“Mandate via da Salerno quei due magistrati”. Cioè i pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Questo, in sintesi, e nemmeno tanto in codice, il messaggio contenuto nelle parole di Ugo Bergamo, presidente della prima commissione del Csm.

La prima commissione ha inviato al procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, e al ministro della Giustizia, Angiolino Alfano – titolari dell’azione disciplinare – i verbali delle audizioni dei magistrati di Catanzaro e di Salerno, acquisiti dopo la nota “rivolta” della procura calabrese che si è messa a contro-indagare sui suoi indagatori (la procura campana).

“Nei verbali – ha detto Bergamo con la solita riservatezza che ormai, Nicola Mancino docet, contraddistingue gli organismi del Csm – ci sono riferimenti a comportamenti anche di altri magistrati, che saranno valutati dai titolari dell’azione disciplinare (Esposito e Alfano, appunto, ndr)”.

Noi, che siamo maliziosi, abbiamo “tradotto” le parole di Bergamo così: non meravigliatevi se, tra “gli altri magistrati” che possono finire sotto procedimento disciplinare vi possa essere di nuovo Luigi de Magistris

Eh già, ritrovarsi ancora una volta tra i piedi de Magistris – che da qualche mese è uno dei tre giudici del tribunale del Riesame di Napoli, che deciderà sulla convalida degli arresti della “Tangentopoli napoletana”-, è un’altra rogna non prevista. Dannazione: questi automatismi nei trasferimenti e negli spostamenti di magistrati, se non si fanno bene i calcoli “prima”, a volte possono rivelarsi dei boomerang micidiali, o quanto meno provocare degli effetti collaterali indesiderati…

Noi, che siamo maliziosi, di fronte a questo scenario ci siamo chiesti: ma perché Bergamo manifesta tanto fervore per il trasferimento coatto di Nuzzi e Verasani e allude a un nuovo procedimento disciplinare nei confronti di de Magistris?

Anche in questo caso, e sempre per questo benedetto vento forte che spira tra Salerno e Catanzaro, non possiamo far altro che mettere assieme elementi utili alla riflessione e alla comprensione dei fatti.

Ugo Bergamo è uomo del segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa (indagato nell’inchiesta Poseidone e, dopo lo scippo di Poseidone a de Magistris, “archiviato” l’8 aprile scorso) ed è anche l’uomo che telefona a casa del procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi, la sera prima che questi revocasse (28 marzo 2007) l’inchiesta Poseidone a de Magistris.

Non era la prima volta che gli uomini di Cesa si interessavano all’inchiesta Poseidone.

Tra il dicembre 2005 e l’aprile 2007, il traffico telefonico tra il centralino della sede Udc di via Due Macelli, a Roma, e il telefono privato del procuratore Lombardi è stato piuttosto intenso. Senza contare le telefonate, sempre dalla sede romana Udc, al numero di casa di Lombardi e ai cellulari della sua compagna, Maria Grazia Muzzi, cancelliere presso la Corte d’Assise di Catanzaro, e del figlio di quest’ultima, l’avvocato Pierpaolo Greco.

Il giorno stesso dell’avvenuta revoca di Poseidone, alle 16.22, dice la perizia informatica del consulente della procura di Salerno, Gioacchino Genchi, al numero di casa di Lombardi è arrivata una chiamata da un’agenzia di stampa. La conversazione è durata più di sei minuti. E circa mezz’ora dopo questa telefonata – sostengono i pm di Salerno – la notizia della revoca dell’inchiesta Poseidone è stata “lanciata” in rete.

Coincidenze ad orologeria, ma tutte coincidenze, per carità.

Come l’appartenenza all’Udc di Giuseppe Galati, di Lamezia Terme come Antonio Saladino. Galati è stato sottosegretario del ministero delle Attività Produttive con delega al Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che decide sui quattrini dei finanziamenti pubblici). Anche lui è finito tra gli indagati di Poseidone. Ma Galati era anche generoso, e liquidava compensi per consulenze e incarichi al figlio della moglie del procuratore Lombardi (sì, sempre lo stesso figliolo, Pierpaolo Greco, che era anche in società con un altro indagato eccellente, il senatore Giancarlo Pittelli, di Forza Italia).

Naturalmente, in tutto questo non c’entra nulla che la figlia del procuratore Lombardi sia stata assunta al Messaggero, dove, com’è noto, Pier Ferdinando Casini è di casa.

Ma torniamo a Ugo Bergamo. Il presidente della prima commissione del Csm, guarda caso poco prima di sentire i magistrati di Salerno, cosa fa? Ha la premura di esprimere anch’egli il suo “giudizio anticipato” – sulla scia di Letizia Vacca e di Nicola Mancino – e dichiara alla stampa che il pm di Catanzaro, Salvatore Curcio, indagato a Salerno per reati gravissimi (tra i quali una serie di archiviazioni illegali, compresa quella di Clemente Mastella, e una perquisizione illegale nei confronti della giornalista del Quotidiano di Calabria, Chiara Spagnolo) è in pratica una brava persona.

Conclusione: con questi chiari di luna è difficile che da quella parte lì, da Palazzo dei Marescialli, sede del Csm, venga qualcosa di buono. Invece di fare chiarezza, di ripristinare le regole del diritto, di operare con equanimità e serenità, restituendo ai cittadini fiducia nello Stato e nelle istituzioni, sembra che si faccia di tutto per ottenere l’effetto contrario. Eppure il presidente del Csm è Giorgio Napolitano, cioè il Capo dello Stato. Si sarà posto anche lui una domanda più o meno simile a questa: dopo Forleo e de Magistris, Nuzzi e Verasani, e poi?

(2. continua)

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