Ci eravamo lasciati che faceva caldo. E sempre caldo fa, anche adesso. Niente di speciale, siamo in piena canicola: è l’estate che fa il proprio dovere, non un’impennata del riscaldamento globale (per quanto gli strani incendi in Russia e il “pentimento” del negazionista Bjorn Lomborg, quello che ha scritto “L’ambientalista scettico” e ora riconosce i guai del global warming, potrebbero indurre a pensare il contrario).


Con questo sole a picco, mantenere attivo il cervello non è da tutti. Ci è riuscito Joseph Ratzinger, alias papa Benedetto XVI.
Gesù è venuto a radunare gli uomini di tutte le nazioni e di tutte le lingue”, ha detto il papa durante l’Angelus di domenica 22 agosto, richiamando il valore della “fraternità universale” e riferendosi alle espulsioni dei Rom avvenute nei giorni scorsi in Francia a opera del governo guidato dal marito di Carla Bruni, monsieur le president Nicolas Sarkozy.


Nulla di nuovo, è vero, specialmente per un papa, ma la cosa bella è che Ratzinger ha pronunciato queste parole in francese. Caso mai il marito della modella torinese non capisse. Il messaggio però era rivolto anche al nostro ministro dell’Interno, il cattolico padano Roberto Maroni, al sottosegretario Alfredo Mantovano, terrone ma competente, e soprattutto cattolicissimo come i Reali di Spagna del Cinquecento, e al non meno cattolico ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, neomamma di Emma, bellissima come una bimba Rom e come tutti i bimbi del mondo.
Maroni, Mantovano e Gelmini sanno bene che i Rom che sono cittadini di uno dei 27 Paesi della Unione Europea non possono essere definiti, appunto, “extracomunitari”. E quindi non possono essere espulsi. Però, grazie al caldo torrido, i tre membri del governo – e non solo loro – si appiccicano come ventose ai vetri di una direttiva Ue che, sì, stabilisce alcuni requisiti (reddito minimo, fissa dimora, non essere a carico del sistema sociale del Paese ospitante) per chi vive in un altro Stato, ma che tuttavia non può prevalere sul principio fondamentale della libera circolazione all’interno della Ue delle persone che siano cittadini di Paesi Ue. Quindi, di che parliamo?


Chi invece non ha tagliato i fili della corrente e ha mantenuto attivi i neuroni (fosse anche solo per le probabili, imminenti elezioni politiche, non importa, a noi deve interessare il fatto) è stato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il quale, per il 30 agosto prossimo, a Roma, nella sede dell’Ambasciata libica in Italia, in via Cortina d’Ampezzo, ha fatto organizzare un convegno sul ruolo del colonialismo italiano in Libia.
Questa, lo dico per i pochi ignoranti che si affacciano su questo blog (qualcuno ce n’è sempre), è una notizia da non sottovalutare. Al contrario, è di quelle notizie apparentemente “minori” che invece fanno la differenza.
Non tanto perché quel giorno ci sarà un vertice ufficiale tra il presidente libico Muammar Gheddafi e Berlusconi.
Non tanto perché si celebrerà il secondo anniversario del Trattato di amicizia tra l’Italia e la Libia, che, com’è noto, prevede il versamento da parte dell’Italia alla Libia di 250 milioni di dollari all’anno, per vent’anni, più la costruzione di un ospedale, come risarcimento per i crimini di guerra commessi dai nostri soldati sul “bel suol d’amore”.
Non tanto per ciò che scrive il giornale inglese “The Guardian”, che denuncia una “connection” affaristica privata tra Gheddafi e Berlusconi (che sarebbero soci di una società che ha quote nella proprietà della tv algerina Nessma Tv).
Ma per altri due motivi.
Il primo: poco più di un mese fa Gheddafi ha deciso unilateralmente (udite, udite, cari Maroni-Mantovano-Gelmini-e quanti altri) di chiudere i centri di detenzione libici in cui finora venivano stipati i migranti che cercavano di attraversare il Mediterraneo.
Il secondo: al convegno di Roma del 30 agosto, al quale dovrebbe intervenire lo stesso Gheddafi, la presidenza del Consiglio dei ministri italiano avrebbe deciso di invitare anche Angelo Del Boca, uno dei nostri storici più bravi e onesti in materia di guerre coloniali italiane.
Del Boca – 85 anni, ex partigiano – è autore di molti bei libri in materia. Uno di essi, “Italiani, brava gente?” (editore Neri Pozza), ha ispirato il discorso di Berlusconi a Bengasi in occasione della firma del Trattato italo-libico. In quell’occasione – racconta lo stesso Del Boca in una bella intervista al “manifesto” – “Berlusconi ha denunciato i crimini italiani in una maniera, diciamolo, perfetta, senza dimenticare nulla. Arrivando all’enfasi, ha detto: Altro che italiani brava gente!”.


Chissà, forse è già dai giorni di Bengasi che a Fini, Bocchino, Granata, Laboccetta e a tutta la compagnia ex-neo-post-para-fascista fischiano le orecchie… Poco male, si dirà, non è affar nostro. Vero. Ma il fatto è che questi non sembrano casi isolati di otite. Qui, dev’esserci una epidemia e noi non lo sappiamo. Un’epidemia che ha colpito soprattutto a sinistra, dove – sarà il caldo – tutto questo non appassiona e nemmeno interessa. Perché da quelle parti la cosa che eccita di più – contenti loro… – sono le primarie e i “governi tecnici”.
Per le primarie, magari via Facebook e condizionate dall’attività di manipolazione dei “fans” (alla faccia del “sondaggismo” berlusconiano, con la Rete usata per creare tifosi, non teste pensanti, come e peggio della tv), la domanda epocale sarà: Bersani o Veltroni, Zingaretti o Vendola, Bonino o Chiamparino? (Che guaaaio, signora miiia…).
Mentre per i “governi tecnici” ferve (fa proprio caldo, eh?) un “dibbattito” al cui confronto morire dissanguati piano piano dev’essere un dolce piacere: “Ci vuole Montezemolo”. “No, meglio Pisanu”. “Macché, mettiamoci Letta”. (Scusate, ma perché non Pippo Baudo? E Gigi Marzullo, che vi ha fatto Marzullo?)
Fateci il piacere, ridateci la Libia e i Rom.
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