Felice Manti – Il Giornale – 11 giugno 2009

«Che fretta c’era…» sorride amaro a caldo Carlo Vulpio. La sua esclusione eccellente dagli eletti Idv a Strasburgo brucia. Un’altra amarezza per il giornalista del Corriere della Sera «allontanato» per sua stessa ammissione dall’allora direttore di via Solferino, Paolo Mieli, dalle inchieste di Luigi De Magistris. L’ex pm a Strasburgo ci è andato alla grandissima, forte di oltre 380mila moti. Vulpio è rimasto vittima più che delle preferenze (37mila in 4 collegi) di un gioco di opzioni che ha portato all’elezione dell’ex Margherita Giommaria Uggias nella Circoscrizione Isole per la rinuncia di Sonia Alfano a rappresentare la «sua» circoscrizione. La figlia del giornalista ucciso dalla mafia siciliana ha scelto il Nord Est. «Una scelta tecnica – ha detto la Alfano – non politica in quanto voglio continuare a lavorare su tutto il territorio nazionale». Avesse scelto l’opzione Sicilia-Sardegna com’era forse più naturale, e non il Nord Est, Uggias (quinto dei votati) sarebbe rimasto a casa e Vulpio sarebbe andato in Europa. Il giornalista non parla, mentre Leoluca Orlando si gonfia il petto: «Siamo l’unico partito a mandare un sardo a Bruxelles, sarò in Sardegna a festeggiare con lui», ha detto il portavoce Idv. «Che fretta c’era – insiste Vulpio – perché confermare le opzioni a urne appena chiuse, quando ci sono 15 giorni di tempo per decidere». In effetti, la short list dei sette Idv è uscita in agenzia alle 17.38 minuti di martedì 9. Quando ancora le Corti d’appello non hanno neppure ricevuto le urne e iniziato il conteggio «reale» dei voti. Visto che in molti casi (nell’Idv come in altri partiti) la distanza tra eletti e non eletti è racchiusa in un pugno di voti e le sorprese sono dietro l’angolo.
La «fretta» di chiudere i giochi a urne calde non è piaciuta soprattutto agli elettori dipietristi. I sito antoniodipietro.it, italiadeivalori.it e beppegrillo.it sono letteralmente invasi da commenti di proteste per l’esclusione di Vulpio. «Vergogna, è una bestemmia, vogliamo una spiegazione della sua esclusione – si legge -. L’Idv ha puntato parecchio sulla libertà di informazione, Vulpio ci ha messo la faccia in centinaia di incontri e manifestazioni in tutta Italia, ottiene 37mila voti in tutta Italia e si preferisce far passare Uggias con 17mila voti… se vi pare giusto. Estromesso dal Corriere e da Italia dei valori, la prossima volta scordatevi il mio voto». I nomi dei prescelti, tranne Vattimo e Arlacchi, suscitano più di un dubbio. «Prima la Rame e De Gregorio, ora Uggias e Iovine, uno che sembra il Binetti dell’Idv, altro che facce nuove e giovani. Far fuori Vulpio è un bizantinismo della peggiore Dc». E ancora: «Ha pagato di suo per tenere la schiena dritta ma resta fuori, Iovine forse fa un importante lavoro di retroguardia, tipo montare i tubi innocenti e l’amplificazione a Piazza Navona e a Piazza Farnese…». E infine: «Passano i burocrati, non Vulpio. Siete feccia come tutti gli altri partiti. Ho la sensazione che dia fastidio a qualcuno. I fatti probabilmente lo confermeranno nei prossimi mesi», scrive sarcastico un altro grillino. Mentre Stanco_Mavoglio si rivolge direttamente a Grillo, e sul sito del comico genovese e rincara la dose: «Beppe, mi piacerebbe sapere cos’hai contro Carlo Vulpio».
In effetti, tranne l’estemporaneo endorsement all’ex Corriere di Grillo durante un incontro in Campania, Vulpio non ha mai goduto di buona «stampa» dipietrista, e ancora oggi sui siti il suo nome non compare. Né a lui né allo stesso Di Pietro sono andati giù certi attacchi all’establishment Idv al Sud e soprattutto – raccontano fonti interne al movimento dei grillini – Vulpio non è mai piaciuto al vero dominus dell’asse Grillo-Di Pietro: l’editore Gianroberto Casaleggio, ex amministratore delegato della controllata Telecom Webegg (venduta alla Value Partners per 43 milioni di euro) e a capo delle organizzazioni Meet-up, l’uomo dei blog di Grillo e Di Pietro, che nel 2004 convinse il comico a investire sulla Rete. Oggi la sua Casaleggio Associati è la spina dorsale del movimento, e il peso dell’editore nelle scelte politiche dei due Masanielli del web sarebbe sempre più forte. Forse tanto da decidere chi merita l’euroscranno e chi no.
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