ alla volta e in pochi minuti si addensano in cielo sempre più numerosi, fino a creare come una cupola protettiva sull’area in cui è stato lasciato il cibo per loro. Planano, scendono in picchiata, si divertono a rubarsi il boccone l’un l’altro in quelle che sembrano gare di rapidità predatoria e svolazzano assolutamente certi che nessuno li disturberà. Ciò che il nibbio reale tollera meno di ogni altra cosa, infatti, non è l’attività antropica in sé, ma la sua degenerazione pervasiva, fatta di bracconaggio, avvelenamento legato all’uso dei pesticidi, impianti eolici. Fonti di rischio che lo hanno fatto classificare come specie in pericolo nella Lista Rossa degli uccelli nidificanti e che di recente ha indotto la Regione Puglia a bocciare il progetto di un parco eolico da 42 megawattora proprio qui, tra Spinazzola e Genzano di Lucania, dove il nibbio reale ha trovato il migliore habitat per insediarsi con una colonia che è la più numerosa d’Italia. E dove, grazie ai due cuochi speciali di Spinazzola, mangia anche bene, anzi proprio da re, come si conviene al re dei falchi.
Carlo Vulpio, Corriere della Sera, 21/2/2023
Foto di ©Lucia Casamassima
gianfranco fiore
Feb 21, 2023 @ 16:31:13
Un articolo che è poesia.