Ci sono due fatti “simmetrici” accaduti in questi giorni quasi in contemporanea, che, molto più della prestazione della nazionale di calcio ai Mondiali di Johannesburg, devono farci pensare e, se non ci facciamo annebbiare la vista come tifosi delusi, devono spingerci a predisporre le giuste difese contro l’Ads conclamato e dilagante. Ads, che non è il noto virus letale, ma il ributtante e non più tollerabile Andazzo di destra e sinistra.
Sulla nazionale di calcio – anche se “dopo”, ma meglio tardi che mai – si sono ritrovati tutti d’accordo, da destra a sinistra, da il Foglio a il manifesto: una ciurma di privilegiati gerontocratica, antimeritocratica, clientelare, fondata sul conflitto di interessi diffuso, sulla mediocrità e sul servilismo. Insomma la nazionale che è come l’Italia. Anzi, la nazionale che è l’Italia. Con tutto il conseguente corredo di cachinni e lamentazioni di circostanza.
Aggiungo io, sommessamente: non l’Italia berlusconiana, ma proprio l’Italia, che sarebbe così com’è anche senza Silvio Berlusconi.


Ma torniamo ai due fatti “simmetrici” di cui dicevamo all’inizio. Su questi due fatti, diversamente dall’unanimità di giudizi sul clan di Giancarlo Abete (presidente federale) e Marcello Lippi (commissario tecnico), registriamo pareri discordi. Il che sarebbe un bene, se non si trattasse il più delle volte di pelosi distinguo, di soliti aggiustamenti di mira a seconda del momentaneo “cui prodest”, di finte guerre “asimmetriche” per difendere ciascuno il suo. Cioè, di nuovo l’Ads.
I due fatti di cui parliamo sono la nomina a ministro di nonsisachecosa dell’ex dirigente Fininvest ed ex prete Aldo Brancher, che appena insediato ha chiesto per sé il “legittimo impedimento” per non farsi processare, e lo “sblocco”, da parte del comune di Bari, dell’iter per il rilascio della concessione edilizia relativa a una costruzione abusiva in area protetta alla signora Patrizia D’Addario.
Brancher, com’è noto, è stato considerato “il Primo Greganti della Fininvest”, la persona fedele che va in galera ma non parla, ed è stato condannato, anche in appello, per falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti. Se ora risulta “pulito” è solo perché il falso in bilancio è stato depenalizzato a opera del governo Berlusconi II (11 giugno 2001 – 23 aprile 2005), compagine in cui Brancher era sottosegretario alle Riforme istituzionali e alla devoluzione. Mentre per il finanziamento illecito Brancher ha usufruito della prescrizione.
Senonché il neoministro a nonsisachecosa è anche indagato per ricettazione nell’inchiesta sulla scalata della Banca Antonveneta (Gianpiero Fiorani & Co.) e ha pensato bene di avvalersi immediatamente del “legittimo impedimento”. Poi è stato costretto a ripensarci, anche per l’intervento del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ma insomma, tomo tomo cacchio cacchio Brancher stava per fare il suo terno al lotto (ahinoi, si è fermato all’ambo, e quindi ha pur sempre vinto qualcosa).
Anche alla signora D’Addario, quella mandata da un manipolo di furbetti (sì, stessa razza dei Fiorani & Co., anche se di colore diverso) a infilarsi nel “lettone di Putin” a Palazzo Grazioli, con registratore nella guêpière, non sta andando male.
La signora D’Addario, dopo aver svolto un compito che non può definirsi né da escort, né da mignotta (la qual cosa sarebbe stata più seria e rispettabile), secondo una delle ipotesi accusatorie al vaglio dei magistrati inquirenti avrebbe tutt’al più giocato un ruolo di abile ricattatrice nei confronti del “pesce grosso”, cioè Silvio Berlusconi, ricavandone un compenso milionario, infilato anch’esso, manco a dirlo, nella guêpière (la stessa del registratore? un’altra? ah, saperlo…).
Non solo. Mentre è sotto processo per aver sfanculato un paio di vigili urbani di Bari che avevano osato multarle l’auto in doppia fila (della serie: “Non sapete chi sono io, ve la faccio pagare”), la signora Patrizia – eletta a eroina da parte dei soliti sinistrati di una sinistra perennemente allo sbando – ha visto miracolosamente finire “la via crucis burocratica” (!) per la costruzione abusiva (poi condonata), che ha ereditato dal padre e che, racconta lei, è all’origine di tutta la sua storia, poiché sarebbe stato il desiderio di trasformare quel manufatto galeotto in residence a spingere Patrizia a scendere in politica e a farle chiedere l’intervento diretto del premier…


Per farla breve, se abbiamo capito bene, il comune di Bari si avvia a regalare alla D’Addario, attraverso una variante di piano paesaggistico, una concessione edilizia che nessun altro potrebbe ottenere. Mentre il sindaco Michele Emiliano (Pd) cerca di cavarsela con una battuta e chiama in causa il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi (Pdl), per scaricare su di lui la gestione della faccenda. Eh, no. Il sindaco è lui. Intervenga e dica che il residence-centro benessere che Patrizia vorrebbe realizzare non si può fare, altro che. Così come non si sarebbe dovuto fare ministro Brancher, prima ancora di permettergli di invocare il legittimo impedimento.
Ma così va l’Italia (altro che la nazionale).
La legge uguale per tutti è una chimera, mentre il doppiopesismo vince e impera (fa pure rima).
Un ministero e una concessione edilizia ormai non si negano a nessuno. Meglio però se ti chiami Brancher o D’Addario. Ancor meglio se sei in credito per aver fatto un favore a qualcuno che conta. Meglio del meglio se, oltre a chiamarti in un certo modo e a essere disponibile per certi favori, sei anche “affiliato” a un clan – o a una cosca, è lo stesso -, politico-giudiziario. Tutto il resto non conta.
Da Johannesburg, per ora è tutto. Vamos Argentina!
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