La 16enne e la serata con gli amici nella terra di nessuno della stazione nel Barese

Acquaviva delle Fonti (Bari)

Finirà rubricata come una tragica fatalità. Ma poiché è di quelle «fatalità» che si potrebbero evitare con poco, anche semplicemente con la presenza di qualcuno – un sorvegliante, un poliziotto, un casellante ferroviario come quelli che c’erano una volta -, non è stata una fatalità.

Angela Giacaspero, studentessa di 16 anni, è morta sabato sera intorno alle 20,30 nella stazione delle Ferrovie dello Stato di Acquaviva delle Fonti, travolta dal treno Lecce-Milano. Non è ancora chiaro per quale ragione, ma a un certo punto Angela si è staccata dal drappello dei suoi amici ed è andata a sedersi sulla banchina del secondo binario, proprio sulla famosa linea gialla che non deve essere mai oltrepassata e proprio con le gambe penzoloni sulle rotaie.

Si è seduta e si è immersa nell’ascolto della sua musica, con le cuffie alle orecchie e la testa avvolta dal cappuccio della felpa. Non ha sentito il fischio del treno e nemmeno ha potuto vedere Raffaele, 23enne di Gioia del Colle, che dall’altra parte della banchina si sbracciava per segnalarle il pericolo. In un attimo, il treno l’ha travolta, martoriandone il corpo sulla banchina, sotto la scritta bianca e blu della stazione. I suoi amici terrorizzati hanno chiamato subito un’ambulanza, che, pur avendo Acquaviva delle Fonti uno dei più grossi ospedali della regione, è arrivata – riferiscono testimoni oculari – dopo 45 minuti. Certo, non ci sarebbe stato nulla da fare, ma un’ambulanza non può arrivare con tanto ritardo.

Così come è inconcepibile che una stazione delle Fs di una città di ventimila abitanti sia di fatto una vera e propria terra di nessuno in cui chiunque possa fare ciò che vuole. Non un poliziotto, non un dipendente Fs, solo due dipendenti (precari) di una ditta di Torino che fanno i turni al mattino e al pomeriggio per mantenere in uno stato di decenza un luogo in disfacimento, dove funzionano soltanto le macchinette dei biglietti e l’altoparlante che da remoto dice le solite cose, ma con la voce registrata aggiornata che ammonisce di mettere la mascherina. Per il resto, qui si spaccia, si beve, si spaccano i servizi igienici e si abbandona ogni tipo di rifiuti, mentre il «nuovo corso» delle Fs, come altrove, ha chiuso la sala d’attesa, le biglietterie e tutti i locali che fanno di una stazione una stazione, lasciando che chi la frequenta se la sbrighi da solo. Com’è accaduto all’addetta (precaria) alle pulizie, aggredita due volte con un coltello da un nigeriano, arrestato solo dopo la seconda denuncia della donna.

Angela Giancaspero – che era della vicina Cassano delle Murge e ad Acquaviva frequentava l’istituto «Rosa Luxemburg» – è stata imprudente, ma, come dice Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva, «noi con questa stazione abbiamo da sempre un grosso problema di sicurezza che riguarda soprattutto i ragazzi come Angela e quei soggetti marginali che in un luogo abbandonato come questo fanno ciò che vogliono».

In altre parole, se ci fosse stato qualcuno a impedire che Angela si sedesse sul bordo della banchina non ci sarebbe stata alcuna tragica fatalità. Angela, fa notare il sindaco, è stata travolta proprio di fronte ad alcuni locali abbandonati di proprietà di Rete ferroviaria italiana, per i quali è pronto dal 2014 un progetto di recupero del Comune, già finanziato, che vorrebbe trasformarli in una velostazione e così animare il luogo, sottrarlo alla sua spettralità. Niente, Rfi ha bloccato tutto perché teme di dover pagare l’Imu. Mentre Fs non aveva nessuno che potesse ordinare ad Angela: «Via da lì». C’è stato solo il «pianto del treno», cioè lo straziante fischio prolungato del treno successivo, che, com’è usanza, ha salutato Angela.

Carlo Vulpio, Corriere della Sera, 25/10/2021