Carlo Vulpio intervistato da Radio Radicale sul libro “Un nemico alla Rai” (Marsilio)

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Intervista a Carlo Vulpio su Mauro Masi e sulla RAI

http://www.radioradicale.it/scheda/351242/intervista-a-carlo-vulpio-su-mauro-masi-e-sulla-rai

Il libro di Mauro Masi e Carlo Vulpio : “Un nemico alla Rai. 800 giorni “contro” nella tv pubblica” (Marsilio editore)

La pm, lo scrittore, il sindaco. Quella strana inchiesta a Bari

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Il magistrato che indaga sul caso appalti è la moglie di Carofiglio, oggi senatore Pd ed ex collega di Emiliano. Per trasparenza la toga dovrebbe astenersi dall’incarico


di Carlo Vulpio


Caro Direttore, tra tutte le faccende di politica e tangenti che riguardano la destra e (un po’ di più) la sinistra dalle Alpi al Lilibeo, mi pare che la vicenda pugliese sia in questo momento la più interessante. Un vero caso di scuola. Le cozze regalate al sindaco di Bari, Michele Emiliano, infatti, saranno pure cozze pelose, ma lo sono meno della disperata rimasticatura delle colpe del berlusconismo come peccato originale e fonte inesausta di tutti i mali del mondo.
In Puglia, negli ultimi anni, è accaduto di tutto e di peggio. Ma stampa e tv sono apparse impegnate a tenere alta la menzogna della «Puglia migliore», nascondendo con storie di escort studiate a tavolino lo stupro del paesaggio, lo sfascio della sanità, la diossina che uccide di leucemia i bambini di Taranto e gli scandalosi appalti nella gestione dei rifiuti.
L’elemento che però caratterizza quest’ultima puntata – e stupisce che nessuno lo abbia sollevato come una aberrazione incestuosa – è che uno dei pm che conduce l’inchiesta si chiami Francesca Pirrelli. Cioè, la moglie del senatore pd, nonché magistrato in aspettativa, Gianrico Carofiglio. Il quale è stato collega e amico del magistrato in aspettativa e sindaco pd Emiliano (anche se il rapporto sembra incrinato).
Ora, la pm moglie del pm-senatore, oltre che magistrato in servizio nello stesso distretto giudiziario che coincide con quello del marito-pm e con il collegio in cui il marito-pm è stato eletto, è anche ufficialmente «molto amica» di Nicola Vendola (lo ha dichiarato lei nero su bianco, astenendosi da un procedimento in cui era coinvolto Vendola). Il sindaco di Bari, che in questa storia non è (finora) indagato, qualche giorno fa, difendendosi dalle accuse di «parentopoli» nelle assunzioni al teatro Petruzzelli, ha accusato i «vendoliani famelici» di aver afferrato tutti i posti che potevano afferrare in Regione. In altre parole, la Occupy Apulia dei «sellini» è per Emiliano una vicenda clientelare, quindi meritevole di approfondimento giudiziario.
Domando: se il pm è amica di Vendola ed è moglie del pm-senatore-pd, il quale è (era) a sua volta amico e collega del sindaco-pd, come può non sorgere spontaneo il legittimo sospetto che quel pm possa a) favorire Emiliano per non imbarazzare troppo il partito del marito, b) al contrario, tenere sotto tiro Emiliano, fulminandolo appena si azzardi a parlare di nuovo di «famelicità» degli amici del suo amico governatore?
E’ vero, il pm non può essere ricusato. Ma può astenersi. In questo caso, dovrebbe. In attesa che tra mogli e mariti, specie se pm e parlamentari, il legislatore metta mano al più presto a una riforma del «diritto di famiglia».
(da il Giornale, 18 marzo 2012)

Il pm di Bari, Digeronimo: “Con Vendola al potere niente spazio per la legalità”

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Relazione choc in Senato del magistrato barese Digeronimo. L’atto d’accusa sulla sanità pugliese lottizzata politicamente

di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Un atto d’accusa politico, ma al limite della censura giudiziaria, contro il governatore pugliese Nichi Vendola. Sotto la cui amministrazione il sistema sanitario della regione sarebbe «degenerato» da singoli episodi corruttivi a sistema, «al punto tale che non c’era più spazio per la legalità».

