La faccia è di bronzo, lo abbiamo sempre detto. Ma non è colpa della pelle, invecchiata e incartapecorita. Ciò che fa di Nicola Vendola un ipocrita, un fariseo, un sepolcro imbiancato è ciò che egli dice dopo aver fatto ciò che ha fatto. Leggo una sua intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno (doppia pagina, foto a corpo intero) e trasalisco. Vendola sostiene che bisogna dire basta all’eolico e al fotovoltaico industriali, specialmente in Puglia, dove i “parchi” di pali e di pannelli sono il doppio, il triplo, il quadruplo rispetto alle altre regioni italiane. E dove i miliardi di euro di contributi pubblici hanno permesso un business illecito senza eguali. Con aumento delle bollette elettriche, senza la diminuzione dell’uso di combustibili fossili, senza che l’energia prodotta riuscisse a essere trasportata dalla rete insufficiente e senza incremento dell’occupazione. E bisogna dire basta, sostiene l’ineffabile Vendola, in nome della tutela dell’ambiente e della trasparenza.
In altre parole, dopo aver permesso e condiviso lo stupro dell’ambiente e sfregiato l’articolo 9 della Costituzione, dopo aver esultato per questa falsa “green economy” e averla promossa in ogni dove, con viaggi all’estero – dalla California, alla Cina, alla Germania – per predicare il nuovo verbo delle “rinnovabili”, Vendola, nell’intervista di oggi, 30 marzo, alla Gazzetta del Mezzogiorno, scarica le colpe dello stupro del paesaggio pugliese sulle province e sui comuni e rovescia i ruoli, chiamando in causa Renzi, il governo appena insediato, la Corte costituzionale (e tra un po’ magari anche il Parlamento italiano ed europeo, l’Onu e il Papa) affinché intervengano e lo aiutino a fermare lo stupro in atto.
Questo signore (per lui, una parola grossa), voglio ricordarlo, è lo stesso che ha querelato me e Vittorio Sgarbi per aver noi sostenuto in tv (l’unica puntata del nostro programma, su Rai Uno, il 18 maggio 2011, chiusa anche e soprattutto per questa ragione) le stesse, identiche cose dette oggi da lui nell’intervista citata. E ottenendo, con quella querela che smonteremo pezzo per pezzo in tribunale – sebbene a giudicarci sarà Bari, dove sappiamo che Vendola ha ottenuto archiviazioni e assoluzioni in serie – anche il nostro rinvio a giudizio. E’, questa, una vicenda che non solo non può e non deve passare sotto silenzio – altrimenti dovremmo considerare normale che gli assassini condannino gli omicidi, gli stupratori gli stupri, i corrotti la corruzione -, ma che meriterebbe, se ci fossero politici coraggiosi e magistrati onesti e imparziali, che venisse scandagliata in tutta la sua gravità, perché, come dicevamo in quella nostra unica puntata in tv, questo business dell’eolico e del fotovoltaico è più remunerativo e mafioso del narcotraffico.
Invece accade che Vendola e i suoi assessori, mentre il capo finge di stracciarsi le vesti per l’ambiente stuprato, schiaccino come carri armati tutto e tutti (piani territoriali, norme di tutela, buon senso) e impongano discariche da nord a sud della Puglia, come quella di Grottelline a Spinazzola (sito neolitico) e di Corigliano d’Otranto (bacino naturale di acqua potabile più grande della Puglia), guarda caso realizzate da quella Cogeam in cui coabitano il gruppo Marcegaglia e il gruppo Tradeco, due tra i più attivi sponsor di Vendola (Emma Marcegaglia lo ha benedetto come “il miglior governatore d’Italia” e la Tradeco ha sostenuto la sua candidatura alle elezioni regionali).
Per finire, un po’ di fumo negli occhi in nome del solito ambientalismo di facciata. La stessa Regione Puglia che mette discariche ovunque, e soprattutto dove non si può e non si deve, che ha fatto finta di fare la faccia feroce con l’Ilva (e poi Vendola si spanciava dalle risate a telefono con i suoi dirigenti, mentre l’assessore all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, magistrato in aspettativa, ripeteva come un disco rotto che “la situazione è sotto controllo”), quella stessa Regione Puglia che riempie di torri eoliche e pannelli fotovoltaici centinaia e centinaia di ettari di terreni agricoli, eccola pronta, stranamente pronta, a dir di no no al gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline): un tubo che da Baku (Mar Caspio, Azerbaijan), dopo aver attraversato la Turchia, la Grecia e l’Albania, dovrebbe “sboccare” in Puglia con 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno (che poi diventeranno 20 miliardi).
La Regione Puglia e un plotone di tecnici “de sinistra” – che con essa lavorano e hanno frequentazione abituale e mai si sono pronunciati, nemmeno con un singulto, su Ilva, eolico, fotovoltaico, discariche che gli hanno messo fin sotto il culo -, si sono sollevati contro il progetto e lo hanno bocciato con osservazioni molto discutibili, che probabilmente servono solo ad “alzare il prezzo”, visto che se non si vuole che la condotta sbocchi a San Foca di Lecce (come sarebbe anche giusto, considerato il valore della spiaggia e del mare) potrebbe benissimo e senza danni essere spostata altrove. A Brindisi, per esempio, dove una delle centrali elettriche più grandi d’Europa, Cerano, che già dal 2001 doveva funzionare a metano (accordo voluto e sottoscritto dal governo Prodi) va ancora avanti, dopo tredici anni!, a carbone (e della qualità peggiore, polacco, cinese, marziano…). Cioè con il più dannoso dei combustibili possibili, quello che fa crescere inquinamento e tumori.
In tutto questo, c’è qualcosa che non va. Anzi, c’è molto che non va. La faccia di bronzo lo sa bene e forse è per questa ragione che ora, in vista delle elezioni europee e di una sua possibile terza candidatura alla guida della Puglia (ci sta lavorando come una talpa), cerca di correre ai ripari. Ma è e rimarrà solo un fariseo, un sepolcro imbiancato.
Advertisements