A me questa perquisizione disposta dai pm napoletani Piscitelli e Woodcock a casa e negli uffici dei giornalisti Sallusti e Porro non piace per niente. Per due motivi.
Il primo. Cosa vuol dire applicare il reato di “violenza privata in concorso” per un presunto “dossier” o “campagna di stampa” che “il Giornale” si sarebbe apprestato a pubblicare (condizionale futuro)?
Mi sembra tanto uno di quei “pre-reati” di cui si occupano gli investigatori della “pre-crimine” nel film “Minority Report”, con Tom Cruise. Insomma, un reato che semplicemente non esiste.
Senza considerare che, come ricorda il collega Franco Abruzzo, “la Corte di Strasburgo ha imposto l’alt alle perquisizioni nelle redazioni a tutela delle fonti dei giornalisti e i giudici hanno l’obbligo di rispettare le sentenze del Tribunale dei diritti dell’uomo”.
Ma – dicono i pm e la “ presunta vittima” del reato, Emma Marcegaglia, presidentessa di Confindustria -, la conversazione telefonica intercettata tra Porro e Arpisella (portavoce della Marcegaglia) dimostrerebbe l’intento di “coartare la volontà” della Marcegaglia, per indurla a più miti considerazioni sull’operato del governo guidato da Silvio, fratello di Paolo Berlusconi, editore de “il Giornale”.
Anche in questo caso, può esserci d’aiuto un film. “Guardie e ladri”, con Totò (il ladro) e Aldo Fabrizi (la guardia).
“Vieni qui o ti sparo”, dice Fabrizi a Totò. “Non puoi sparare se non per legittima difesa – replica Totò -, e poiché io non offendo…” . E Fabrizi: “Allora io sparo in aria, a scopo intimidatorio”. Totò: “E bravo. Io però non mi intimido…”.
Ecco, anche a voler tutto concedere, Marcegaglia poteva rispondere come Totò: “Non mi intimido”, “la mia volontà non si coarta”. Che poi è la predica che vien fatta tutti i giorni agli imprenditori affinché non si pieghino a pagare il pizzo, al punto da minacciare di espellere dagli organismi associativi di categoria quelli che cedono.
Marcegaglia invece era così “coartata” da far chiamare l’altro fratello di Silvio, Fedele Confalonieri, affinché intervenisse sul direttore editoriale Feltri per sistemare un po’ le cose: cioè evitare la pubblicazione di articoli che per lei potessero rivelarsi scomodi (chiamateli pure dossier o come vi pare, la sostanza non cambia).
Ma questo, signori miei, si chiama bavaglio alla libertà di stampa. Non ha alcuna importanza chi pubblica una certa notizia, quando la pubblica e per quale altro fine (anche biasimevole) la pubblichi. Ciò che conta è che la notizia (la cui pubblicazione rispetti le norme vigenti, ovvio) sia vera.
Di quali notizie vere potesse aver timore la Marcegaglia, per la propria immagine e per quella del suo gruppo imprenditoriale, ci fornisce un assaggio il bravo Vittorio Malagutti sul “Fatto Quotidiano”, ricordando gravi storie di smaltimento di rifiuti e di condanne subìte dagli stretti congiunti della signora Emma. Ma, appunto, si tratta di un assaggio. Un’inchiesta giornalistica (dossier?) un po’ più approfondita farebbe capire meglio perché Marcegaglia e gli altri potenti, tutti i potenti, temono la libertà di stampa. Che non esiste allo stato puro e in via assoluta, intendiamoci, ma è tutt’al più una libertà relativa, e purtuttavia, anche se presente in “modiche quantità”, è una libertà che spaventa.
Facciamo un esempio che è di stretta attualità, ma che un po’ tutti fingono di non vedere e che potrebbe far drizzare le antenne tanto ai “segugi” de “il Giornale” quanto a quelli del FQ (e sempre che Woodcock e Piscitelli non ravvisino anche in questo mio esempio un intento di “coartare”).
Marcegaglia sostiene che Nicola Vendola è tra i migliori governatori d’Italia. Domanda del bravo giornalista: perché lo dice? Risposta del bravo direttore: andiamo a vedere, sguinzagliamo un cronista sveglio in giro per la Puglia e forse ne capiremo il motivo: tra inceneritori e contratti ventennali per discariche, alcune delle quali realizzate persino su laghi di acqua potabile che alimentano l’80 per cento della rete idrica salentina (Corigliano d’Otranto) e importanti siti neolitici (Spinazzola), il gruppo Marcegaglia non può che essere riconoscente per i decenni a venire nei confronti di Vendola. Il quale infatti è diventato un “intoccabile” per la stampa e la tv, di destra e di sinistra: nessuno che gli faccia mai una domanda seria che sia una.
