Sette anni dopo averlo presentato su “la Lettura”, Gavino Ledda realizza una tappa fondamentale del suo sogno di trasformare l’abitazione di Siligo in un luogo di incontri, ricerca, spettacoli: appunto “Stazione Padre Padrone”. E’ il progetto “Eurena”, fusione di “Eur”, Europa, ed “ena”, suffisso sardo che significa qui. Cioè, l’Europa è qui

Siligo (Sassari)

«Il Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi è un grande libro, un capolavoro, e io non intendo fare paragoni con il mio Padre padrone. Ma una cosa la voglio dire, ed è una differenza oggettiva. Levi era di Torino e, mandato al confino in Basilicata, ad Aliano, scoprì e raccontò un mondo che però non era il suo, al quale egli non apparteneva. Io invece ero e sono l’oggetto stesso del mio racconto, sono io stesso la materia del mio mondo pastorale, sardo e di Siligo, che è il mio paese. Quindi per forza di cose io ho il “primato” della materia».

Gavino Ledda non è soltanto la materia della sua stessa letteratura – non riducibile ad autobiografismo -, ma è la Sardegna con la sua antica nobiltà pastorale e i suoi drammi, la terra in cui lui, bambino di sei anni, viene strappato alla scuola «da mio padre, sorretto dalla convinzione morale di essere il mio proprietario» e viene mandato a governare le pecore e a custodire il gregge. Un bambino che resta analfabeta fino a vent’anni, ma che quando scopre la parola, la lingua, se ne impossessa con la furia di un amante e non la lascia più.

Gavino Ledda si diploma da privatista al liceo classico «Azuni» di Sassari e poi si laurea in Glottologia. Padre padrone esce nel 1975 e in pochi anni diventa un successo mondiale, tradotto in 47 lingue. Forse solo un altro libro è simile a Padre padrone per contenuti, drammaturgia, sincerità estrema, crudezza, ed è Il pane nudo di Mohamed Choukri, scrittore marocchino candidato due volte al premio Nobel, coetaneo di Ledda e come lui analfabeta fino a vent’anni. Ma Choukri è morto vent’anni fa e non ha fatto in tempo a pensare al dopo sé stesso. Gavino Ledda invece ha soltanto 83 anni, e questo, in una terra di centenari qual è la Sardegna, significa non essere ancora vecchi. Anche se nel frattempo sei diventato una sorta di nuraghe vivente. Ciò che Ledda esattamente è. Un nuraghe che parla, si muove, ride, si arrabbia, combatte, ragiona. Non gliene frega niente di finire incartato nella confezione regalo di un pur commendevole parco letterario, o museo, o casa museo. Gavino, da quando nel 2007 è morto suo padre Abramo (a 99 anni e due mesi, appunto), si è dato un obiettivo preciso: trasformare la casa paterna di Siligo ereditata da lui e dai suoi cinque fratelli in una «stazione» culturale. Perché una stazione? «Perché è cosa diversa da un museo. La stazione è al tempo stesso luogo di sosta, di arrivi e di partenze. Non è un luogo morto. E’ dinamico, vitale». Con la casa, c’è anche il fondo rustico di 7 ettari di Mela ‘e Riu, alle porte di Siligo, dove Gavino negli ultimi quarant’anni ha messo a dimora 4 mila piante di essenze arboree autoctone, tra le quali sorgerà anche un teatro all’aperto in pietra.

La battaglia di Gavino Ledda è stata difficile. I suoi cinque fratelli volevano vendere tutto al miglior offerente e spartirsi il ricavato. Ma Gavino, il primogenito, inimicandoseli tutti, si è opposto alla vendita e sette anni fa ha lanciato l’idea di acquistare la casa per salvarla e farla diventare la stazione che aveva in mente, luogo di incontri, studi, spettacoli, ricerche, lezioni. Per tutto l’anno, tutti gli anni. Chiamò la Lettura («Solo voi – disse – potete aiutarmi in questa impresa») e su queste pagine annunciò la nascita dell’associazione Eurena, e chiese ai lettori di sottoscrivere quel che potevano per aiutarlo ad acquistare la casa paterna e liquidare i fratelli. Gavino, che vive con il vitalizio della legge Bacchelli (duemila euro al mese), ha impiegato tutti i suoi risparmi, 25 mila euro. Gli altri 25 mila occorrenti li ha raccolti dalla sottoscrizione lanciata attraverso la Lettura.

