Caro direttore, se fossi stato un cittadino di Milano, avrei votato Giuliano Pisapia. Ma se oggi fossi un cittadino di Milano, Pisapia non lo voterei più. Me lo hanno fatto scadere – e la colpa non è di Pisapia – due “piccole” cose.
La prima è stata la telefonata-spot fatta ad Annozero da Adriano Celentano, il miliardario che ha costruito la propria supervilla sbancando mezza collina (l’equivalente, in pratica, di quell’albero di trenta piani di una sua bella e celeberrima canzone). La seconda è stata la dichiarazione di un prete, don Colmegna, che ha detto che chi vota per Letizia Moratti “va contro il Vangelo”.
Su Celentano non c’è molto da dire. Se canta – “benché sia un comico più che un cantante”, come mi disse di lui Domenico Modugno – è un grande. Se parla (parla?) è un disastro.
Ma il prete? Io ero fermo – con mio grande scandalo – ai preti che dicevano di votare “per” (per la Dc, ad esempio, che era il partito dei cattolici per eccellenza; ricordo lo slogan a favore del pluriministro e premier Emilio Colombo: “Votatelo perché è casto”, dicevano i suoi supporters clericali). Ma un prete che definisse “contro il Vangelo” coloro che votano per un candidato anziché per un altro mi riporta agli anatemi del dopoguerra contro i comunisti.
Chi è don Colmegna per dire che chi vota per Tizio o per Caio è “contro il Vangelo”?
Più o meno la stessa cosa accade a Napoli. Lì, confesso, non avrei votato per nessuno dei due candidati giunti al ballottaggio. Me ne sarei stato a casa. Ma ho trovato disgustoso il silenzio di tutti i paladini della libertà di espressione di fronte alla manomissione, in senso favorevole al candidato di centrosinistra, dell’articolo di Giovanni Orsina, editorialista de “Il Mattino”: trentuno righe aggiunte clandestinamente al testo originale sono una manipolazione orwelliana, una più sofisticata e invasiva deformazione del pensiero altrui, non un “semplice”, per quanto odioso, taglio censorio.
Che dire poi del magico mondo di attori, comici e saltimbanchi, nel quale, con puntualità cronometrica, e meglio che in ogni altro settore, si riesce a intuire la direzione in cui soffia il vento, per potersi prontamente adeguare? Non è forse di questo “spessore” la dichiarazione di voto di Renzo Arbore – che è di Foggia, non di Napoli -, ma tiene a far sapere al mondo di preferire come sindaco di Napoli, la “sua” città, de Magistris a Lettieri?
Infine, lo stesso ex pm di Catanzaro. Ma come, prima voleva convocare in tribunale papa Benedetto XVI, imputandogli una sorta di “responsabilità oggettiva” per i casi di pedofilia nella Chiesa e ora, per carpire un po’ di voti cattolici, non esita a definirsi cattolico davanti alle telecamere, secondo il ruffianesco copione già sperimentato con successo dal suo alleato Vendola (che l’ex pm si divertiva a chiamare Wanda Osiris).
Sulle sue inchieste, quelle che lo hanno reso noto e son finite male, e che rischiano di costare la pelle ai tanti che avevano creduto in una “giustizia giusta”, de Magistris finora non ha detto nemmeno una parola. E tuttavia, senza batter ciglio, per il ballottaggio ha incassato, udite udite, persino l’appoggio di Clemente Mastella. Sì, proprio l’ex ministro della Giustizia, che dopo essere stato indagato dall’ex pm di Catanzaro, si dimise e poi rinacque come europarlamentare, ma nel centrodestra, con il Pdl.
Già due “napoletani”, Mastella e de Magistris, sono troppi. Figuriamoci tre. No, per questo secondo turno, se a Napoli il tempo è bello, meglio il mare. Idem se il tempo è brutto: meglio il mare.
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