da il Giornale di oggi (Felice Manti – felice.manti@ilgiornale.it): http://www.ilgiornale.it/interni/la_procura_anti_premier_ha_insabbiato_guai_pd/22-02-2011/articolo-id=507478-page=0-comments=1

La Forleo: approfittarono che fosse malata per scavalcarla
Il Premier: per portarlo in aula hanno fatto salti mortali, ma non c’e’ reato

Sembra un romanzo di Kafka, ma è tutto vero: «Sono imputato di concorso morale esterno in associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa». Carlo Vulpio arrota la voce roca e fa una smorfia. È lo strascico della vicenda Toghe lucane, indagine aperta a Catanzaro da Luigi de Magistris. Il 26 luglio 2007 Vulpio, il capitano dei carabinieri Pasquale Zacheo e altri giornalisti vennero perquisiti su ordine della pm di Matera, Annunziata Cazzetta, dopo la denuncia di alcuni magistrati che si sentirono diffamati dal cronista del Corriere della Sera. La sua storia fa parte di quella letteratura giudiziaria che affolla le aule di tribunale. «E del doppiopesismo all’italiana, dove ai nemici si applicano le regole e per gli amici le stesse regole si interpretano». Quegli «amici», per una stagione della sua vita, sono stati suoi compagni di strada. Quando Vulpio si è candidato con l’Idv alle Europee 2009. Quei 37.499 voti non sono bastati. Ma guai a definirlo «dipietrista».
E allora perché si è candidato con l’Idv?
«Posso essere sincero? Per non essere arrestato…»
Addirittura?
«Oggi (ieri, ndr) ho ricevuto l’avviso di chiusura indagini per l’inchiesta nella quale sono coinvolto. Atto che prelude a un rinvio a giudizio».
Anche lei è stato perquisito, come la nostra collega Anna Maria Greco per il dossier Csm sulla Boccassini.
«Sono stato trattato come un narcos. Hanno filmato persino la perquisizione del bagagliaio della mia auto e hanno sequestrato tutti i pc di casa. E i videogames dei miei figli».
Il reato?
«È un kamasutra giuridico che fa ridere, un reato da ospedale psichiatrico. Mai, in 150 anni di storia italiana, è mai stato contestato un reato del genere».
Lei è intercettato?
«Certo, vista la fattispecie del reato. Però…».
Però?
«La chiusura indagini è stata prorogata quattro volte negli ultimi due anni e due mesi. Vuole ridere?»
Spari.
«Abbiamo inoltrato solleciti formali al Procuratore generale di Potenza Lucianetti, chiedendo il perché di questo limbo. E soprattutto perché da allora loro sanno tutto quello che facciamo, con chi parliamo…»
Qual è la parte che fa ridere?
«Il Pg ci ha risposto che tutti gli atti compiuti dopo il gennaio 2009 sono inutilizzabili ai fini processuali. Intanto il capitano Zacheo è intercettato dallo stesso pm Chieco su cui lui indaga. Una roba da Ddr: siamo spiati, ma le registrazioni non possono essere usate come prova in tribunale».
Vabbè, i suoi amici giustizialisti l’avranno difesa…
«Nessuno, neanche Travaglio. L’altra sera su La7 ha brandito il mio caso non per difendere me ma per difendere i pm di Milano. In pratica ha detto alla Greco “di cosa ti lamenti tu, a Vulpio hanno fatto peggio…”. Una vergogna».
Cosa ne pensa delle intercettazioni?
«Quello che ho sempre pensato. Divulgare quelle non più coperte da segreto e con rilevanza penale. Punto».
Altrimenti?
«Altrimenti devono pagare i magistrati. Qualcuno ha pagato con l’oblio, la Forleo, di cui nessuno parla mai. E anche in questo caso c’entrano le intercettazioni. È un caso di scuola, che avrebbe potuto destabilizzare il sistema».
Facciamo il punto…
«I sei deputati coinvolti nelle scalate su Bnl-Antonveneta-Rcs-Unipol (gli azzurri Comincioli, Cicu e Grillo, i Pd D’Alema, Latorre e Fassino, ndr), che per la Forleo erano “complici, non semplici tifosi” dovevano essere iscritti nel registro degli indagati, visto che la giunta della Camera e del Senato aveva dato l’ok anche all’uso delle intercettazioni. Ma nessuno si è mai meravigliato del fatto che il cristallino palazzo di giustizia di Milano abbia “nascosto” per due mesi un dossier che doveva finire sulla scrivania della Forleo, gip naturale nonostante la decisione del Csm di trasferirla a Cremona per incompatibilità ambientale».
Invece?
«Invece la presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro l’ha trasmessa direttamente in Procura. E solo quando la Forleo si è presa qualche giorno di malattia, la Procura l’ha “girata” con “urgenza” al gip di turno, Gamacchio. Che avrebbe potuto chiedere di indagare i sei parlamentari. Invece ha preferito rimandare gli atti al Parlamento. Atto controfirmato da tre pm, da Minale e da Bruti Liberati. Una melina, un delitto perfetto. Senza parlare dello scontro con la Finocchiaro, che come sostiene l’ex giudice Imposimato davanti a due diversi pool di magistrati, si spese per farle fare un’ispezione».
E invece Berlusconi…
«Non sarò un avvocato ma quel reato non esiste. Non c’è concussione senza il concusso. È la prova che in Italia Berlusconi lo puoi portare in aula facendo salti mortali mentre gente come D’Alema o Latorre non li puoi nemmeno iscrivere nel registro degli indagati».
E intanto loro e Di Pietro passano come i difensori dello stato di diritto.
«La doppia morale ci seppellirà».

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