Un viaggio nel territorio più inquinato d’Europa, attraverso la voce dei suoi protagonisti. Un’inchiesta che ha come protagonista Taranto. Questo ed altro in “La città delle nuvole” (Edizioni Ambiente, 2009) di Carlo Vulpio.
 
“La città delle nuvole“. Cosa l’ha spinta ad interessarsi a Taranto e ai problemi di questa gente?
“L’atteggiamento di empatia che ogni giornalista deve avere per i problemi della gente, se davvero vuol capirli fino in fondo e raccontarli senza omissioni.”
 
Libro inchiesta o libro di protesta?
“Un libro è un libro, ma se proprio dobbiamo definirlo con un complemento di specificazione, allora diciamo pure che “La città delle nuvole” è al tempo stesso un libro d’inchiesta, di impegno civile, di protesta, di dolore, di narrazione di fatti e personaggi sconosciuti.”
 
Come si scrive un libro del genere? Ha avuto degli ostacoli nella ricerca di materiale e con qualche verità che doveva rimanere taciuta?
“Un libro del genere lo scrivi soltanto se ci credi fino in fondo. Sia perché devi scavare con le unghie ogni informazione e stare attento a non scivolare persino sui dettagli, sia perché non ti fai molti amici. Al contrario. Insomma, devi scegliere: la ricerca della verità, oppure i salotti tv e la carriera.”
 
Qual’è la Taranto che lei ha esaminato in questo suo lavoro?
“Ho esaminato la città così com’è, senza edulcorazioni, né pregiudizi. Una città che per ragioni di lavoro ho imparato a conoscere un po’ per volta, negli anni.”
 
Le colpe. Oltre all’accaieria a chi imputare le responsabilità del territorio più inquinato d’Europa?
“Lo scrivo nel mio libro. Oltre all’acciaieria, è all’intero polo industriale di Taranto che va data una regolata. Ma colpe e responsabilità le hanno anche i partiti, i sindacati, la società civile.”
 
Il libro è dedicato ai bambini di Taranto. Cosa hanno visto i loro occhi?
“Hanno visto spegnersi il sorriso sul volto dei loro genitori. Senza riuscire a capire il perché.”
 
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