Matera
«Una metafora gigantesca della storia dell’umanità. Questo è il ripopolamento dei Sassi di Matera e questa è la via da seguire per tutta l’Italia, perché è nella ricchezza dei luoghi il nostro avvenire». Entusiasta come un bambino che da grande sogna di fare l’archeologo, Andrea Carandini – storico dell’arte greca e romana, archeologo, docente universitario e presidente del Fai (il Fondo per l’ambiente italiano) – ha presentato ieri Casa Noha, una bella palazzina secentesca nel cuore dei Sassi, che grazie al Fai che l’ha recuperata e alle famiglie Latorre e Fodale che l’hanno donata, diventerà una vera e propria porta d’ingresso nella storia millenaria di Matera. In Casa Noha, ogni visitatore che voglia avvicinarsi alla conoscenza dei Sassi – meraviglioso insediamento neolitico ed esempio di civiltà rupestre unico al mondo -, potrà vedere proiettate sulle pareti delle stanze riportate all’antico decoro un racconto che in venti minuti (autori Giovanni Carrada e Rosalba Demetrio, ma non vanno dimenticati gli studi di Cosimo Damiano Fonseca e i saggi di Leonardo Sacco e Raffaele Giura Longo) lo farà viaggiare dal Neolitico al Medioevo, dalla «Bibbia dei poveri» della Cripta di Adamo ed Eva – con i suoi affreschi dell’VIII secolo – al IX secolo delle contese tra Longobardi e Bizantini e Saraceni, all’XI dei Normanni «latinizzatori», fino al degrado del XIX e XX secolo, con la povertà più nera, la malaria, il 43 per cento di mortalità infantile, la denuncia di Carlo Levi con il suo «Cristo si è fermato a Eboli» e l’amore di Adriano Olivetti, che tentò di trapiantare qui il suo Progetto Comunità sperimentato nel Canavese poiché credeva che la rinascita dei Sassi e della Basilicata fosse necessaria ed era possibile.
Una rinascita che è la stessa in credono Carandini e il Fai, poiché invece di affidarsi alle ristrutturazioni e alle messe in sicurezza («Basta, bisogna finirla», dice Carandini), cerca invece di invertire il modello negativo di Pompei («Altro luogo abbandonato, come lo furono i Sassi di Matera»), e punta al ripopolamento, realizzando così il miracolo: resuscitare una città, farla rivivere dopo che essa non solo appariva morta, ma lo era. Tutto molto bello, ma Carandini sa che occorre agire anche su un altro piano e allora coglie l’occasione per rivolgersi direttamente al nuovo governo, al nuovo ministro dei Beni culturali, al Parlamento, affinché attui subito la riforma del Titolo V della Costituzione, che fu sciaguratamente manomesso e tanti guasti ha prodotto specialmente in materia ambientale e paesaggistica, «riconsiderando un sano centralismo» che riconsegni allo Stato competenze finite nelle mani di Regioni ed enti locali che agiscono come altrettante repubblichette indipendenti e che, dice Carandini, «in tutti questi anni non hanno mai approvato un solo piano paesaggistico».
Matera, grazie soprattutto ai Sassi – che, non dimentichiamolo, sono stati inseriti dall’Unesco nel patrimonio mondiale dell’umanità nel 1993 –, ambisce legittimamente a essere capitale europea della Cultura nel 2019. Ma non ci riuscirà – nemmeno se il suo sindaco e l’intera giunta si facessero crocifiggere sul set del film «The Passion» (uno dei tanti girati nei Sassi) – se non dirà di no all’installazione di ben tre inutili e orribili parchi eolici. Quaranta torri di oltre cento metri d’altezza che rischiano di sfigurare la città, il Parco della Murgia materana e i Sassi, così come altre duemila torri hanno sfigurato il resto della Basilicata. Carandini e il Fai hanno già promesso che non resteranno chiusi in Casa Noha.
Carlo Vulpio (Corriere della Sera, 1 marzo 2014)
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