Per capire come funziona l’Italia, e come nelle sue vene “tutto scorre”, anche più velocemente di come aveva immaginato il filosofo Eraclito, basterebbe riflettere sul disinteresse con cui il sistema dell’informazione ha seppellito i casi della scorta negata al gip di Cremona, Clementina Forleo, e della scorta revocata al sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi.
Si tratta di due decisioni che nei giorni scorsi le rispettive autorità competenti hanno adottato, casualmente, nelle stesse ore.
Mentre per Clementina Forleo – donna del Sud che fa il giudice al Nord – i prefetti di Cremona, Milano e Brindisi, compatti, dicevano no anche alla forma più attenuata di tutela, per Vittorio Sgarbi – uomo del Nord che fa il sindaco al Sud – il prefetto di Trapani annunciava la revoca della protezione. Addirittura, per la Forleo il prefetto di Milano è arrivato a dare parere contrario persino alla “vigilanza generica”.
Le due notizie si commentano da sole, visto che la Forleo, il 5 gennaio scorso, ha subìto l’ennesimo attentato-avvertimento (un enorme incendio doloso nella sua masseria, nel Brindisino, che con il “racket” non c’entra un bel nulla), mentre Sgarbi ha ricevuto lettere di avvertimenti, minacce, proiettili, e persino una testa di maiale “in omaggio” per le sue denunce (non solo politiche, ma anche alla magistratura) contro il business nell’eolico.
Business che invece – per dire – nel Regno di Bengodi delle pale a go-go, la Puglia, a Vendola non ha procurato nemmeno un grattacapo piccolo piccolo, né da parte della malavita, né da parte della magistratura.


Cosa può fare adesso Clementina Forleo? Nulla. Forse, presentare un (inutile) ricorso e sperare in tempi migliori. E cosa può fare Vittorio Sgarbi? Poco. E quel poco – scrivere al prefetto di Trapani, annunciando le dimissioni da sindaco – lo ha già fatto. Dopo di che? Dopo di che un bel niente: se qualcuno non raccoglie questa sorta di messaggio in bottiglia che è il mio post, avremo un sindaco contro la mafia eolica in meno e un giudice vittima della mafia giudiziaria in più.
Stampa e tv, però, di queste “piccolezze”, non parlano. E forse, da un altro punto di vista, è anche meglio così, perché potrebbe accadere che qualcuno intervenga, sì, ma per dire che questi sono “problemi personali” di quel giudice e di quel sindaco.
E poi, volete mettere: proprio adesso che i giornali e le tv sono eroicamente impegnati nell’opera di “moralizzazione” dei costumi sessuali della Nazione e della sua classe politica, vogliamo distoglierli dalla “missione” che si sono dati?
Pensate: ma quando mai è accaduto che testate diverse, come per esempio il Corriere della Sera e il Fatto Quotidiano, per citarne solo due, nello stesso giorno, dedicassero ciascuno il proprio editoriale alla richiesta di un intervento delle gerarchie ecclesiastiche e addirittura del Papa (un Capo di Stato estero) sulla “buona condotta” di un Capo di Governo (italiano)?
E’ vero che questa indecorosa richiesta di “ingerenza”, in spregio a ogni sano principio di separazione tra Stato e Chiesa, l’aveva fatta prima di tutti Massimo D’Alema (che è stato un Capo di Governo anch’egli), ma giornali diversi, tutti assieme, no, non era mai successo… Ancora un piccolo sforzo, un altro passettino, e forse ce la facciamo: avremo la consulenza specializzata di qualcuno che in materia sessuale e teocratica, oggi, può dare lezioni anche al Papa. Un bell’Ayatollah con il turbante e la barba bianca.
Così, tolte le scorte a Forleo e a Sgarbi, dimenticati i problemi seri che l’Italia deve affrontare, trascurato il destino di quei giovani che vengono ingannati e utilizzati solo come massa di manovra elettoralistica, attirata l’attenzione dell’opinione pubblica (che in realtà non esiste) sul vero, grande problema degli ultimi due anni – e cioè la D’Addario-Noemi-Ruby story -, caduto anche l’ultimo velo ipocrita, in tanti potranno finalmente coronare il sogno di abbattere – letteralmente – Silvio Berlusconi e condurlo in un’altra, infame Piazzale Loreto. In fondo, a Silvio manca poco. Gli mancano giusto le imputazioni di stupro, incesto e vilipendio di cadavere. E farà “bingo”. Altro che “bunga”. Ma a quel punto, chi avrà vinto?
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