Rinascite / I murales di Aielli, paese che ispirò il capolavoro di Silone. Il piccolo centro abruzzese scommette sulla letteratura e sui valori democratici. Così recupera i suoi giovani.

Aielli e Pescina (L’Aquila)

Tra il monte Etra e la piana del Fucino, nel cuore dell’Abruzzo, a mille metri di altitudine, sta Aielli, con i suoi milleciquecento abitanti. Sono i figli, i nipoti e i pronipoti dei cafoni di Fontamara, luogo immaginario e titolo del romanzo di Ignazio Silone, autore di questo e altri capolavori, che ancora oggi ne fanno lo scrittore italiano più tradotto nel mondo.

Silone nacque nel 1900 a Pescina, a pochi chilometri da qui, che però è nella piana, dov’era prima il lago del Fucino, il terzo d’Italia, 150 chilometri quadrati fatti prosciugare dai principi Torlonia con la più imponente opera idraulica post unitaria per ricavarne sedicimila ettari di terra fertile. Aielli, invece, è in alto, sul costone della montagna, dove i cafoni non avevano l’acqua come a valle e quel poco che c’era dovevano disputarsela con i ricchi e le autorità, che li sfruttavano e li imbrogliavano. Fontamara dunque era, sì, Pescina, ma ancora di più era Aielli, e infatti fu qui che nel 1980 Carlo Lizzani scelse di girare la maggior parte dell’omonimo film, con Michele Placido, Antonella Murgia, Ida Di Benedetto.

I cafoni sono i contadini poveri, «gli uomini che fanno fruttificare la terra e soffrono la fame, i fellahin i coolies i peones i mugic – scrive Silone -, e si somigliano in tutti i paesi del mondo… sono una nazione a sé, razza a sé, chiesa a sé; eppure non si sono ancora visti due poveri in tutto identici». E questo, i figli, i nipoti e i pronipoti dei cafoni di Aielli, non solo non lo hanno mai dimenticato, ma lo hanno letteralmente e integralmente scritto sui muri: due anni fa, il testo di Fontamara è stato trascritto a mano su una parete di 80 metri quadrati da Andrea Parente, in arte Alleg, uno dei venti artisti autori dei murales che oggi colorano Aielli e ne testimoniano la vitalità, che, come vedremo, non è solo vivacità di facciate dipinte.

Dopo Fontamara, l’anno scorso l’amministrazione comunale e il sindaco Enzo Di Natale, sulla spinta di Libert’aria e Borgo Universo, due associazioni che non si fermano mai e raccolgono «la meglio gioventù» del borgo, hanno completato l’opera: con una stampante verticale fatta arrivare da Novara hanno trascritto su un’altra grande parete di 40 metri quadrati il testo integrale della Costituzione italiana.

Tra i 7.903 comuni italiani, Aielli è l’unico ad aver avuto questa idea. L’unico luogo in cui uno può uscire di casa, andare in una piazzetta dove si trova anche un parco giochi e leggere i 139 articoli della Costituzione. Gratuitamente, senza cioè dover, per esempio, contribuire attraverso il canone tv ai lauti compensi di che gliela «spiega» a modo suo. E proficuamente, senza sottoporsi a noiose «lezioni» di educazione civica a scuola o altrove. Insomma, come un credente che prenda in mano il Vangelo e lo legga senza la mediazione del prete o del catechista. Un lavoro culturale e di alfabetizzazione politica che, se lo facessero tutti i comuni italiani, avrebbe un effetto civile enorme. E aiuterebbe a conoscere meglio un testo fondamentale, una «cosa» di cui la stragrande maggioranza dei cittadini sa molto poco o addirittura nulla, e che quanto più viene celebrata e osannata a ogni anniversario («la più bella del mondo», quando invece è bella al pari di tante altre e migliorabile come tutte le cose umane) tanto più viene ignorata e calpestata.

