E’ sempre antipatico dire: avevo ragione. Ma se (purtroppo) avevo ragione, avevo ragione.
Se un “facilitatore” o “sviluppatore” (termini che già di per sé fanno vomitare), come quel Vito Nicastri arrestato nei giorni scorsi ad Alcamo, in Sicilia, è riuscito a mettere da parte una somma di un miliardo e trecento milioni di euro grazie alla sua attività di mediazione (in pratica, questi è il soggetto “pagatore” che, per conto degli “investitori”, unge politici e funzionari di comuni ed enti pubblici per ottenere autorizzazioni a installare pale eoliche e paga l’affitto – superiore a quanto i fondi agricoli possano rendere coltivandoli – ai proprietari dei terreni in cui le pale vengono issate), se, dicevo, un sensale del genere intasca un miliardo e trecento milioni di euro, vuol dire che non ha guadagnato tanto, o tantissimo. Ma di più. Vuol dire che se al posto del business dell’eolico avesse scelto quello del narcotraffico non avrebbe guadagnato così tanto. (Con buona pace della rockstar dell’antimafia da notte, Saviano, e della sua tesi “inedita”, che vorrebbe la cocaina come il motore turbocapitalista del mondo).
Questo esempio fa capire un po’ meglio qual è stato il reale motivo della chiusura, dopo una sola puntata, del programma “Ora ci tocca anche Vittorio Sgarbi”, andato in onda il 18 maggio 2011 su Rai Uno. Non fu lo share (8,3 per cento, 2 milioni e mezzo di spettatori), visto che Roberto Benigni leggendo (male) Dante e per questo guadagnando (bene) – 6 milioni di euro – è andato sotto il 2,5 per cento, senza che nessuno lo abbia mandato a casa. Non furono i “fuori programma” di Sgarbi che mandò all’aria la scaletta del programma poiché decise di replicare (sbagliando la sede, non nel merito) agli attacchi falsi e scientifici di collusione mafiosa rivoltigli da Fatto quotidiano e Repubblica alla vigilia e poi il giorno stesso della messa in onda del programma. No. Furono i nostri interventi sulla tutela del paesaggio e in particolare sul business dell’eolico a determinare la chiusura del programma. Fu la nostra fondata ostinazione a dimostrare che l’eolico industriale (e anche il fotovoltaico industriale) sono un business concettualmente mafioso, secondo il seguente felice slogan (concepito da decine di associazioni del Salento stuprato da pale e pannelli): “Dove si devasta il paesaggio là c’è mafia”.
Avevo ragione anche sul “parco eolico” off shore progettato nel Canale d’Otranto, al largo di Tricase, per il quale la signora Grazia Francescato, ex leader dei Verdi, ex assessore al comune di Tricase (ohibo’, proprio quello delle pale eoliche) e da qualche tempo gloriosamente trasmigrata nella Sel del paleologo (nel senso delle pale, di cui ha riempito la Puglia) Vendola, ha perso la causa milionaria che aveva intentato nei miei confronti per un mio servizio pubblicato su questa vicenda dal Corriere della Sera. Francescato ha perso la causa ed è stata anche condannata a pagare 7 mila euro di spese legali.
Avevo ragione, d’accordo. Ma è servito a qualcosa? In questi due brevi/lunghi anni invece cosa è accaduto? Che il governo tecnico e il ministro tecnico dell’Interno, Cancellieri, sciogliessero per mafia il comune di Salemi, il cui sindaco era lo stesso Vittorio Sgarbi (qui di seguito, trovate un suo appassionato articolo sul tema) che con me denunciava la mafia eolica nelle piazze e in tv. Alla signora Cancellieri in quei giorni io stesso inviai una lettera aperta, pubblicata anche da il Giornale, in cui la invitavo a verificare, a soppesare, a sciogliere non Salemi, ma altri comuni, dove le infiltrazioni mafiose erano ben più evidenti e pericolose. Niente da fare. La signora prefetto doveva sciogliere Salemi, così come la signora Lei (allora direttore generale della Rai) sciolse quel programma tv, libero e impossibile, di Sgarbi e Vulpio. Complimenti. Queste due signore faranno ancora carriera. E senza bunga bunga.


Aria pulita e affari sporchi: la mafia fa soldi con l’eolico
Ambiente e criminalità/La vera trattativa Stato-mafia
di Vittorio Sgarbi
(il Giornale, 4 aprile 2013)


Ecco la trattativa tra Stato e mafia. Eccola oggi, non vent’anni fa. La prova della complicità. Il favoreggiamento. Si è accusato il generale Mori di non avere perquisito il covo di Riina. Di avere perso tempo? Ed ecco qui la dimostrazione del tempo perso per favorire gli affari della mafia e distruggere il paesaggio.
Da anni denuncio lo stupro, la violenza, gli affari criminali dietro l’eolico e il fotovoltaico, in nome di una fantomatica energia pulita. Nelle regioni meridionali, nelle più belle per il paesaggio, la Sicilia, la Puglia, ovunque le immonde torri dominano crinali di colline e montagne con impercettibili e inutili movimenti e, nella maggior parte, sono ferme. Sono il
trionfo delle spese inutili, fintamente deprecate dai partiti e favorite da norme europee, da incentivi dieci volte superiori al gettito dell’Imu.
Il signor Vito Nicastri di Alcamo ha raccolto un tesoretto di un miliardo e trecento milioni di euro e, per favorirlo, il ministero dell’Interno e il presidente Napolitano hanno sciolto per mafia il comune di Salemi, a pochi chilometri da Alcamo, dove c’era un sindaco che gridava e denunciava lo sporco affare, che in ogni
modo ne bloccava lo sviluppo e rifiutava le tangenti legali offerte ai comuni per potere continuare a distruggere il paesaggio.