Non so se i “dossier” de “il Giornale” avrebbero riguardato (condizionale futuro) queste storie. Se non è così, peccato. Ma si fa sempre in tempo. Se non su “il Giornale”, sul FQ, o su qualunque altra testata. Anche su “Chi” e “Novella 2000″, perché no? Le shampiste leggono, se incrociano articoli scritti bene.
Veniamo al secondo motivo.
Questa perquisizione e questo “reato” non mi piacciono anche perché avvicina molto Woodcock e Piscitelli a Chieco e Cazzetta, il procuratore e il pm di Matera che nel 2007, assieme al gip Onorati, formularono il seguente fantasmagorico capo di imputazione: “associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa con concorso morale esterno”. Un reato inventato, che non esiste nei codici e che infatti non è mai stato applicato nella storia d’Italia. Eppure ha comportato non solo perquisizioni di casa e ufficio, sequestri di pc, cd e documenti di lavoro per nulla segreti, ma ha anche consentito – grazie alla contestazione del reato associativo – di mettere sotto controllo i telefoni di quattro giornalisti (tra i quali il sottoscritto) e di un capitano dei carabinieri.
In quella circostanza furono proprio Feltri e Sallusti, che dirigevano “Libero”, a pubblicare a puntate le nostre intercettazioni (parlo di intercettazioni private, che dovevano essere distrutte perché non costituenti reato, né pertinenti al presunto reato). Non si scandalizzò nessuno. Né Feltri, né Sallusti, né le direzioni e i comitati di redazione del mio o di altri giornali (eppure, era la prima volta che un intero giornale veniva “ufficialmente” intercettato) e nemmeno l’Ordine dei giornalisti e la Federazione della stampa che oggi accennano a una timida reazione.
A me, non è restato altro da fare che agire in giudizio contro “Libero”. Ma proprio per questo oggi difendo Feltri e Sallusti e penso che i pm napoletani sbaglino.
Quale vicenda meglio di questa può dimostrare la necessità che un un principio, se lo si ritiene sacro – e la libertà di stampa lo è –, va difeso sempre? Anche e soprattutto quando riguarda chi ti ha “maltrattato” calpestando ieri i princìpi che invoca per sé oggi?
Dirò di più. Così magari qualcuno può cogliere l’occasione per organizzare un dibattito in tv sull’argomento (magari con noialtri “associati a delinquere”, Feltri, Woodcock, Vendola e Marcegaglia).
Per noi, gli “associati delinquere”, il termine ultimo per la conclusione delle indagini, prorogato tre volte, è scaduto a gennaio 2009. Ebbene, quando qualche settimana fa abbiamo inoltrato istanza al procuratore generale di Potenza, Lucianetti, affinché ci venisse detto se fossimo da prosciogliere o da rinviare a giudizio, la risposta è stata un’altra perla giuridica. E’ vero – ha risposto il pg – che il termine ultimo per le indagini è scaduto da quasi due anni. Ma le indagini restano aperte perché il “caso è complesso” (una presunta diffamazione!) e, in ogni caso, gli atti compiuti dopo quel termine “sono inutilizzabili”.
In altre parole, se in tutto questo tempo hanno continuato a “monitorarci” e se verosimilmente continueranno a farlo – per sapere chi siamo e da dove veniamo e con chi parliamo e come la pensiamo e cosa facciamo – non dovremo preoccuparci. Tanto gli atti da gennaio 2009 all’infinito sono inutilizzabili.
Eh, no. Non va bene. Urge programma tv che affronti la questione e spieghi al grande pubblico.
Mi vanno bene anche Floris e Paragone.
O una finestra nel tg di Mentana, a “La7″.
Certo, da Fazio o da Vespa, oppure a Matrix, sarebbe già un altro share.
Se proprio insiste, però, sceglierò Santoro.
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ap
ott 08, 2010 @ 21:32:32
commento al titolo
rassegnamoci
gaetano gaziano
ott 09, 2010 @ 00:22:39
Bello l’argomento di questo post: la libertà di stampa.
A tal proposito voglio portare una testimonianza che riguarda Vulpio e me personalmente.
Quando, più di tre anni, fa cominciai, con altri “donchisciotte”, la la lotta contro il criminale progetto di costruire un rigassificatore da 8 miliardi di mc. sotto la Valle dei Templi di Agrigento, patrimonio Unesco dell’umanità, lanciai, come messaggi in bottiglia, migliaia di mail a giornalisti delle maggiori testate italiane (alcune anche straniere, come Le Monde e The Economist). Inizialmente mi rispose solo Carlo Vulpio che fece un bell’articolo-inchiesta sul suo giornale sull’argomento rigassificatore il 26 marzo 2007.