Sabato mattina 18 luglio, a leggere la Costituzione, in piazza Angelo Vassallo (il sindaco di Pollica, Salerno, assassinato nel 2010), non c’erano solo turisti abruzzesi. La famiglia di Corinna, 14 anni, iscritta al primo liceo scientifico, è venuta da Lucca. E Corinna si è fatta fotografare dal papà con l’indice sull’articolo 13: «La libertà personale è inviolabile». Le abbiamo chiesto perché proprio su quell’articolo, e lei ci ha spiegato che quest’anno per l’esame di terza media ha fatto una tesina sulle libertà personali «incuriosita dalle restrizioni decise dal capo del governo per il Covid». Mentre durante l’estate, tra uno spettacolo e un tour fra i murales, c’è sempre spazio per una lettura collettiva della Costituzione. Un articolo a testa, 139 persone. Ma a leggere l’articolo 10 («La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali») viene chiamata sempre Nayma, marocchina residente ad Aielli, cittadina italiana. Così anche per Fontamara,la lettura collettiva di 150 persone dai 7 agli 88 anni è già uno spettacolo in sé, ma è diventata anche un originale audiolibro.   

La Costituzione e Fontamara in versione murale si sono rivelati un abbinamento formidabile non solo per Aielli, ma anche per Pescina, dove è appena terminato il restauro – un milione di euro, 400 mila il comune e 600 mila la fondazione Terzo Pilastro Internazionale –  della casa natale di Ignazio Silone, che sarà sede di un centro studi e verrà inaugurata all’inizio di settembre da Emmanuele Emanuele, giurista e presidente della fondazione, amico di Silone, finanziatore della rivista siloniana «Tempo presente» e cittadino onorario di Pescina.

La vitalità di Aielli, di cui dicevamo prima, ha contagiato i paesi vicini e l’intera regione. E’ questa la vera sorpresa e il motivo del successo di una iniziativa culturale basata sulle opere di maestri della Street Art, sulla Costituzione italiana e su Fontamara. E’ una vitalità che Aielli non si è inventata, ma che ha scoperto di avere in casa, soprattutto nei suoi cittadini più giovani. Che erano emigrati, per le note ragioni che affliggono centinaia di migliaia di giovani italiani, e che negli ultimi anni, proprio quando Aielli stava diventando uno dei tanti piccoli borghi delle aree interne in via di spopolamento, uno dopo l’altro hanno cominciato a prendere la via del ritorno. Pierluigi Nucci, diplomato, professione pasticciere, è tornato dopo due anni in Inghilterra e uno in Australia. Luca Di Giammarino, dottore di ricerca in robotica a Roma, è tornato dopo quattro anni a Manchester. Luca Callocchia, programmatore informatico, è tornato dopo un anno ad Amsterdam. Antonio Curitti, laureato in Storia, è tornato, è salito sul trattore e non ne è più sceso, e adesso coltiva la piccola proprietà agricola di suo padre Vittorio. Giovanna Visci, insegnante di italiano e latino in giro per l’Italia e ora in un liceo romano, torna qui ogni giorno. Tutti loro, insieme con chi è rimasto, come Tonia e Benedetto Di Pietro, l’astrofisico Paolo Ruscitti e il suo collaboratore Carlo Maccallini – che curano le osservazioni al telescopio dalla sommità della meravigliosa Torre delle Stelle, intitolata all’astronomo aiellese Filippo Angelitti -, hanno ridato vitalità ad Aielli e hanno riscattato i cafoni. Attraverso la cultura e una politica culturale libera, rivolta a tutti, che non insegue mode, e soprattutto vive della lezione di Ignazio Silone. In cui non c’è posto per i venditori di fumo come il don Abbacchio, il Carlo Magna, l’Impresario e il don Circostanza che si fa chiamare Amico del popolo, i tipi umani negativi così ben tratteggiati in Fontamara.

Il «messaggio» di Aielli è semplice: alzare lo sguardo, non abbassarlo. Nemmeno sui cellulari mentre si cammina. Per questo motivo Okuda San Miguel ha dipinto coloratissimi murales su intere pareti del borgo, per far alzare gli occhi alla gente. E farla riflettere sulle parole di Silone:  «L’uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore incorrotto è libero. Si può vivere nel Paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi; malgrado l’assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi».

Carlo Vulpio, Corriere della Sera, 22/7/2020