L’ennesimo colpo all’immagine di paladino della trasparenza e della legalità del «poeta della politica» arriva dall’audizione, secretata, del pm barese Desirée Digeronimo in Senato, di fronte alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla Sanità, lo scorso 8 novembre. Dal pm pugliese, l’organismo vuol sapere qualcosa in più su «meccanismi e prassi amministrative» attraverso i quali «i fenomeni di corruzione abbiano avuto modo di radicarsi nella sanità pugliese». Il magistrato antimafia esordisce ricostruendo la sua indagine, che ha portato alla richiesta d’arresto per il senatore (ex Pd) Alberto Tedesco, capo di un’associazione per delinquere. E quasi subito la Digeronimo spiega di aver dovuto «distinguere due aspetti», ossia i «reati veri e propri» e «il deprecabile spoil system», attuato a piene mani dalla giunta Vendola. La prima «bacchettata» al governatore è indiretta ma inequivocabile: «Nell’indagine è emerso che l’assessore Tedesco già in partenza aveva un evidente conflitto d’interessi, per le molte società (attive nella Sanità, ndr) gestite dai parenti, come la figlia o il genero». Quel «già in partenza» si riferisce ovviamente alla sua nomina come assessore alla Sanità, voluta e difesa in seguito pubblicamente, proprio da Vendola. Ancora, il pm barese osserva che il sistema che «pilotava» la sanità non era «riferibile solo a Tedesco», perché «vi erano più correnti politiche interne al centrosinistra».

Salta fuori anche il nome di Tommaso Fiore, già consulente di Vendola per la Sanità, e poi assessore misteriosamente dimissionario un mese fa, ma la Digeronimo spiega che a citarlo è lo stesso Tedesco, intercettato. E il pm aggiunge che «il vero contatto con l’assessore Tedesco per ottenere o meno il gradimento del presidente Vendola o per concordare su alcune scelte era il suo (di Vendola, ndr) segretario, Francesco Manna». Il pm spiega alla commissione di aver «evidenziato l’esistenza di più correnti di riferimento politico», tre per l’esattezza, facenti capo a Loizzo (assessore ai trasporti fino a un anno e mezzo fa), a Tedesco e a Vendola e Fiore. Anche se sull’ultimo punto la Digeronimo spiega prudentemente, che i riferimenti al governatore li aveva fatti Tedesco, e aggiunge un dettaglio interessante. Ossia che in una «celebre» intercettazione all’hotel De Russie di Roma – tra Gianpi Tarantini, l’imprenditore dalemiano Enrico Intini, l’ex Lady Asl Lea Cosentino – parlando di lottizzazione degli appalti «si faceva il nome di Loizzo, si faceva il nome di Tedesco; c’era anche un riferimento a Vendola, in quanto si diceva che parlava con l’Opus Dei». Viene chiesto conto alla Digeronimo della lettera con cui, nell’estate 2009, Vendola attaccava il pm, chiedendole di lasciare le indagini.

Il magistrato rivela che in seguito a quella missiva era rimasta «sola» in procura, «senza tutela del Csm», «ho subito attacchi violentissimi» tant’è che aveva rimesso la delega delle indagini al procuratore Emilio Marzano. Che nel respingere la sua istanza d’astensione «stigmatizzava il comportamento del presidente Vendola che – a suo dire – non era degno della trasparenza di cui andava parlando». La pm affronta il tema della «trasversalità nella malasanità» e i ruoli di Fitto prima e di Vendola poi. La Digeronimo non ha indagato sull’esponente Pdl, non sa «se da quell’indagine (…) emerga il fenomeno sistemico che invece emerge dalle indagini in corso» sulla nuova giunta. Quanto a Vendola, ammette che per un episodio, «e solo in quello», il governatore andava indagato per concorso in abuso d’ufficio: il siluramento del direttore sanitario della Asl di Lecce, Franco Sanapo. «Tedesco e Vendola concordavano di destituirlo. Solo che Tedesco lo faceva per interesse personale, mentre per Vendola non è stato riscontrato». Ma per il presidente «c’era un concorso nell’abuso d’ufficio perché c’era il danno per Sanapo, illegittimamente destituito».

