Corigliano d'Otranto I cittadini contro la discarica. Sullo sfondo, il castello cinquecentesco di Giovan Battista de' Monti

Prendete Corigliano d’Otranto, per esempio: estremo sud della Puglia, nel cuore del Salento, ma all’interno, non sul mare. E’ uno dei borghi più belli d’Italia.


Corigliano d’Otranto ha quasi seimila abitanti e fa parte di quei cinquemila comuni italiani con meno di diecimila abitanti che occupano l’87 per cento del territorio nazionale e in cui vivono 22 milioni di persone, lavorano 180 mila piccole e medie imprese, si degustano ottomila prodotti tipici.
Corigliano d’Otranto significa Grecìa salentina. Cioè un mondo a parte. Per bellezza, mito, tradizione. Qui, nella «Terra del rimorso» raccontata dal grande Ernesto De Martino attraverso i suoi studi sul tarantismo, si parla anche un’altra lingua, il «griko», che in pratica è il greco antico che si studia al liceo e non si parla più nemmeno nella madrepatria.


Di origine romana, per sei secoli dominio greco-bizantino, Corigliano d’Otranto diventa una cittadella inespugnabile nel XVI secolo, con la fortezza di Giovan Battista de’ Monti, un esempio di architettura militare, poiché era considerato un castello che «si difendeva da solo». E infatti, quando i Turchi conquistarono Otranto, nel 1480, non osarono nemmeno avvicinarsi a Corigliano, che sapevano essere inespugnabile.
Cosa vuol dire tutto questo? Che siamo di fronte a una «risorsa identitaria» eccezionale, unica. Ma a Corigliano d’ Otranto ci sono anche altre risorse. Naturali, gastronomiche e urbane, storiche e architettoniche, che si possono classificare tutte insieme sotto la voce «qualità del territorio». Ecco, è questa voce che fa la differenza e fa rientrare il paese – come tanti altri piccoli comuni della Penisola – in una cerchia più ristretta di borghi (in Puglia ne sono stati individuati 20 su 300) a cui è affidato il compito di dimostrare al mondo che una migliore qualità della vita non solo è possibile, ma conviene a tutti.
Naturalmente, occorre intervenire per valorizzare questi posti così belli e accoglienti, per esempio ristrutturando i centri storici fatiscenti, oppure attrezzando palazzi e abitazioni come altrettanti «alberghi diffusi», affinché anche chi non vive qui sia invogliato a venirci per trascorrere vacanze «soft».


Ma come “intervenire” senza speculazioni, senza stravolgere nulla? Il verbo è uno solo: recuperare. «L’ Italia futura può realizzare questa idea solo attraverso il recupero: edilizio, urbano, tecnologico, ambientale» dice Michele Esposto, presidente della «Borghi srl», la società che attraverso una serie di incontri al Made Expo di Milano illustrerà questa idea di «recupero globale».
Per il Sud Italia, un progetto in linea con quanto finora detto c’ è già. È della Regione Puglia e si chiama «Hospitis». Tradotto in quattrini, si tratta di 70 milioni di euro (fondi Cipe) destinati, tra privati ed enti locali, ai 20 borghi selezionati. Alla sola Corigliano d’ Otranto, per esempio, andranno 7 milioni di euro. Tutto molto bello.


Se non fosse per una incredibile, stridente, quasi diabolica contraddizione che non consente, nemmeno questa volta, di gioire. Poiché la stessa Regione che ha sfornato il progetto Hospitis a Corigliano d’ Otranto ha autorizzato, per vent’anni, una discarica per rifiuti urbani di 550 mila metri cubi.
La sta realizzando il consorzio Cogeam (impresa capofila, gruppo Marcegaglia) proprio sopra (cioè in linea perpendicolare) al più grande serbatoio naturale di acqua potabile della Puglia. Un grande lago d’acqua dolce a cento metri di profondità che con 700 litri d’ acqua al secondo disseta 78 comuni, garantendo da cinquant’ anni l’ 80 per cento del fabbisogno idrico del Salento.


Quest’opera, che già negli anni Ottanta venne bocciata dai tecnici dello stesso Acquedotto pugliese (la definirono «una pazzia», «un errore irreparabile»), oggi scatena la rabbia della popolazione di Corigliano d’ Otranto e delle migliaia di persone delle ben cinquanta associazioni salentine riunite in un solo «Coordinamento civico per la tutela del territorio e della salute».
Sette milioni di euro per restituire il massimo splendore a un borgo impreziosito dal castello e dal barocco dei vicoli e delle chiese; un progetto intelligente per attirare turisti, cultura e imprese; e poi, un colpo d’accetta che rovina tutto, la follia della megadiscarica, bocciata dagli studi del Cnr e dell’Università del Salento (ai quali la Regione contrappone le perizie idrogeologiche commissionate dalle stesse ditte appaltatrici).


«Questa scelta – dice Paolo Sansò, docente all’ Università di Lecce – è in palese contraddizione con la normativa nazionale ed europea di tutela delle acque».
Ma far cambiare idea al governo della Regione Puglia sembra impossibile. Le proteste, sebbene «bipartisan», vengono regolarmente ignorate. E allora ecco la battaglia contro la «diabolica» contraddizione tutta italiana di una discarica costruita sull’ acqua potabile.
Una battaglia che impegna Corigliano d’Otranto molto più di quanto non avessero fatto i turchi, cinquecento anni fa, e che li rende orgogliosi. «Perché – dicono – la combattiamo con il cuore». Un cuore è lo stemma cittadino e da «cuore» si dice derivi il nome Corigliano. Ora è tutto un pò più chiaro.
(Carlo Vulpio, Corriere della Sera, 31 gennaio 2010)
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