Carlo Vulpio, giornalista e candidato con l’Idv senza essere eletto, spiega la nuova strategia di Antonio Di Pietro: «L’Idv non è un partito antagonista, è cresciuto alimentandosi nel sistema. Di Pietro è un democristiano che sta perdendo voti e che ha sempre tenuto i piedi in due scarpe. E lo fa ancora: si smarca, attacca, ma rimane a sinistra. E’ un furbo, fa il populista e sbaglia i congiuntivi, che conosce benissimo, ma non doveva tacere i troppi danni di Vendola»
di Benedetta Frigerio

24 Giu 2011

«Io comunque vengo da lì dai cattolici, dai moderati… non sono un uomo di sinistra… Berlusconi lo voglio sfidare. Porti in Parlamento la riforma fiscale, il taglio delle aliquote sul lavoro e noi non ci tireremo indietro».


Sono le dichiarazioni di Antonio Di Pietro al Corriere della Sera di oggi (24 giugno 2011). Questa e altre frasi hanno dettato una svolta netta rispetto alla linea finora adottata dall’Idv. Carlo Vulpio, giornalista e politico che si candidò nelle fila viola senza essere eletto, racconta a Tempi che cosa sta dietro questa scelta.


Di Pietro, da vero moderato, ha detto: «Vado oltre la storia della sinistra classica. Va bene la solidarietà, ma voglio anche la meritocrazia. Salviamo il welfare ma potenziamo il libero mercato». Come fa, in questa nuova luce, a pensare di mantenere il consenso in un partito cresciuto nella protesta contro il sistema?
Sono stato candidato come indipendente nelle liste dell’Idv. E non mi pare che sia un partito antagonista. Anzi, è cresciuto proprio alimentandosi nel sistema, a volte prendendone pure la parte peggiore. E anche oggi Di Pietro fa lo stesso, può sguazzare in un sistema che accetta sempre più che ci si muova solo per interesse. Uno può passare da destra a sinistra ai radicali senza che ci si scandalizzi. Lui, comunque, non è mai stato un uomo di sinistra: viene da una famiglia democristiana. Il suo elettorato è fatto di democristiani che si smarcano, da una parte o dall’altra, a seconda dei momenti. Ed è lì che lui va a prendere i suoi voti. Poi è vero, lo hanno votato anche gli elettori della sinistra antagonista. Ed è qui il guaio: per questo è difficile che la sua nuova immagine non funzioni.
In che senso?
Mi rimproverarono quando durante i comizi dell’Idv dicevo che eravamo un partito come gli altri, quindi anche con dei banditi dentro. Lo dissi proprio per il bene dell’Idv, che aveva poco da fare il puro. Presentarsi come un partito di protesta era un errore. A Di Pietro lo dissi anni fa che nel tempo avrebbe perso voti per via di Vendola, ossia della sinistra antagonista che scomparsa in Parlamento stava con lui, ma che sarebbe rinata.
Cosa avrebbe dovuto fare in alternativa l’Idv?
Se fosse stato meno forcaiolo e contraddittorio, facendo della questione morale la sua bandiera per poi candidare chi ha indagato politici del territorio che va ad amministrare, oggi avrebbe almeno i voti dei moderati. Invece ha sempre tenuto un piede in due scarpe. E lo fa ancora: si smarca, attacca, ma rimane a sinistra. Di Pietro è un furbo, fa il populista e sbaglia i congiuntivi, che in realtà conosce benissimo, con una strategia mirata, ma ha sbagliato grosso quando ha voluto si tacessero i troppi danni nascosti dell’amministrazione Vendola. Questo sì che avrebbe contenuto l’ascesa di Sel. Ora, invece, siamo fuori tempo massimo.
«Con il crollo del Cavaliere c’è tutto un elettorato che va riportato sulla retta via», così ha dichiarato Di Pietro. Ma a chi si riferisce precisamente?
All’elettorato delle sue origini democristiane, a quelle fasciste che smentisce, anche se è noto che l’Msi raccolse le firme per farlo senatore a vita. Ma sarà dura, i democristiani sono furbi quanto lui: sono loro i caimani, altro che Berlusconi, ed è difficile che rischino con uno che sta perdendo consensi.
«Berlusconi – ha detto Di Pietro al Corriere – è una persona sola… i miei sentimenti sono di humana pietas per lui». Non è un po’ troppo per il leader del popolo viola?
Mi fa ridere sentire Di Pietro parlare così. Ancor peggio quando si giustifica per aver parlato con Berlusconi, dicendo che il premier va rispettato. Proprio lui che a chi osava solo avvicinarsi al capo del governo lanciava invettive irripetibili. Gli anti berluscones dovrebbero essere almeno leali con il loro pensiero. Sono loro infatti che mi hanno cacciato dalla Rai solo perché sono andato a casa di Berlusconi alla luce del sole. Avevo cominciato una trasmissione scomoda con Sgarbi, che aveva fatto parlare di verità taciute: Berlusconi invitò me e Vittorio per un brindisi. Quando ci andammo fummo rimproverati come se fossimo stati nel covo di un mafioso e ci chiusero il programma, per la prima volta nella storia della Rai dopo appena una puntata. Se questa è la loro logica anche Di Pietro dovrebbe dimettersi.
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