I due pm che la affiancavano nell’inchiesta non la pensavano così. E Vendola è finito archiviato. Ciò non toglie, conclude la Digeronimo, che «Vendola sapeva, emerge dalle intercettazioni. Vendola dice chi deve andare a fare il direttore sanitario. Vendola lottizza insieme agli altri, e questo è nelle carte». Ma «io non do giudizi politici – sospira la pm – io faccio il magistrato». Ascoltando gli addetti ai lavori della sanità «la sensazione è che sia stato un crescendo nella corruzione, dove addirittura c’era sfiducia da parte di chi sapeva di non poter far nulla senza santi in paradiso».

(da il Giornale, 25 febbraio 2012)

Perché sciogliere per presunte “infiltrazioni mafiose” il consiglio comunale di Salemi in Sicilia e non, per esempio, quello di Altamura in Puglia?

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Ecco il testo integrale della lettera aperta di Carlo Vulpio, indirizzata anche al ministro dell’Interno, pubblicata da “il Giornale” il 15 febbraio 2012 in versione rimaneggiata (ma senza tradirne il senso, poiché i tagli sono stati eseguiti per sole ragioni di spazio).


Caro direttore, egregio signor ministro dell’Interno,
conosco bene Sgarbi, conosco Salemi – tanto che Sgarbi nel 2010 mi chiese di andare lì a fare l’assessore nella sua giunta – e conosco benissimo Altamura, 70 mila abitanti, in Puglia, sia perché ci sono nato sia perché – per il mio giornale, il Corriere della Sera – ho avuto modo di occuparmene diverse volte.
Cosa lega Salemi e Altamura? Quello che da oggi potremmo chiamare “il paradosso di Sgarbi”: se il consiglio comunale è quello di Salemi, è da sciogliere per presunte infiltrazioni mafiose, come recita il rapporto di polizia degli ispettori del Viminale; se invece il consiglio comunale è quello di Altamura, un bubbone in metastasi – come vedremo più avanti – esso può continuare a rappresentare il popolo, nonostante le inchieste delle procure antimafia, gli assassinii, gli attentati, le connivenze manifeste.
Non intendo svolgere analisi, ma solo mettere in fila dei fatti, affinché ciascuno possa formarsi una opinione da solo. Prima però devo dire una cosa essenziale. Sgarbi non solo non è mafioso – nemmeno per mentalità -e non ha favorito né la mafia né i mafiosi. Ma ha fatto un tale “pressing” con denunce alla magistratura, alle forze dell’ordine e all’opinione pubblica sul tema del più grande business di stampo mafioso del secolo, l’eolico e il fotovoltaico industriali, da essere diventato, come sindaco di Salemi, il candidato naturale delle ritorsioni mafiose, paramafiose e finto-antimafiose, queste ultime tipiche dei professionisti dell’antimafia.
Veniamo però ad Altamura ed elenchiamo, in 22 schematici punti, i fatti.
1) Questa ricca e operosa città è stata l’epicentro della inchiesta Sanità-Rifiuti, tutt’ora in corso, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Inchiesta che ha messo nei guai, tra gli altri, il senatore pd Alberto Tedesco (che, diciamolo subito, rischia di essere l’unico a pagare, affinché tutti gli altri si salvino). Un’inchiesta devastante che tuttavia è stata metodicamente “oscurata” dalle imprese della escort D’Addario. 2) Altamura è la città in cui opera l’azienda di raccolta e smaltimento rifiuti – azienda leader in Puglia – che ha il più grosso appalto della città (e in diverse altre città), coinvolta nell’inchiesta della Dda. 3) Questa azienda ha apertamente sostenuto la campagne elettorali di Tedesco e di Vendola. 4) Questa azienda, con la giunta Vendola, ha realizzato discariche da un capo all’altro della Puglia, in consorzio con il gruppo Marcegaglia, impresa capofila. 