Non c’è moneta senza Stato (Vulpio recensisce un libro di Barnard sugli euri). A seguire, la profezia di Craxi – del 1997! – sul “radioso” futuro dell’Europa di Maastricht e di Lisbona
2 dicembre 2012
Una scuola di studiosi eretici considera un enorme sbaglio la rinuncia alla sovranità da parte dei Paesi della zona euro
Non è più questione di dispute (eterne) tra liberisti (neo o post) e keynesiani (neo o post), quando uno Stato sovrano non batte più moneta propria, come accade nei 17 Paesi dell’Eurozona. Se uno Stato non batte moneta, e se deve addirittura prenderla in prestito da una banca che si chiama Banca centrale europea, ma che della «banca centrale» non ha nulla – poiché non fa capo ad alcuna entità statale (nemmeno in forma federale, come la Federal Reserve Bank per gli Usa) e non è banca di ultima istanza -, quello Stato è destinato a smorzarsi e, con esso, sono destinati all’estinzione o alla pura irrilevanza i suoi cittadini (il popolo «sovrano») e la sua democrazia. Né questo esito sciagurato può essere giustificato con la superiore necessità di ripianare il debito che uno Stato ha, perché quel debito, ogni Stato sovrano, se ce l’ha, ce l’ha soltanto con se stesso – in quanto soltanto lo Stato ha il potere, la sovranità appunto, di battere moneta, e cioè di crearla e metterla in circolazione senza doverla prendere in prestito da altri per poi dovergliela restituire con gli interessi. E questo perché uno Stato (sovrano) non è una famiglia o un’impresa o una persona fisica e quindi non può fallire come questi ultimi quando le uscite superano le entrate e non si possono più soddisfare i creditori.
In teoria, e anche in pratica, uno Stato potrebbe spendere denaro senza limiti e indebitarsi senza che ciò costituisca un problema. Al contrario. Se costruisce una strada o un ospedale o una scuola, il debito che lo Stato farà (con se stesso) è una «spesa a deficit positiva», ovvero è creazione di «una ricchezza finanziaria netta», cioè non impoverisce i cittadini ma li arricchisce. Stesso discorso per le tasse. La convinzione comune è che esse servano a pagare il funzionamento dello Stato. Ebbene, è così soltanto per gli Stati senza sovranità monetaria, come i 17 dell’Eurozona. Non per quelli a moneta sovrana (Usa, Giappone, Gran Bretagna, l’Italia prima del 2002), perché i soldi delle tasse che tornano allo Stato sono sempre (notevolmente) di meno dei soldi che lo Stato stesso ha messo in circolazione. Quindi lo Stato con i soldi delle tasse non paga un bel niente. Le tasse servono a regolare l’inflazione e a sancire il monopolio statale di emettere moneta.
Questi, in sintesi, i capisaldi di una teoria economica nata nelle università dell’Australia e degli Stati Uniti – la Mmt, Modern Money Theory -, che si sta rapidamente diffondendo in tutto il mondo grazie agli studi, ai libri e alle conferenze degli economisti che di questa teoria possono considerarsi i «padri fondatori», gente del calibro di Warren Mosler e Randall Wray, Stephanie Kelton, Bill Mitchell e Alain Parguez, John F. Henry, Mario Seccareccia e Joseph Halevi, William K. Black, Olivier Giovannoni e Pavlina Tcherneva.
Li citiamo tutti perché ognuno di loro ha dato il proprio originale contributo al lavoro di Paolo Barnard, che li ha intervistati a lungo ricavandone un libro, Il più grande crimine, il cui titolo obiettivamente un po’ troppo forte, è bilanciato dal contenuto, rigoroso nella citazione delle fonti. Il testo, in formato digitale, si può scaricare liberamente in Rete, ma il suo vero successo, oltre al milione e mezzo di download, è stato sancito da incontri pubblici (veri e propri seminari di tre giorni a Rimini, a Cagliari, a Reggio Calabria e prossimamente a L’Aquila) ai quali hanno partecipato alcuni degli economisti citati. Gli studiosi si sono «esibiti» di fronte a migliaia di persone (paganti, 40 euro a testa) rispondendo a tutte le domande e fornendo tutte le spiegazioni possibili.
I seminari – proprio come il saggio – hanno sfatato i tabù del prodotto interno lordo, del debito pubblico, del deficit pubblico, del debito estero, di tasse e moneta, inflazione e deflazione, banche commerciali e d’investimento, agenzie di rating e circoli finanziari internazionali, e li hanno riportati sulla Terra, spiegandoli a tutti, sottoponendo ogni tesi alla sua possibile confutazione e proponendo anche delle soluzioni, sintetizzate in un Manifesto di salvezza economica nazionale – che si può condividere o meno, ma che sicuramente merita considerazione, visto che ormai è rimasta quasi solo Angela Merkel a sostenere che la crisi è figlia della «dissolutezza fiscale» e di un tenore di vita «al di sopra delle proprie possibilità» (insomma, i soliti vizi dei soliti Piigs, Portogallo-Irlanda-Italia-Grecia-Spagna).
