Il reperto scopertoin una grotta della Puglia
Un piano da 1,5 milioni per esportare il teschio e “museizzarlo”


ALTAMURA (Bari)
Chi e perché vuol staccare la testa all’Homo Arcaicus, confidenzialmente ribattezzato Ciccillo, ovvero il più antico esemplare di scheletro completo di essere umano adulto mai ritrovato? Come può venire in mente di condannare Ciccillo alla stessa sorte che nel 2001 toccò ai due giganteschi Buddha di Bamiyan, in Afghanistan, vittime della furia iconoclasta dei Talebani?
Ciccillo ha non meno di 50-60 mila anni ed è considerato il progenitore delle popolazioni neanderthaliane dell’Europa meridionale. Fu scoperto nel 1993 sull’altopiano delle Murge di Altamura da un gruppo di giovani speleologi volontari, a sei chilometri dalla città, nelle viscere della grotta carsica di Lamalunga, dove si pensa sia caduto mentre andava a caccia. Restò intrappolato lì, a dodici metri di profondità, e quando capì che non sarebbe più riuscito a risalire in superficie, rassegnato, si accoccolò per terra ad aspettare la morte, vittima della starvation, termine che indica un misto di fame, stanchezza, disperazione e resa. Decine di migliaia di anni dopo è stato ritrovato intatto, tra stalattiti e stalagmiti, e tutt’ora è ancora lì, dove può essere visto da tutti, grazie a telecamere sotterranee e a uno schermo in superficie.
Dal giorno della sua scoperta, Ciccillo è sempre stato al centro di polemiche e di mire non propriamente scientifiche. Si è tuttavia riusciti a salvarlo da interventi a volte pazzeschi, a volte idioti, grazie ai pareri di scienziati del calibro di Vittorio Pesce Delfino, Philippe Tobias e Horst Seidler, l’esperto della «mummia di Similaun» i quali hanno sempre sostenuto che Ciccillo andasse studiato e conservato «in loco», nel suo ambiente naturale, per non correre il rischio di vederlo finire in frantumi.
Ecco invece l’assurdo, come dimostra la documentazione di cui è in possesso il Corriere e che qualche magistrato farebbe bene a visionare. Per «valorizzare» Ciccillo, si è pensato di «musealizzarlo» staccandogli il teschio – da asportare con tutte le cautele del caso, si capisce, come sostiene il parere favorevole «di massima» della Soprintendenza per i Beni archeologici di Puglia – e depositarlo in una teca di vetro. Un bel rilievo in 3D di una impresa specializzata in questa attività (ma per l’edilizia) e poi una copia (cioè una proiezione) «in grandezza naturale» di Ciccillo, manco fossimo a Disneyland. Il tutto per la modica cifra di un milione e mezzo di euro, fondi europei, che altrimenti resterebbero lì, non spesi, quasi che non ci fossero altri tesori (la Valle dei Dinosauri, per esempio) di cui prendersi cura con progetti seri. La gente è allibita. E la mette un po’ sul ridere: sarà che fanno questo perché il sindaco di cognome fa Stacca?


Carlo Vulpio (ha collaborato Lucia Casamassima)
Corriere della Sera, 31 gennaio 2015
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