5) Un collaboratore di giustizia affiliato al clan del boss ammazzato il 6 settembre 2010 – che si e’ autoaccusato dell’attentato ad Alessio Dipalo, un giornalista indipendente che denunciava il malaffare attraverso l’ascoltatissima Radio Regio -, ha rivelato di averlo fatto nell’interesse dell’azienda in questione allo scopo di “dissuadere” il giornalista. 6) Di Palo è stato minacciato, picchiato, ha subìto un attentato con una bomba, gli hanno incendiato l’auto e – come risulta dagli atti processuali –doveva essere ucciso. 7) I vertici dell’azienda in questione sono stati arrestati e risultano indagati per questi e altri fatti connessi. 8) Per gli stessi fatti e’ stato anche arrestato un comandante dei carabinieri e sono indagati un sottufficiale dei carabinieri, alcuni politici e professionisti, tutti accusati di aver protetto il boss poi ucciso. 9) Negli ultimi quindici anni, in questa città che non è Salemi, sono state uccise 15 persone, e nessuno di questi casi è stato ancora risolto. 10) Dal 2005, in questa città che non è Salemi, sono sparite tre persone, tre casi di “lupara bianca”. 11) Mentre accadeva tutto questo, i politici di destra e di sinistra hanno fatto a gara a querelare Dipalo per diffamazione. 12) I pm di Bari hanno fatto a gara nel chiedere e ottenere il rinvio a giudizio di Dipalo per diffamazione. 13) Il procuratore aggiunto di Bari, Marco Di Napoli, oggi capo della procura di Brindisi, ha addirittura chiuso preventivamente Radio Regio, cosa mai accaduta a una radio libera dal 1976 a oggi (salvo casi legati a fatti di terrorismo). 14) Dipalo intanto, per l’altro pm che conduce l’inchiesta, Desirèe Digeronimo – contro cui si è scagliato Vendola con una lettera pubblica minacciosa e violentissima -, diventa supertestimone dell’inchiesta in corso. Oggi, dice il Rapporto Ossigeno della Federazione nazionale della stampa e dell’Ordine dei giornalisti, Dipalo è primo in classifica tra i giornalisti italiani in grave pericolo. Mentre il fratello di Dipalo, imprenditore taglieggiato, è diventato testimone di giustizia e con la famiglia si trova in una località protetta. 15) Il presidente del consiglio comunale di questa città che non è Salemi, è cugino e fan del boss ucciso. 16) Il sindaco, di centrodestra (ma la situazione non era diversa con il predecessore di centrosinistra), e un assessore di questa città che non è Salemi, erano anche loro fan su Facebook del boss ucciso e lo frequentavano. 17) Gli odierni consiglieri comunali di Sel e Pd, con la sponda di colleghi del PdL, sono gli stessi che hanno chiesto alla questura e al prefetto, con un provvedimento di consiglio comunale (!) di tenere “sotto osservazione” Radio Regio e i giornalisti troppo curiosi (per intimorirli, ovviamente), e oggi fanno “ammuina” e cadono dalle nuvole. 18) Per queste vicende, l’ex sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, ha più volte pubblicamente paragonato Altamura a Corleone (senza offesa per Corleone) e ha chiesto dimissioni ai soggetti interessati, i quali, sostiene Mantovano, “non possono stare nelle istituzioni e nemmeno far politica”. 19) Alcuni giorni fa, il gruppo dei Radicali, su questi avvenimenti, ha depositato una durissima interrogazione parlamentare, anche al ministro dell’Interno, chiedendo al ministro della Giustizia di inviare una ispezione alla procura di Bari e di appuntare l’attenzione sulle discariche e sul business dell’eolico e del fotovoltaico industriali, in cui la Puglia è regione “leader” in Italia. 20) La magistratura barese indaga. E va bene. Ma sembra procedere a 10 km all’ora. Evidentemente a Salemi sono così veloci da rischiare di essere sommari. 21) Anche al sottoscritto, e sia detto non per fatto personale, hanno rubato e incendiato l’auto. 22) Chiedo: ce n’è a sufficienza per sciogliere il consiglio comunale di Altamura? O “il paradosso di Sgarbi” da Salemi diventerà più noto di quello di Zenone da Elea?

