TARANTELLA SANREMO, VIA ZELENSKY ENTRA MATTARELLA

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Scampata la pagliacciata del collegamento video con Zelensky, il pupazzo di pezza degli Usa, che si limiterà a inviare un testo da far leggere al maggiordomo Amadeus, a Sanremo ci sarà Sergio Mattarella. Mai un capo dello Stato era andato al festival, anche solo per assistervi e prendersi la razione di applausi di ordinanza in Eurovisione. Mattarella ha deciso per la discontinuità. Evidentemente, di Zelensky – nonostante la febbrile mediazione del gran cerimoniere di Stato, Bruno Vespa, per portarlo sul palco del teatro Ariston -, persino la cosiddetta opinione pubblica ne ha le palle piene. E allora, dalla panchina, entra in campo Mattarella. Il quale compie questo gesto eroico, da vero statista, per incoraggiare un Paese a pezzi e alle pezze.

Andrà dunque al teatro Ariston, Mattarella, e, dal posto d’onore, dismessa l’aria funerea, applaudirà prima Gianni Morandi, che canterà l’Inno di Mameli e poi Roberto Benigni, che si esibirà in una delle sue ruffianate di regime. Il tutto, in nome dei 75 anni della Costituzione italiana, cioè la stessa Carta più e più volte calpestata, sciancata, vilipesa, tradita in base alle convenienze del momento. E ridotta a una crozza, ovverossia un teschio.

Ecco, Mattarella, a Sanremo, potrebbe intonare la bella canzone popolare siciliana a lui certamente nota: “Vitti na crozza supra nu cannuni…”, ma senza il ritornello “trullallero lallero lallà”, che non c’entra, poiché venne aggiunto dopo, e in qualche modo declassò quella bella canzone a una banale tarantella. Quale è Sanremo. Con o senza Zelensky e gli altri.

L’AFFARE EOLICO CHE SCUOTE GLI USA DIMOSTRA CHE MESSINA DENARO E’ SOLO L’ULTIMO PARVENU

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Adesso se ne accorgono anche negli Stati Uniti. In un solo mese, l’ultimo, sulle coste di New York, New Jersey e Maryland sono state trovate morte, “spiaggiate”, sette balene. La domanda, retorica, perché la risposta è ben nota, è se gli “spiaggiamenti” sempre più numerosi siano causati dagli impianti eolici offshore. Il deputato repubblicano Jeff Van Drew ne è convinto e vuole una commissione d’inchiesta: «Gli impianti eolici li ha voluti il governatore Phil Murphy (democratico) – ha detto Van Drew -, io invece ho espresso la mia più totale opposizione. Nessuna attività deve essere portata avanti finché non capiremo l’impatto di questi progetti sull’industria marina e sugli ecosistemi marini».

Le balene (e gli altri cetacei, e i delfini, e gli uccelli migratori), questa è la verità, sono disorientati dal rumore degli aerogeneratori e letteralmente “impazziscono”. E vanno a morire sulle coste. Mentre gli ecosistemi marini vengono pesantemente e in molti casi irrimediabilmente compromessi, in nome del grande affare “green”. Nel quale investono centinaia di milioni e guadagnano centinaia di miliardi i grandi gruppi multinazionali, la grande finanza mondiale e soggetti come Matteo Messina Denaro (che rispetto ai primi è un parvenu). Tutti beneficiati dalla generosità e dalle porte spalancate dei governi, come per esempio è avvenuto in Italia grazie ai decreti Draghi, non toccati dal suo successore Meloni e non ostacolati né criticati da nessuna opposizione (opposizione?).

Queste cose sono state da me scritte recentemente sul Corriere della Sera a proposito della mega speculazione dell’eolico offshore in Sardegna (il servizio è in questo blog) e dette, in diretta, nell’unica puntata del programma tv su Rai Uno, ideato con Vittorio Sgarbi, andato in onda nel maggio 2011. Il programma venne chiuso dopo una sola puntata non per i bassi ascolti (8,4% di share in prima serata), ma perché toccammo ciò che non dovevamo toccare. Di quella unica serata (e serata unica) ripropongo la clip del mio intervento, non per sterile autocitazione, ma come prova del fatto che le cose si sanno, si sanno… e mostrare stupore dopo una dozzina di anni significa semplicemente avere la faccia come il culo e contare sulla bestiale ignoranza di una società atomizzata, composta ormai da ebeti-ma-sempre-connessi. https://www.youtube.com/watch?v=MN2PNY7YSqs&t=20s

 

GLI AMICI DELLA NATO E GLI AMICI DEGLI AMICI

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La baronessa Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, insiste: decimo pacchetto di sanzioni economiche nei confronti della Russia. Lo fa per la pace, naturalmente. Poi però fa la meravigliata, ma al modo in cui si meravigliano le baronesse, oh ooh ooohh, quando deve constatare che la Russia si avvicina sempre di più alla Cina. E un po’ le rode, perché anche le baronesse hanno un buco del culo.

