Non sprechiamo aggettivi per la secretazione lunga sedici anni (sedici anni!) delle dichiarazioni del “pentito” di camorra Carmine Schiavone sui rifiuti tossici, cancerogeni e radioattivi interrati in Campania e in Puglia e andiamo subito al sodo, visto che oggi un po’ tutti – magistrati, politici, membri delle allora commissioni parlamentari Antimafia e sul Ciclo dei rifiuti – sembrano cascare dal pero, oppure minimizzano, schermandosi con il lungo tempo trascorso (e chi lo ha fatto trascorrere?) e con la presunta scarsa credibilità del signor Schiavone (Schiavone Documento segretato).
Andiamo al sodo, perché la tragica impennata di malattie tumorali in queste regioni durante tutti questi anni non può consentire a nessuno il lusso di trastullarsi, magari per altri sedici anni, con un dibattito sulla scarsa credibilità di Schiavone, peraltro considerato credibile su altri temi. Quando invece la cosa più semplice da fare è cercare i riscontri di ciò egli dice, “andando a vedere” le “sue” carte e le altre carte che sono in giro, sotto gli occhi di tutti, un po’ qua e un po’ là, sotto forma di inchieste giornalistiche, atti processuali, testimonianze dirette, indagini dei carabinieri del Noe (i più prolifici e precisi sul tema) per ricostruire i fatti che si vogliono offuscare, deformare e dimenticare.
E allora, visto che Matteo Renzi, sindaco di Firenze e segretario in pectore del Pd, in tv si è impegnato a visitare la cosiddetta Terra dei Fuochi, in Campania, lo prendiamo in parola e per agevolargli il compito lo informiamo subito che egli, come toscano, ha il dovere di visitare anche la Puglia, e in particolare l’altopiano delle Murge, perché la maggior parte della porcheria altamente tossica, nociva e cancerogena (parliamo di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti, specialmente fanghi industriali) che dalla fine degli anni Ottanta ai primi anni del Duemila è stata sepolta in Puglia viene proprio dalla Toscana, e precisamente dai distretti conciari di quella regione, come ad esempio il distretto di Santa Croce sull’Arno.
Le cose che scriviamo oggi qui, le abbiamo scritte già dieci anni fa, (Veleni nel parco, campi di grano sotto sequestro, Fabbrica di fertilizzanti nel parco contaminato, Sequestrato il megaimpianto dei rifiuti), ma i processi aperti su questi fatti avanzano a passo di lumaca (quello sui fanghi industriali mescolati alla terra “spietrata” delle Murge, per esempio, è ancora in primo grado davanti al tribunale di Modugno, Bari, mentre un altro processo, su un presunto “finto” impianto di compostaggio realizzato con contributi pubblici per miliardi di lire e quindi confiscato è giunto in Cassazione e poi è tornato di nuovo in Corte d’Appello, sempre a Bari).
Oggi, ultima beffa, apprendiamo dall’allora presidente della commissione parlamentare sul Ciclo dei rifiuti, Massimo Scalia, che la secretazione delle dichiarazioni di Schiavone venne disposta, com’era giusto, per non intralciare e non “rivelare” il lavoro dei magistrati, ma che, dopo tutto, questi segreti erano segreti di Pulcinella, non tanto perché Schiavone sia anch’egli di quelle parti, quanto perché aveva già dichiarato prima tutto ciò che poi è stato secretato, addiritttura in una udienza, pubblica, di un processo celebrato nel 1995! (Scalia, Sui rifiuti tossici i campani hanno dormito).
Di tutte queste vicende che abbiamo qui riassunto, il presidente della giunta regionale pugliese, Nicola Vendola, quello che ha messo la parola “ecologia” nel logo della propria ditta, sa tutto. E lo sa fin da quel 1997, quando era vicepresidente della commissione Antimafia. Ma, soprattutto, ha avuto modo di saperlo meglio quando è diventato “governatore” – ormai quasi dieci anni or sono – e contemporaneamente Commissario straordinario per l’emergenza ambientale (doppio stipendio, of course). Sapeva tutto, e ha potuto ancor meglio conoscere tutto, non solo perché uno e trino (Antimafia prima e Regione e Commissariato straordinario poi), ma anche perché questa tragedia della contaminazione delle Murge gliel’hanno sbattuta in faccia stampa (Traffico di riuti tossici, nuove ombre sulla Murgia), radio e tv, associazioni, semplici cittadini e anche diversi amici e avversari politici. Senza alcun risultato, nemmeno quello di veder mantenuta la promessa solenne di bonificare ciò che era stato, in alcuni casi irrimediabilmente, contaminato.
Cosa faceva invece Vendola in quelle occasioni in cui la “piazza” sembrava sfuggirgli di mano? Partecipava a marce della pace appositamente organizzate proprio sulle Murge contaminate, comiziava sfruttando il nome di monsignor Tonino Bello buonanima e di tutti quelli di cui poteva impunemente appropriarsi quasi appartenessero a un suo proprio Pantheon, teneva “addolorate” orazioni sui destini grami dell’umanità e così oscurava il problema vero, la contaminazione in atto causata dai rifiuti della camorra e non solo della camorra.
Su questo, Vendola, pur invitato e a volte “sfidato” a parlare, ha sempre taciuto. Ma la cosa più grave è che da “governatore” e da Commissario, oltre che da ex vicepresidente dell’Antimafia – e dunque da persona istituzionalmente “informata dei fatti” -, Vendola non abbia mai avvertito il dovere, il bisogno interiore, o almeno l’opportunità di rompere questo silenzio omertoso. Lui, così parolaio.
Ora però, Vendola ha l’occasione di rimediare. Magari proprio grazie all’impegno pubblico assunto in tv da Renzi. Il quale, se vuole, potrebbe aiutare il presidente della giunta pugliese a “pentirsi” – non come Schiavone, ci mancherebbe, ma cristianamente – e a fornire tutti gli elementi utili affinché il sindaco di Firenze, i politici sordi, i magistrati affetti dalla stessa forma di otite, l’assessore regionale pugliese all’Ambiente, nonché magistrato in aspettativa Lorenzo Nicastro, e insomma tutti i finti tonti pronti a scandalizzarsi “domani”, capiscano non soltanto com’è andata nella Terra dei Fuochi, ma anche dove sono finiti i rifiuti destinati alla Puglia di cui parla Schiavone.
Se poi, caro Renzi, ‘un ti viene alcuna collaborazione, allora non esitare e fammi uno squillo. Ti ci porto io, Maremma maiala, a vedere indove è finita tutta codesta robaccia. E magari se ‘un fai il bucaiolo, ti spiego anche il perché e il percome.
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