Oggi, esattamente sette anni dopo quella iniziativa in cui pochissimi avevano creduto, Gavino ha accanto a sé il nuovo sindaco di Siligo, Giovanni Porcheddu, che si è mosso subito e ha incaricato due giovani architetti silighesi, Antonio Maria Ledda e Mirko Mellino, di approntare il progetto «Stazione Padre Padrone», che la Lettura presenta in anteprima. Lo realizzerà una fondazione, «di cui Gavino Ledda – dice il sindaco Porcheddu – sarà presidente e della quale faranno parte anche il Comune di Siligo e la Regione Sardegna». La fondazione assorbirà l’associazione e ne prenderà anche il nome, Eurena, che – spiega Gavino che lo ha coniato -, «è la fusione di Eur, Europa, ed ena, suffisso locativo sardo che sta per “qui”, cioè l’Europa è qui, è questo luogo».

In Regione, dopo gli annunci sempre disattesi degli anni passati a sostegno del «nuraghe Ledda», questa volta sembrano animati da intenzioni più serie. Per realizzare il progetto occorrono 3,5 milioni di euro e il sindaco Porcheddu e l’assessore regionale alla Pubblica istruzione e Beni culturali, Andrea Biancareddu, puntano a ottenere anche fondi europei. «Questo progetto ha una valenza non solo per Siligo ma per l’intera Sardegna – dice Biancareddu –, perché Gavino Ledda è un esempio di riscatto culturale per tutti i sardi e, in questi tempi complicati, soprattutto per i più giovani».

Siligo oggi ha appena 830 abitanti. Negli ultimi sessant’anni la sua popolazione si è dimezzata, ma la piccola comunità silighese non ha perso la memoria: qui, oltre a Gavino Ledda, sono nati la cantante Maria Carta, ritratta in un grande murale e alla quale è stato dedicato un museo, il poeta Gavino Contini e Francesco Cossiga, capo dello Stato dal 1985 al 1992. Il quale è nato a Sassari perché lì è stato partorito, ma di fatto è considerato di Siligo, perché la casa paterna in cui ha trascorso l’infanzia è qui a Siligo, praticamente di fronte a quella di Abramo Ledda. «Quando Francesco è stato eletto presidente della Repubblica – rivela Gavino Ledda, che lo chiamava per nome e gli era amico -, il primo posto che ha voluto visitare non è stato Sassari, ma Siligo. E sempre, quando veniva a casa mia, voleva che io preparassi per entrambi il pane untinadu, cioè unto con il lardo fatto sgocciolare al fuoco del camino». Cossiga, o meglio Francesco, per Gavino Ledda è un riferimento importante. «Fu lui a propormi, a mia insaputa, per il beneficio della legge Bacchelli. L’ho appreso dopo la sua morte. Francesco Cossiga – dice Gavino – era un uomo molto colto, molto intelligente e molto orgoglioso. Dopo aver letto Padre padrone insisteva affinché insieme ne facessimo una edizione giuridica. Voleva spiegare quel mondo lì attraverso la regolazione giuridica dei rapporti tra le persone. Un’idea molto bella, che purtroppo non siamo riusciti a concretizzare». Ma che si può sempre fare, il tempo non è certo scaduto. «Vero – dice Gavino, mentre si sistema davanti al suo pianoforte usato, che ha imparato a suonare tre anni fa -. Ma dipende da quando entrerà in funzione la Stazione Padre Padrone».

Carlo Vulpio, la Lettura, Corriere della Sera, 3/4/2022