Questa è la lettera del collega Fulvio Grimaldi, pubblicata il 27 maggio 2010 da “il Giornale”. Grimaldi l’ha inviata a quasi tutti i quotidiani italiani. Nessuno gliel’ha pubblicata.
Se lo ha fatto solo il giornale del “padrone cattivo”, mentre i “paladini della libertà” un tanto al chilo si appassionano soltanto alle liquidazioni e agli stipendi milionari dei mezzibusti tv, evidentemente ci dev’essere qualcosa di molto serio che non funziona alla base di tutti i discorsi (e le chiacchiere) che si fanno sulla libertà di espressione e di informazione.
Ho ritenuto giusto pubblicarla anch’io, per solidarietà con Grimaldi e per tutte le altre mille ragioni che rendono vicende come questa “fatti pubblici essenziali” e non fatti personali o “semplici” controversie di lavoro.


Io, imbavagliato da Bertinotti


Cari Direttori,
siete impegnati in questi giorni contro la famigerata legge sulle intercettazioni, detta “legge-bavaglio”, che intende inibire ai mezzi d’informazione di svolgere il loro diritto di cronaca e che così pone un limite anticostituzionale alla libertà d’espressione e di stampa.
Vi potrà interessare, in questo contesto, che il quotidiano del Prc “Liberazione” ha anticipato nel 2003 questa legge liberticida e persiste tuttora nel medesimo atteggiamento, nonostante il conclamato cambio di linea politica successivo alla fine della segreteria Bertinotti.
Giornalista professionista dal 1970, nel maggio 2003, collaboratore a contratto dal 1999 di “Liberazione” con una rubrica fissa, “Mondocane”, e con reportage sulle situazioni di conflitto in varie parti del mondo, venni licenziato su due piedi, con interruzione immediata del rapporto contrattuale, comunicatami unicamente con una telefonata dall’amministratore Belisario, per aver pubblicato un articolo su Cuba che risultava non gradito all’allora segretario Bertinotti.
Alla mia richiesta di una comunicazione ufficiale scritta, con le motivazioni del provvedimento, non venne data risposta. Alle proteste di migliaia di lettori, iscritti e dirigenti del partito, la direzione del giornale e lo stesso Bertinotti risposero con giustificazioni assolutamente false: non mi sarei attenuto al tema ambientalista affidatomi. Un assurdo, alla luce di cinque anni di articoli che di tutto trattavano, oltreché di ambiente, dalla guerra nei Balcani, ai conflitti in Palestina e in Iraq.
Mi rivolsi alla magistratura del lavoro e ottenni che in primo grado il giornale venisse condannato a pagarmi le retribuzioni dovute e a risarcirmi il danno morale, di immagine, professionale ed economico con 100mila euro. In appello, con Bertinotti presidente della Camera, tale sentenza venne contro ogni consuetudine giurisprudenziale rovesciata nel suo contrario e “Liberazione” pretende ora il pagamento di quella somma, di cui non dispongo, e mi ha già fatto pervenire il precetto esecutivo, pena il pignoramento dei miei beni.
Tutto questo porta al soffocamento di una voce che dal oltre mezzo secolo ha potuto esprimersi liberamente su testate come la “Bbc”, “Paese Sera”, “Giorni”, “Vie Nuove”, “il manifesto”, “Nouvel Observateur”, “The Middle East”, “L’Espresso”, “la Repubblica”, il “Tg1” e il “Tg3”. In questi ultimi due telegiornali ricorderete forse che svolsi un lavoro, risultato assai popolare, di giornalista ambientalista e inviato di guerra.
Il Prc e “Liberazione” allora sostenevano la lotta in difesa dell’articolo 18 (dello Statuto dei lavoratori, ndr) e oggi sono impegnati in prima linea nella difesa della libertà di stampa e di espressione minacciati dal provvedimento legislativo attualmente in discussione in Parlamento. E’ paradossale che, su questo sfondo, il partito e il giornale insistano nell’imporre a un collega, di nulla colpevole, ma vittima di un inequivocabile abuso, una sentenza e un’inaccettabile punizione finanziaria che concretizzano proprio quella censura che oggi si combatte.
Dov’è la coerenza? da lunedì 31 maggio, ore 11, intendo incatenarmi sotto la sede di “Liberazione”.
Fulvio Grimaldi
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