Nel frattempo, il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, nomen omen, va a Tokyo e in nome del sostegno all’Ucraina chiede al Giappone di unirsi al gruppo di Paesi “Amici della Nato”, che con la Nato non c’entrano nulla (Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud), ma che insomma fanno sempre comodo e fanno bene alla causa della pace, naturalmente.

Il Giappone è un Paese che per l’articolo 9 della sua Costituzione – imposta dagli Usa nel 1947 dopo due pacifiche bombe atomiche con 100 mila morti in un colpo solo – non ha e non può avere un proprio esercito, è cioè un Paese smilitarizzato, ma pieno di basi americane, più dell’Italia (che in Europa è il Paese con più basi Usa) e ha una “cosa” che si chiama Japan Self-Defense Force, cioè una “estensione” dei corpi di polizia per la sola autodifesa territoriale. Tuttavia, Stoltenberg, nomen omen, sempre per portare pace nel mondo, anche laggiù nell’Indo-Pacifico, lancia l’idea degli “Amici della Nato”. Vedremo. Per il momento, Stoltenberg, nomen omen, ha ottenuto soltanto due riscontri, negativi. Due azioni giudiziarie per risarcimento danni. La prima causa gliel’ha fatta Maria De Filippi, a tutela del suo programma tv “Amici”, e la seconda Matteo Messina Denaro, che si è sentito diffamato perché “Amici degli amici” è uno storico marchio di Cosa Nostra.

I NUOVI NAZISTI ESCLUDONO LA RUSSIA DA AUSCHWITZ

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Escludere la Russia, nel Giorno della memoria, dalla cerimonia di commemorazione di Auschwitz è stata una cosa vomitevole, patetica e ridicola al tempo stesso. Auschwitz, un lager che ancora adesso genera angoscia in chiunque entri a visitarlo, fu liberato dall’Armata Rossa, piaccia o no. Non dagli americani, come fa credere il finale di quel film idiota del ruffiano di regime Benigni, che 24 anni fa fu pure premiato con l’Oscar (e per forza).

Escludere la Russia da questa commemorazione è stata una operazione razzista e schifosa, esattamente come razzisti e schifosi furono il nazismo e la costruzione dei campi di sterminio. Ipocriti e servi del pensiero unico dominante vanno dunque considerati tutti coloro – tutti – che su questa falsificazione della storia non hanno speso una parola: nei salotti tv, nelle istituzioni rappresentative, nelle Chiese, nelle scuole e in tutti i luoghi in cui si è giustamente ricordata la Shoah, che fu accompagnata dallo sterminio di Rom, neri, omosessuali, dissidenti. Finiti tutti negli stessi forni crematori di Auschwitz e degli altri luoghi dell’Orrore.

Liliana Segre, senatrice a vita, molto attiva e molto presente su questo tema, dovrebbe dirlo chiaro e forte: furono i russi, i sovietici, a liberare Auschwitz, e aver escluso la Russia dalla commemorazione del Giorno della memoria è stata una porcheria di stampo razzista e nazista. Lo dirà questo, Segre? A noi piacerebbe molto che lo dica. Se avrà l’onestà intellettuale di dirlo.

I NUOVI NAZISTI, I POLIZIOTTI AMERICANI

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Il 7 gennaio scorso, a Memphis, Tennesse, un ragazzo nero di 29 anni, Tyre Nichols, è stato ucciso da cinque maiali in divisa dopo un brutale pestaggio avvenuto per un eccesso di velocità. Il video è agghiacciante. I cinque poliziotti, tutti uomini e tutti neri, di età compresa fra i 24 e i 32 anni, si chiamano Tadarrius Bean, Demetrius Haley, Desmond Mills Jr., Emmitt Martin III e Justin Smith. Sono stati licenziati. Ora speriamo vengano condannati come meritano.

Il 26 gennaio, a Huntington Park, California, un afroamericano di 36 anni con le gambe amputate e in sedia a rotelle, Anthony Lowe, è stato ammazzato a colpi di pistola mentre cercava di scappare trascinandosi sul marciapiede e facendo leva su ciò che gli restava delle proprie gambe. Lowe stringeva in mano un coltello e i due poliziotti hanno detto che temevano che lo lanciasse contro di loro. Il video dimostra quanto siano vili e false le parole dei due poliziotti (questa volta, i maiali sono bianchi).  

Non sono episodi o casi isolati. È inutile girarci intorno: questa è la mentalità dei poliziotti americani. Non da oggi, ma oggi in maniera più vile e cruenta di ieri. Bang bang. Questo capiscono. Bang bang. A questo vengono ammaestrati. Bang bang. Del resto, il loro Paese cosa fa, tutti i giorni, ai quattro angoli della Terra? Bang bang. Ma nel contesto della vita quotidiana di un Paese “democratico” il bang bang non è ammesso e non è concepibile. E l’abuso di potere a colpi di pistola, da parte dei tutori della legge e dell’ordine, ci dà il diritto e anche il dovere di definire nazisti questi poliziotti e questi metodi.

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