Come rifiutarle, essendo i comuni alla canna del gas? Io quei danari sporchi li ho respinti, gli attuali Commissari di Stato, lautamente pagati (diecimila euro a testa più rimborsi spese e indennità varie), hanno continuato a promuovere l’eolico e il fotovoltaico favorendolo in ogni modo. Il ministro Maroni, oggi sconfessato dal Consiglio di Stato, ha sciolto il Comune di Bordighera (sic!), il ministro Cancellieri, con la complicità del prefetto di Trapani, Magno, ha sciolto il comune di Salemi. E intanto la mafia faceva i suoi affari poco lontano, ad Alcamo, infettando tutta la Sicilia.
E chissà perché tutta questa urgenza di energia pulita prevalentemente nel Meridione. Ieri ho visto la città di Catanzaro sconvolta da torri eoliche tutte ferme. Il giornalista Carlo Vulpio me ne ha indicato l’espansione in uno dei luoghi più sublimi d’Italia: il lago di Bolsena. Ma le pale si vedono anche a Montalcino e sono minacciate a Pontremoli, nella Lunigiana, sublime sintesi di paesaggio emiliano, ligure e toscano.
Napolitano le ha viste a Gibellina e ha taciuto. Pure da me chiamato a garantire l’efficacia dell’ articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica … tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Grillo manda le sue truppe in val di Susa, ma tace sull’eolico, e non l’ho mai visto in Sicilia, a Mazara del Vallo o a Marsala, dove io denunciavo l’orrore a un procuratore inerme e indifferente, Alberto Di Pisa, con esposti e circostanziati riferimenti, e lui rispondeva rendendomi in candidabile alle elezioni amministrative di Cefalù. Intanto il prefetto di Trapani, una delle province più umiliate dalla truffa dell’eolico, non si preoccupava delle mie denunce, non me ne chiedeva ragione, non interveniva ad Alcamo, ma promuoveva e otteneva lo scioglimento del comune di Salemi, da cui la protesta era partita e dove nessun appalto, nessun incentivo
e nessuna autorizzazione erano stati concessi.
Si cercava la mafia a Salemi ed era ad Alcamo. Carabinieri, questori e poliziotti sentivano ovunque i miei comizi e le mie conferenze senza reagire. Intanto il poliziotto Linares corteggiava il mio vicesindaco, Antonella Favuzza, mentre ne indicava remote e impossibili contiguità con una mafia letteraria. Agnese Borsellino veniva a Salemi, mi lodava, mi chiamava «missionario» e veniva costretta dai suoi figli e parenti a sconfessarmi, mentre la mafia divorava il paesaggio che io tentavo di difendere. La trattativa era chiara, e lo è anche nel depistaggio, anche nel cercare di farmi tacere. Magistrati, ministri, prefetti, questori, poliziotti, parlamentari, tutti a parole contro la mafia, si occupavano di altro; e oggi, a babbo morto, lui e il paesaggio, irreparabilmente distrutto, invocano Manganelli, gli rendono omaggio.
Troppo tardi. La mafia ha innescato una metastasi. L’Europa e il governo hanno discusso di incentivi, non di tutela del paesaggio. Il presidente della regione Puglia ha consentito lo sconvolgimento del paesaggio a Sant’Agata, ad Accadia, a Troia, a Foggia, a Lucera, a Melpignano. Milleseicento pale in Puglia e altre migliaia autorizzate. Pensate a quanto danaro buttato, se solo un facilitatore ha raccolto,negli anni dell’indifferenza e della complicità dello Stato, un miliardo e trecentomilioni di euro nella piccola Alcamo.
Chi lo diceva doveva essere cacciato e così è stato. Condannando a morte e alla desolazione Salemi con commissari che con il loro programma di malgoverno, per conto del ministero dell’Interno e dello Stato, hanno indicato prioritariamente lo sviluppo dell’eolico e del fotovoltaico. Altro che siti archeologici di Mokarta e monte Polizo, e il barocco, i musei del paesaggio e di arte sacra, e Caravaggio, Rubens, Lotto, Guercino, Cézanne, Picasso, Modigliani, Pirandello, la Biennale di Venezia, il festival della cultura ebraica, incontri, dibattiti, conferenze, tutto all’aria. Morte e silenzio, e altre pale eoliche. Salemi è stata uccisa perché c’era un sindaco indipendente. Alcamo ha prosperato con un’amministrazione di centrosinistra e la complicità di Stato e mafia. Arrivano adesso e cantano vittoria.
Hanno ucciso una città, distrutto la Sicilia e cercato di far tacere, e allontanato, il «grillo parlante», in attesa di quello «silente». Non è una vittoria; è, anche per me,una sconfitta. Mentre la trattativa si svolgeva, nei modi che ho denunciato, Ingroia andava a cercarla nel ’92-93, inseguendo Mancino e Napolitano. Perché non si è occupato di Maroni e della Cancellieri? O del suo collega Di Pisa? Anche lui ha applaudito allo scioglimento di Salemi, dove pure era stato. Nessun informatore gli ha detto che la mafia faceva affari ad Alcamo. Mentre io ero sindaco,caso unico in Sicilia, sono stato aggredito, in un’assemblea di cinquecento persone, da imprenditori e agricoltori che volevano diffondere l’eolico e il fotovoltaico. I carabinieri e la polizia c’erano, hanno visto, nessuno ha fatto niente. E se vedremo torri eoliche anche nel centro Italia vorrà dire che, grazie alla (vera) trattativa con lo Stato, la mafia ha vinto.
Advertisements