Quando un’inchiesta giudiziaria viene archiviata, in genere si dovrebbe essere contenti. Vuol dire che i reati per i quali si procedeva non c’erano, o erano incerti, e quindi archiviando si è evitato di trasformare presunti innocenti in presunti colpevoli. Così è. E così dobbiamo pensare che debba essere. Sempre. A meno di non dover ipotizzare – ma questo va dimostrato, come tutti i reati – che quell’archiviazione sia un “insabbiamento”.
L’unica cosa che non si può e non si deve fare, per onestà intellettuale, e per onestà tout court, è ciò che ha fatto l’ex pm di Catanzaro, de Magistris, ora “stratega” dell’IdV. Archiviata Toghe Lucane, una delle inchieste che, a torto o a ragione, lo hanno reso noto, l’ex pm se l’è cavata con un “no comment”.
Da un lato, Giuliano Ferrara, su “il Foglio” e in una puntata di Radio Londra, e dall’altro il gip di Cremona, Clementina Forleo, con un puntuto commento sul blog dell’europarlamentare napoletano, hanno chiesto a de Magistris di “dare conto” di ciò che ha fatto, di come lo ha fatto, e di che cosa ha fatto o non ha fatto affinché l’inchiesta Toghe Lucane non gli venisse rinfacciata come un mero trampolino di lancio per il suo ingresso in politica.
Ma l’ex pm catanzarese, che come in un famoso brano di Celentano “oscilla” – tra Di Pietro e Vendola, Grillo e Santoro, il Pd e il Fatto, Napoli e Strasburgo -, liquida la questione definendola “la solita litania”.
Ora, non voglio soffermarmi sulla fondatezza di tutte le critiche e le accuse seguite all’archiviazione di Toghe Lucane: ce ne sono state di giuste e sincere, di strumentali e disoneste. E persino di giuste e sincere, ma disinformate (come quella di Ferrara).
Voglio soffermarmi su quel “no comment” dell’ex pm. E sul paradosso che oggi vede come unici inquisiti di quelle vicende – in cui tutti sono innocenti, compreso il pm che inquisì – cinque giornalisti, tra i quali il sottoscritto, e un capitano dei carabinieri. Accusati del fantasmagorico reato, mai contestato in centocinquant’anni di storia unitaria, di “associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa con concorso morale esterno”. E per questa ragione intercettati dal 2007 fino a un mese fa su ordine della procura di Matera.
Voglio ricordare anche che alcune delle vicende dalle quali “poi” nacque l’inchiesta Toghe Lucane erano state oggetto di rigorose inchieste giornalistiche che hanno resistito a querele e a citazioni per danni, e che dunque non hanno “diffamato” nessuno. Così come hanno permesso (le inchieste giornalistiche) di riaccendere i riflettori su casi clamorosi, come la scomparsa e l’assassinio di Elisa Claps, ritrovata cadavere nel soffitto della chiesa madre di Potenza diciassette anni dopo, o il duplice omicidio dei “fidanzatini di Policoro”, Luca Orioli e Marirosa Andreotta. La stessa cosa è avvenuta per il contestato villaggio turistico Marinagri, costruito nella foce del fiume Agri, sul litorale jonico lucano: la prima inchiesta del Corriere della Sera risale addirittura al 2003, quando non esistevano né Toghe Lucane, né il suo ineffabile pm.
Cosa intendo dire? Una cosa molto semplice: i fatti alla base di quell’inchiesta giudiziaria non sono né falsi, né infondati.
E’ il “modo” in cui l’ex pm di Catanzaro li ha “gestiti” a fare la differenza.
Ed è, oggi, il suo “no comment” a confermare inquietanti domande che, da tempo, andiamo ponendo a noi stessi: cosa è accaduto, e in quale momento preciso, affinché ciò che sembrava un’inchiesta seria che doveva accertare la commissione di gravi reati “virasse” verso finalità a dir poco improprie, e cioè la trasformazione di un pm in uomo politico attraverso una studiata promozione mediatica in tv (e su questo ha ragione Ferrara). Promozione tv, aggiungo io, che non si è fatto scrupolo di “usare” il volto pulito e la indipendenza di giudizio di gente, se permettete, come me e come il giudice Clementina Forleo.
Ecco perché quel “no comment” non va lasciato cadere nel vuoto, ma va indagato, scandagliato, perlustrato. Cosa è accaduto a un certo punto, che ancora non sappiamo? Cosa e chi “salda” tra loro, oggi, gli interessi di un pm che si è dato alla politica e gli interessi di altri magistrati coinvolti in quella inchiesta e tuttavia lanciati in un’attività di intercettazione mai vista nei confronti di noi giornalisti e dei nostri giornali?
Quel “no comment” è in realtà un commento da tristissimo Pulcinella (senza offesa per Pulcinella e i napoletani) che cerca di coprire invano le sofferenze e le ingiustizie patite da tutti coloro che credevano ci fossero dei giudici. Non solo a Berlino, ma anche a Matera e a Catanzaro. E invece scoprono che i giudici esistono e si danno un gran da fare solo per le feste di Arcore, per la signora Karima El Mahroug e per alcuni giornalisti e un capitano.
Tutti magistrati – inquisiti e inquisitori – che in nome dell’interesse superiore della Nazione (indovinate quale) sono indifferentemente e quantunquamente difesi senza se e senza ma dalla ditta Palamara & Cascini (segretario e presidente della Associazione nazionale magistrati) e dalla corporazione togata tutta. Compreso quel Vito D’Ambrosio (“governatore” Ds delle Marche per dieci anni), che sostenne l’accusa in Csm contro l’ex pm di Catanzaro e oggi è al suo fianco, assieme a tanta altra bella gente in toga, in nome dell’antiberlusconismo senza limitismo.
E allora, “no comment”?
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