Questo il bellissimo e ironico incipit di Carlo: “Non è il gas a dare il nome ad Akragas. Forse qualcuno fa confusione. O non ha studiato bene il greco. Con il gas, Akragas, oggi Agrigento, non c’ entra nulla. Nemmeno con quello del rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi l’ anno che l’ Enel vorrebbe costruire proprio addosso alla Valle dei Templi, una delle più grandi meraviglie dell’ umanità.”
Qualche tempo dopo seguì l’articolo-inchiesta di Massimo Giannetti sul Manifesto e quello di Andrea Rossi sulla Stampa. Un secondo articolo di Vulpio venne pure ripreso dal corrispondente per l’Italia del The Independent, Peter Popham.
Vulpio ha anche dedicato all’argomento rigassificatore “Valle dei Templi” un capitolo del suo libro “Roba Nostra”(Il Saggiatore), dall’eloquente titolo “Le mani sul patrimonio dell’umanità”.
Tranne questi giornalisti nessun altro si è voluto o potuto occupare dell’argomento tra i colleghi della carta stampata e della tv.
Più di due anni fa mi contattò Michele Buono, collaboratore di Milena Gabanelli, mi tenne a telefono più di mezz’ora. Da quel giorno non si è più sentito.
Marco Travaglio mi fece una mail che avrebbe portato l’argomento all’attenzione della redazione di Anno Zero. Non si sono più sentiti né Travaglio né la redazione di Santoro.
Come non si è più sentita Alessandra Ziniti di Repubblica di Palermo, che si occupa di ambiente, che pure mi aveva fatto una mail che si sarebbe interessata alla vicenda rigassificatore.
Quella di Repubblica ha una storia particolare che va raccontata.
Hanno la redazione a 150 km di Agrigento, ma non hanno mai inviato un giornalista a vedere cosa sta succedendo al confine del parco archeologico della Valle dei Templi minacciata dall’ecomostro, malgrado li tempesti di mail da più di tre anni. Vulpio è venuto da Bari, Giannetti da Roma, Rossi da Torino. Quelli di Repubblica, silenzio. Come mai? Per caso ho appreso, da una piccola notizia di giudiziaria su un’indagine della Dda di Reggio Calabria sul rigassificatore di Gioia Tauro, che in questo business ha interessi anche l’ing. Carlo De Bendetti con la sua Sorgenia.
E’ per questo che Repubblica ha alzato un muro di gomma sul rigassificatore “Valle dei Templi”?
Per la verità, solo questa estate Agostino Spataro ha scritto su Repubblica di Palermo un articolo sull’argomento rigassificatore però tardivo, perché i lavori avrebbero dovuto cominciare all’inizio di quest’anno. Non è successo perché quei “donchisciotte” di cui parlavo prima hanno presentato ricorsi al Tar e denunce alla magistratura penale e alla Commissione europea.
gennaro
ott 09, 2010 @ 09:34:27
non fa una piega. grande vulpio.
vale
ott 09, 2010 @ 10:09:58
condivido la tua analisi, le perquisizioni e le intercettazioni oggi toccano al giornale, domani potrebbero interessare anche quei giornali che oggi si compiacciono del trattamento toccato agli altri. Per quanto riguarda gli intoccabili basta ricordare ciò che è accaduto a due valenti Magistrati (Forleo e Di Geronimo, guarda caso donne) quando hanno voluto indagare senza timori reverenziali.
Fabio
ott 09, 2010 @ 11:25:50
Caro Carlo, come sempre hai scritto un ottimo post.
Magari oltre che nei programmi televisivi sarebbe bello parlarne con un’ intervista su qualche giornale tipo FQ, visto che Travaglio nel suo editoriale ha fatto il tuo esempio per parlare di giornalisti intercettati: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/alessandro-sallusti-il-rassicurante/68381/
Spero di sbagliarmi, ma penso che alla fine un programma tv con te ospite o una tua intervista resteranno un wishful thinking.
mario
ott 09, 2010 @ 12:13:53
Mi pare che il sig.Vulpio , leggendo questo post . non viva in Italia.
Qui il problema non è la “libertà di stampa” , ma una stampa che ….attacca la libertà di stampa!
Qui abbiamo Berlusconi con le sue testate e servizi segreti deviati che forniscono dossier a giornalisti ed i giornalisti che fanno?
Telefonano alle vittime chiedendo ” Guarda che siccome ti sei “comportata male” noi pubblicheremo un dossier che ti riguarda”. Il dossieraggio contro chi osa dissentire dal premeir si chiama estorsione politica , questi giornalisti ricordano tempi molto bui….Caro Vulpio la stampa che fa dossier per massacrare mediaticamente i nemici o anche chi accenna a dissentire(il caso della Marcgaglia , Boffo) col tiranno che domina i media italiani non è stampa ,.è una muta di cagnacci azzannatori agli ordini di un padrone.