Un limite del saggio di Barnard invece è aver fatto ricorso alla stampella del presunto Grande Complotto avvolto dal mistero e messo in atto dalle élite finanziarie internazionali da settant’anni a questa parte. Una spiegazione che proverebbe troppo, come suol dirsi, oltre a essere un «déjà vu» piuttosto abusato. Infatti, non è un «mistero» che i Paesi a sovranità monetaria (Usa e Giappone, per esempio, ma anche nella Ue: Gran Bretagna e Svezia) vivano la crisi globale senza l’ansia e l’isteria dei Paesi che invece quella sovranità hanno perso. Così come non sono «misteri» la mancata rinegoziazione del Trattato di Maastricht (per coloro che sanno di cosa si tratta), il chilometrico Trattato di Lisbona fatto passare per «Costituzione europea» (idem come sopra), il continuo richiamo alla cessione di «quote di sovranità nazionale», quasi fossero «quote latte» che si possono contrattare in base al numero delle vacche allevate, e altro ancora. Il «mistero» semmai è un altro: perché per questo tipo di scelte i popoli interessati vengono informati poco o nulla e interpellati mai?
Carlo Vulpio
(la Lettura, Corriere della Sera, 2/12/2012)




Francesco Abruzzo
dic 02, 2012 @ 22:27:32
Caro Carlo, lo pubblico e lo diffondo. Ciao, franco
carlo vulpio
dic 03, 2012 @ 12:45:42
Grazie Franco, sei sempre un punto di riferimento. Ciao, e a presto.
domenica 2 dicembre 2012 | Zanzibar
dic 03, 2012 @ 00:55:13
Renzo C
dic 03, 2012 @ 01:03:20
“…vivano la crisi globale senza l’ansia…”
Scusa Carlo ma questo è un errore: non c’è nessuna crisi globale, semmai si cresce altrove e non qui, in certe aree a ritmi sostenutissimi.
E’ solo una nuova fase storica globale, che purtroppo ci vede soccombenti per via di quello che siamo: dei cialtroni.
Inutile dare le colpe alla politica, il Parlamento è lo specchio del Paese, o il Paese manda in Parlamento la rappresentazione di quel che è, cambia solo il punto di vista.
E poi, in fin dei conti, non mi risulta che in Germania se la passino poi tanto male, così come in Francia.
Previsioni non ne faccio, mica sono Otelma, ma nemmeno ottimista.
Un caro saluto
Renzo C
Renato Farina Caracas
dic 03, 2012 @ 13:05:40
Ma non capisco tutti questi se ema ,ma perche’ invece di protestare non si fa quelloche sisarebbe dovutofare fin dalprincipio ossia una vera unione politica unitaria e monetaria e non lasciare tutto all’azzardo e alla improvisazione. Diamo riusciti a creare un crtoclimadipace inquiesta martoriata Europa e allora continuiamo per la giusta via. Tutti per uno e uno per tutti.
Gaetano Gaziano
dic 04, 2012 @ 16:33:12
Ho scaricato e letto il libro di Paolo Barnard.
Illuminante!
Interessante anche la presentazione di Carlo Vulpio.
http://busetta.blogspot.com
silver price
dic 06, 2012 @ 21:46:26
Sono Panzane che ci rifilano i Media del capitalismo! pensa se un giorno dicessero “ci avanzano 1.000 MLD” avrebbero richieste a non finire … cavoli ! ci sono delle percentuali di tasse che neppure ai tempi di Robin Hood c’erano … l’hai mai visti i Bilanci? io no! cosa devono dire? va bene! non credo. Il Popolo per gestirlo deve avere “bisogno!” se non ha bisogno non lavora o lavora poco! se tu a tuo figlio gli dai tutti i giorni 200,00 per le sue spese, pensi che si sbatte per trovare un lavoro? non credo! te cap穫?
gianfranco
gen 17, 2013 @ 10:14:22
Dopo la campagna d’insulti contro di te,oggi che L’espresso affianca al grande Totò De Magistris che ti ha tirato il bidone e Michele Santoro che non ti sopportava si è aggiudicato il titolo di migliore spalla di Silvio Berlusconi,qualcuno ti ha chiesto scusa ? Tutto sommato sei stato preveggente.
SAVERIO
gen 20, 2013 @ 11:03:30
GRANDE, CARLO, A TE CI VUOLE LA MUSERUOLA, SEI 1 CANAGLIONE,