Quando qualcuno crede d’essere chissà chi, quando pensa che una critica rivoltagli (politica, letteraria, artistica) sia un atto di lesa maestà, quando “se la tira” pur non avendone le qualità (e anche qualora le avesse, le qualità), quando finge di non sapere che se sta dove sta è perché in quel posto qualcuno ce lo ha messo per meriti non propriamente suoi, quando si stizzisce perché gli hanno detto che il re (cioè lui) è nudo, quando lo riportano sulla Terra e si rivolgono a lui con un “aho’, coso, come te chiami” e lui se ne adonta assai, quando gli ricordano che a prendersi troppo sul serio si finisce con il diventare una caricatura, insomma quando si è di fronte a qualcuno che per comodità definiremo il classico Cazzo pieno d’Acqua, be’, quello è il momento del pernacchio. Declamato, recitato, cantilenato, come hanno fatto gli scrittori e i critici riunitisi nella capitale, in piazza del Collegio Romano (vedi video Scrittori e critici a Roma spernacchiano il GSO, ovvero il Grande Scrittore Offeso). Oppure sonoro – molto più fine ed efficace -, come quello eseguito da Eduardo de Filippo, il Professore, in questo video tratto dal film “L’oro di Napoli” (1954, regia di Vittorio De Sica, sceneggiatura di Cesare Zavattini, ispirato al libro “L’oro di Napoli” di Giuseppe Marotta. Altro che GSO, i Grandi Scrittori Offesi dei miei stivali).


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