Relazione choc in Senato del magistrato barese Digeronimo. L’atto d’accusa sulla sanità pugliese lottizzata politicamente

di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Un atto d’accusa politico, ma al limite della censura giudiziaria, contro il governatore pugliese Nichi Vendola. Sotto la cui amministrazione il sistema sanitario della regione sarebbe «degenerato» da singoli episodi corruttivi a sistema, «al punto tale che non c’era più spazio per la legalità».

L’ennesimo colpo all’immagine di paladino della trasparenza e della legalità del «poeta della politica» arriva dall’audizione, secretata, del pm barese Desirée Digeronimo in Senato, di fronte alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla Sanità, lo scorso 8 novembre. Dal pm pugliese, l’organismo vuol sapere qualcosa in più su «meccanismi e prassi amministrative» attraverso i quali «i fenomeni di corruzione abbiano avuto modo di radicarsi nella sanità pugliese». Il magistrato antimafia esordisce ricostruendo la sua indagine, che ha portato alla richiesta d’arresto per il senatore (ex Pd) Alberto Tedesco, capo di un’associazione per delinquere. E quasi subito la Digeronimo spiega di aver dovuto «distinguere due aspetti», ossia i «reati veri e propri» e «il deprecabile spoil system», attuato a piene mani dalla giunta Vendola. La prima «bacchettata» al governatore è indiretta ma inequivocabile: «Nell’indagine è emerso che l’assessore Tedesco già in partenza aveva un evidente conflitto d’interessi, per le molte società (attive nella Sanità, ndr) gestite dai parenti, come la figlia o il genero». Quel «già in partenza» si riferisce ovviamente alla sua nomina come assessore alla Sanità, voluta e difesa in seguito pubblicamente, proprio da Vendola. Ancora, il pm barese osserva che il sistema che «pilotava» la sanità non era «riferibile solo a Tedesco», perché «vi erano più correnti politiche interne al centrosinistra».

Salta fuori anche il nome di Tommaso Fiore, già consulente di Vendola per la Sanità, e poi assessore misteriosamente dimissionario un mese fa, ma la Digeronimo spiega che a citarlo è lo stesso Tedesco, intercettato. E il pm aggiunge che «il vero contatto con l’assessore Tedesco per ottenere o meno il gradimento del presidente Vendola o per concordare su alcune scelte era il suo (di Vendola, ndr) segretario, Francesco Manna». Il pm spiega alla commissione di aver «evidenziato l’esistenza di più correnti di riferimento politico», tre per l’esattezza, facenti capo a Loizzo (assessore ai trasporti fino a un anno e mezzo fa), a Tedesco e a Vendola e Fiore. Anche se sull’ultimo punto la Digeronimo spiega prudentemente, che i riferimenti al governatore li aveva fatti Tedesco, e aggiunge un dettaglio interessante. Ossia che in una «celebre» intercettazione all’hotel De Russie di Roma – tra Gianpi Tarantini, l’imprenditore dalemiano Enrico Intini, l’ex Lady Asl Lea Cosentino – parlando di lottizzazione degli appalti «si faceva il nome di Loizzo, si faceva il nome di Tedesco; c’era anche un riferimento a Vendola, in quanto si diceva che parlava con l’Opus Dei». Viene chiesto conto alla Digeronimo della lettera con cui, nell’estate 2009, Vendola attaccava il pm, chiedendole di lasciare le indagini.

Il magistrato rivela che in seguito a quella missiva era rimasta «sola» in procura, «senza tutela del Csm», «ho subito attacchi violentissimi» tant’è che aveva rimesso la delega delle indagini al procuratore Emilio Marzano. Che nel respingere la sua istanza d’astensione «stigmatizzava il comportamento del presidente Vendola che – a suo dire – non era degno della trasparenza di cui andava parlando». La pm affronta il tema della «trasversalità nella malasanità» e i ruoli di Fitto prima e di Vendola poi. La Digeronimo non ha indagato sull’esponente Pdl, non sa «se da quell’indagine (…) emerga il fenomeno sistemico che invece emerge dalle indagini in corso» sulla nuova giunta. Quanto a Vendola, ammette che per un episodio, «e solo in quello», il governatore andava indagato per concorso in abuso d’ufficio: il siluramento del direttore sanitario della Asl di Lecce, Franco Sanapo. «Tedesco e Vendola concordavano di destituirlo. Solo che Tedesco lo faceva per interesse personale, mentre per Vendola non è stato riscontrato». Ma per il presidente «c’era un concorso nell’abuso d’ufficio perché c’era il danno per Sanapo, illegittimamente destituito».

I due pm che la affiancavano nell’inchiesta non la pensavano così. E Vendola è finito archiviato. Ciò non toglie, conclude la Digeronimo, che «Vendola sapeva, emerge dalle intercettazioni. Vendola dice chi deve andare a fare il direttore sanitario. Vendola lottizza insieme agli altri, e questo è nelle carte». Ma «io non do giudizi politici – sospira la pm – io faccio il magistrato». Ascoltando gli addetti ai lavori della sanità «la sensazione è che sia stato un crescendo nella corruzione, dove addirittura c’era sfiducia da parte di chi sapeva di non poter far nulla senza santi in paradiso».

(da il Giornale, 25 febbraio 2012)

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