Ancora una volta, dobbiamo parlare di giustizia e di  informazione.
 
E ancora una volta accade che non siamo noi a cercare loro, ma sono loro (i problemi della informazione e della giustizia) che vengono a trovare noi. Anche quando non vorremmo.
 
Il caso della sospensione di Vauro Senesi, per esempio. Vauro ha disegnato una vignetta sul terremoto in Abruzzo, legando le “cubature” in più che il cosiddetto “Piano casa” del governo vorrebbe regalare a tutti, ai rischi di nuovi crolli e quindi di un aumento di “cubature” soltanto al cimitero.
 
La vignetta satirica è stata considerata di “dubbio gusto” – da chi? in base a quali parametri? -, e Vauro è stato sospeso per una settimana: in castigo, in ginocchio dietro la lavagna, così impara.
 
Ora, da “sospeso” quale sono anch’io (ad interim), a causa dei miei articoli sulle inchieste Why Not e Toghe Lucane, non svolgerò difese d’ufficio della “categoria” dei giornalisti censurati e imbavagliati. Mi limiterò a difendere il diritto di satira, e dunque la libertà di espressione, e lo farò con un ricordo.
 
Il ricordo di una vignetta, o meglio: di una “striscia”, pubblicata una ventina di anni fa, se non sbaglio, da “Tango”, inserto satirico dell’Unità.
 
L’autore, anche qui non vorrei sbagliare, mi pare fosse Paolo Hendel. La “striscia” era semplicemente geniale e, per quanto mi riguarda, fin da allora l’ho adottata come mia risposta ufficiale ogni qualvolta si affronti la essenziale questione per i destini della Nazione sui limiti che deve avere la satira.
 
Bisognerebbe riprodurre la “striscia”, per far prima e meglio. Non avendola, proverò a raccontarla.

Nella prima vignetta c’erano solo due linee parallele, verticali, e sotto il commento: “Questo rientra nei limiti della satira”. Nella seconda, un arco ovale congiungeva le estremità superiori delle due linee. Commento: “Anche questo rientra nei limiti della satira”. Terza vignetta: alla base del disegno, sotto la linea di destra, compariva un cerchietto. “Forse anche questo rientra nei limiti della satira”.
 
Infine, la quarta vignetta. Qui, sotto la linea di sinistra del disegno compariva un altro cerchietto. L’immagine adesso era completa. Inequivocabile. Si trattava di un fallo. Come quei falli che sporcano i muri o che da ragazzini quasi tutti avremo disegnato qualche volta da qualche parte. La didascalia finale era la seguente: “Forse questo non rientrerà nei limiti della satira, ma almeno dimostra che quello dei limiti della satira è un problema del cazzo”.

Passiamo adesso alla giustizia. In particolare, alle ispezioni ministeriali. Nello specifico, alle ispezioni ministeriali disposte dal ministro AngelinoBugs BunnyAlfano nella procura di Bari.
 
Com’è noto, in questi giorni gli ispettori di Alfano stanno acquisendo “le carte” dell’operato di alcuni magistrati baresi. Le ispezioni in corso sono due.
La prima riguarda l’inchiesta dei pm Roberto Rossi e Renato Nitti su Raffaele Fitto, ex “governatore” di Puglia e ora ministro dei Rapporti con le regioni, accusato di corruzione.
 
La seconda riguarda Anna De Palo, ex gup e ora presidente del tribunale dei minori di Bari, che in quindici mesi non ha depositato la sentenza che avrebbe impedito la scarcerazione per decorrenza dei termini di pericolosi malavitosi condannati a pene superiori ai dieci anni.
 
Due fatti diversi tra loro, com’è evidente. Nel primo caso, abbiamo due pm “ispezionati” in seguito alle indagini condotte su un ministro, per fatti risalenti al periodo in cui questi era “governatore” regionale. Nel secondo caso, un gup che se la prende comoda, o che proprio non ha avuto il tempo di scrivere una sentenza molto importante.

Tuttavia, non è il merito delle due vicende che ora ci interessa approfondire e paragonare, né vogliamo mettere in discussione il potere di ispezione di un ministro della Giustizia, di qualsiasi ministro della Giustizia.

Ma qualche considerazione va fatta.

Per tutti vale la presunzione di non colpevolezza, e va bene. E supponiamo per un momento che Fitto sia davvero innocente, e va bene. Ma adesso che Fitto ha ottenuto l’ispezione sui magistrati che indagano su di lui – cosa che non ottiene mai un comune cittadino, anche quando viene sfracellato dal tritacarne giudiziario -, sarà difficilissimo evitare il cattivo pensiero che questa ispezione sia stata disposta per sottrarsi all’indagine dei pm di Bari e magari anche per intimidirli. O no?

Del resto, non ci risulta che “Bugs Bunny” Alfano sia stato altrettanto solerte nel risporre ispezioni, per esempio,  nella procura e nel tribunale di Matera – uno degli epicentri dell’inchiesta Toghe Lucane – i cui magistrati sono accusati di reati gravissimi (associazione a delinquere e corruzione in atti giudiziari, solo per citarne alcuni) e continuano ad amministrare “giustizia” nella più totale assenza di credibilità ed autorevolezza.
 
Né ci risulta che “Bugs Bunny” Alfano abbia disposto ispezioni a Bari per capire, per esempio, come mai vi sia stata la fuga di notizie circa l’indagine sull’assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco, che così ha potuto frettolosamente dimettersi dalla carica e ora fa il pazzo affinché il Pd lo faccia subentrare in Parlamento (dove godrebbe dell’immunità) al posto di un altro collega, che si candiderebbe alle Europee.
 
Nemmeno ci risulta che “Bugs Bunny” Alfano abbia disposto una bella ispezione per capire perché, sempre a Bari, se uno querela il “governatore” Vendola si trova di fronte a un pm, Francesca Pirrelli, che  – dopo due anni e mezzo di letargo nell’esercizio dell’azione penale, e dopo una richiesta di avocazione al procuratore generale –  improvvisamente si ricorda di essere amica di Vendola e si astiene dal trattare il caso, per poi passare la palla al procuratore capo, Emilio Marzano, che archivia. Tutto in in meno di una settimana. E con un provvedimento incredibile (e ovviamente impugnato e denunciato nelle sedi competenti, come suol dirsi).
 
Questo per dire che quando tocca a “loro” – si chiamino Vendola o Fitto -, “loro” cercano sempre il modo, e spesso lo trovano, di essere “un po’ più uguali degli altri”. E quando tocca a “loro”, Angelino “Bugs Bunny” Alfano sa sempre dove, perché e nei confronti di chi far eseguire una ispezione.
 
Morale. Come per i limiti della satira, anche quello delle ispezioni ministeriali è un problema del cazzo.
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