“Il credito greco verso l’Europa”, un articolo di Guido Ceronetti di quasi cinque mesi fa, riassume l’opinione di questo blog sulla grave e assurda situazione odierna in Grecia

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Fa sorridere sentir parlare di debito greco! Tutto il genere umano è debitore verso la Grecia. L’ Europa per prima, naturalmente, e la Germania prima dei primi: per il suo sistema nominale, per l’ inaudita energia irradiata attraverso la sua filosofia e la ricostruzione del messaggio ellenico attraverso i suoi filologi. La Grecia va salvata in quanto madre: tutti siamo nati ad Atene, anche se quasi tutti lo ignorano, anche se oggi Atene è un tumore urbano che ospita come qualsiasi altra città disperazioni e malavita. Vuoi mettere in discussione tua madre, soltanto perché il suo comportamento non è stato virtuoso? Mi indigna veder dubbiose le nazioni: che cos’ è il debito greco in titoli paragonato al nostro, in spirito, verità, civiltà? Linguisticamente, Ellade e Grecia coincidono, ma esclusivamente entro i confini greci. Divergono nel mondo: se alludi alla Grecia-nazione moderna diciamo Grecia, ma dire Ellade è sigillo materno, più fatto di natura di quelle che si dicono radici ebraico-cristiane.
L’ interiorità ellenica è intangibile; si trascina, dicono malamente (non ho esperienza diretta: tutto è frode nel regno dell’opinione) l’ aggregato esterno Grecia. Neppure i greci stessi, mi pare, sfuggono; potrei dire che, nonostante l’identità nominale, la Grecia ha rinnegato l’Ellade. Più che rinnegata esplicitamente, la Grecia ha dimenticato l’Ellade: può essere, un simile oblio, pagato carissimo all’esterno. Un po’ di Tucidide tonificherebbe i discorsi di Papandreou. E l’Europa come l’Euroamerica sono dentro a un’ossessione materialistica che è molto simile a una foresta stregata. Una conseguenza verificabile è la pandemia di depressioni, malattie mentali, tumori, alcolismo. Si levano voci isolate, ma tra strepiti in decibel da discoteca.
L’uomo come animale essenzialmente cittadino, creato dalla Città lontano dai covili (politikòn zòon) è scoperta e dogma aristotelico. La rivolta contro la città, che libera e rinchiude, comincia presto: da quando il culto dionisiaco ne fa esplodere le mura, e la Baccante fugge e Antigone disobbedisce alla legge scritta. Tutto esemplare: noi idolatriamo il vivere cittadino e nello stesso tempo lo fuggiamo e lo odiamo. Ma dappertutto ritroviamo, inesorabili, le sue mura. Perciò la città metropolitana, la megalopoli, è spaventosa. Nelle predicazioni per la crescita – sempre più questa sensazione si diffonde – tutto quel che contiene di distruttivo una simile degenerazione del pensiero politico, è sospinto implacabilmente avanti.
È significativo che la Grecia per aver riluttato, tentennato, commesso errori di oblio, di fronte a questa degenerazione del pensare è punita per prima, minacciata di morte civile, di esclusione, di rigetto della banca che si era fidata della sua completa sottomissione, con trapianto arcicondizionato.
Ricordarsi in tempo dell’Ellade sacra, dell’Ellade trascendente, sarebbe un risveglio salutare della pura e semplice ragione. Resta da vedere, in una situazione così indefinibile e viziosamente perversa dove si può intravederla, qualcuno, nel potere mondiale, sia in grado di guardare con diversità d’ occhio.
(Guido Ceronetti – Corriere della Sera, 9 ottobre 2011)

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