Dal 6 agosto al 23 ottobre in esposizione al Mag di Riva del Garda i disegni realizzati dal maestro per la Cappella Sistina. Un progetto che lega Buonarroti al territorio e al Vittoriale di d’Annunzio

Riva del Garda (Trento)

Anche negli anni in cui in totale solitudine, in una posizione innaturale e faticosa – sdraiato sui ponteggi e con la testa rovesciata sempre verso l’alto -, Michelangelo affrescava la volta della Cappella Sistina, si firmava ostinatamente «Michelangelo scultore». E non mancava mai di ribadire un concetto per lui fondamentale: «Io intendo scultura – diceva – quella che si fa per forza di levare; quella che si fa per via di porre è simile alla pittura». Però Michelangelo «dipinge» la Cappella Sistina, e tuttavia si firma «scultore». Un paradosso solo apparente. Se si osservano i suoi disegni, infatti, che furono il suo strumento più potente e versatile, il paradosso non esiste più.

«Il disegno, pur se finalizzato alla pittura, è il fondamento della scultura», dice Vittorio Sgarbi. «Il disegno è il “padre” delle tre arti “sorelle”, pittura, scultura e architettura», sostiene Cristina Acidini. «I disegni preparatori per le pitture della Cappella Sistina sono dei capolavori», afferma Alessandro Cecchi. Sgarbi, Acidini e Cecchi sono rispettivamente l’ideatore e i curatori della mostra Michelangelo e la Cappella Sistina nei disegni autografi di Casa Buonarroti (Museo dell’Alto Garda, dal 6 agosto al 23 ottobre).

Vedere in originale i disegni di Michelangelo esposti al Mag, nella splendida Rocca di Riva del Garda, significa concedersi il privilegio di entrare nella testa di Michelangelo. I disegni autografi del sommo artista provengono dalla Fondazione Buonarroti di Firenze, che in totale ne possiede 203, 75 dei quali con soggetti di figura. Si tratta della collezione grafica più ricca del mondo nonostante tutti gli altri disegni autografi di Michelangelo finiti al Louvre, al British Museum e all’Ashmolean Museum di Oxford.

La mostra del Mag propone i 17 disegni che Michelangelo realizzò per la decorazione della Volta e del Giudizio finale della Cappella Sistina (sono i soli rimasti, perché gli altri, centinaia, si sono persi o sono stati distrutti dallo stesso Michelangelo), due disegni di suoi allievi destinati allo stesso scopo, dieci meravigliose incisioni (la «fotografia» di allora) di scene dell’opera michelangiolesca eseguite da Giorgio Ghisi e una incisione della intera Cappella Sistina di Francesco Barbazza su disegno di Francesco Panini.

Queste opere in Italia sono state esposte una volta sola, nel 2012 a Roma, nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, alla Camera dei Deputati. Riproporli oggi in un museo come il Mag – che ha anche una sezione archeologica molto interessante e una sezione dedicata alle attività dei  bambini – è una precisa scelta di politica culturale: poiché tutto ciò che Michelangelo non terminava, preferiva distruggerlo, diciamo che non sarebbe stato il massimo presentare disegni praticamente sconosciuti senza avvalersi del «sostegno» di studi tradotti in testi chiari ed esaustivi come quelli in catalogo, i cui autori sono Alessandro Brodini, Elena Lombardi, Marcella Marongiu, Pina Ragionieri e i già citati curatori e ideatore della mostra.

C’è però anche un’altra ragione, questa tutta «sgarbiana», che ha voluto Michelangelo in riva al Garda: Sgarbi ha voluto «legarlo» a chi, su questo stesso lago, nell’ultimo secolo, ne aveva in modi diversi fatto il proprio ideale e il proprio oggetto di culto. Com’è avvenuto agli inizi del Novecento a Gardone Riviera, tre quarti d’ora d’auto da Riva del Garda, dove il grande storico dell’arte tedesco Henry Thode – specialista di Michelangelo e del Rinascimento – acquistò Villa Cargnacco, facendone, anche, il proprio tempio michelangiolesco. Dopo la Prima guerra mondiale, nel 1920, il governo italiano sequestrò la villa di Thode, con l’intero patrimonio artistico e librario che conteneva, e la donò a Gabriele d’Annunzio. Il quale la trasformò nel noto Vittoriale, arredandola subito con calchi di Fidia e di Michelangelo e rivelando un particolare amore per quest’ultimo, in verità risalente già agli anni giovanili, al punto di definirlo «mio reale genitore».

La suggestione del «triangolo» Michelangelo-Thode-d’Annunzio sul Garda aiuta a percepire al meglio tutta l’energia che Michelangelo riversava nei suoi disegni e lo studio, il tormento, la solitudine di un artista che era consapevole di aver già tutto disegnato nella propria testa, e cionondimeno combatteva con sé stesso per renderlo alla perfezione fin dal momento in cui usava la matita su un foglio di carta. Ma è anche un «triangolo» che sicuramente si rivelerà utile a ciò che sta più a cuore al Mag e alla Provincia Autonoma di Trento, e cioè attirare qui il turismo culturale grazie ad altre mostre come questa, che non possono che aggiungere fascino all’incanto del lago.

Michelangelo affrescò la Volta Sistina tra il 1508 e il 1512, e solo ventitré anni dopo, tra il 1535 e il 1541, dipinse il Giudizio finale. Tre PapiGiulio II, Leone X e Clemente VII –, in mezzo il Sacco di Roma del 1527, e lui, Michelangelo giovane e poi Michelangelo maturo, sempre lì, fino a quando l’opera non fosse conclusa, i suoi disegni trasferiti sui muri e l’horror vacui della incompiutezza finalmente sconfitto. Dal disegno su un foglio, poi passato in scala perfetta sul cartone da posare sul muro, fino all’affresco grandioso: sempre figure umane impressionanti, nemmeno nei libri di anatomia così incredibilmente plastiche, elastiche, dinamiche, vitali. Lo spiega bene Pina Ragionieri quando, citando Luciano Berti, commenta per esempio il disegno Studio di braccio per una figura della Volta Sistina e ne sottolinea «il tratto assai energico, l’uso plastico del chiaroscuro, il disegnar scolpendo… un avambraccio destro steso in orizzontale che, pur nella sua posizione statica, è carico di vitalità».

In quel «disegnar scolpendo» c’è tutto l’artista Michelangelo e tutto l’uomo Michelangelo: più artista di tutti gli altri artisti, uomo come tutti gli altri uomini.

Carlo Vulpio, Corriere della Sera, 5/8/2022

Pubblicità