Mi meraviglio che lei non colga il problema.
luke
ott 09, 2010 @ 13:59:09
Caro Vulpio,
vedo che ti mangano serie basi giuridiche ; prima di scrivere che il concorso in violenza privata o il concorso morale esterno in associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione sono reati inesistenti e del tutto inventati, ti consiglierei di studiare il codice penale, magari con accanto un manuale esplicativo.
Non vorrei accostare i tuoi teoremi con quelli analoghi di dell’Utri sul concorso esterno in associazione mafiosa
cvulpio
ott 09, 2010 @ 15:02:29
Così, en passant, per l’anonimo luke: mi sono laureato con una tesi in diritto processuale penale, con il massimo dei voti e la lode.
Saluti
gianfranco fiore
ott 10, 2010 @ 14:46:35
Il problema di Carlo Vulpio è che si è laureato in legge,se avesse fatto lettere la sua vita professionale sarebbe più semplice e felice.
Il “coartamento” della Marcegaglia.. « Semidiceviprima
ott 09, 2010 @ 16:12:43
luke
ott 09, 2010 @ 18:04:18
allora la cosa è ancora più grave perché sei consapevole di dire cose non vere.
Raffaele Colavecchi
ott 09, 2010 @ 20:22:38
Concordo con te quindi… Accontentati di un blog oltreoceano!!!
pasquale
ott 10, 2010 @ 09:38:29
la cosa che piu’ di mi fà sorridere dell’intera vicenda è la velocita con cui si muove la magistratura: nei confronti di chi è vicino al premier su questa è “SUPERMAN” su FINI stanno ancora aspettando le carte, i magistrati: mo’ moverimm, stamm aspettam, a posta non funziona ehehehheheeh),hanno pigliat a tre viecch rimbambiti e li hanno fatto passare per na P3,
un giudice a Milano la causa Cir parlo di Mesiano 750 milioni di euro è sparito non si sà che fine ha fatto? ma come uno che con una sentenza cosi’ puo mettere in ginocchio un colosso economico di quella portata quale è la mediaset e quindi puo’ mandare in mezza alla strada migliaia di persone, non si puo’ sapere se questo a capa a tene bona o no? lo hanno fatto sparire non si vede piu’ per strada!!!!!!!
Per non parlare di quel giudice Nisseno ricordate?: siamo vicino alla verità sulle stragi di mafia, ma chissà se la politica reggera’ a queste verità’?
ma immaginate in un periodo di crisi come questo, un’imprenditore che vuole investire quindi un po’ di ossigeno per le migliaie di persone che cercano lavoro, dopo queste dichiarazioni, ma uno ci pensa un po’..o no?la politica
è la guida del paese se salta….!!!!
invece questi..ma chi se ne’ frega!!!!!
Berlusconi ha insultato la Bindi ,tutti in piazza, ah proposito ma questi che vanno in piazza anche nei giorno lavorativi ma non lavorano? chi li paga?
Ma come Di Pietro che si permette di chiamarlo non corruttore
ma SPORCO corruttore!!!!! e Franceschini che lo giustifica dicendo: anche se Di Pietro usa toni un po’ accesi, lui ha diritto di
dire quello che pensa!!!!
Beh allora se berlusconi pensa che la Bindi è brutta che male c’è????
Finalino…sentite le conversazioni di Porro e Arpicella beh qui i pm devono spiegare: uno dei due per essere intercettato avra’ commesso qualche reato oppure è immischiato in qualcosa che si presume sia un reato, senno’ quell’intercettazione non poteva essere fatta.
e poi perchè sul finale della telefonata non si dà molto risaltoalle parole di arpicella che dice: rivolgendosi a Porro. ma tu non sai chi c’è dietro FINI? ci sono quelli che c’erano dietro la D’Addario
ai pm non interessa questo?
Sig, Vulpio a me Berlusconi mi è simpatico pero’ non metto la mano sul fuoco sulla sua “ONESTA” ma quello che mi dà piu’ fastidio è l’ipocrisia degli altri, quello di vedere solo verso un lato
e fregarsene di quello che succede dall’atra parte…
se Berlusconi è colpevole mandatelo dentro e buttate le chiavi, ma a me interess sapere anche chi sono gli altri colpevoli destra.sinistra e centro….compresi I Magistrati
gianfranco fiore
ott 10, 2010 @ 15:18:49
Molti che vedono il granello di polvere nell’occhio degli altri non vedono la trave nel proprio.
pasquale
ott 10, 2010 @ 09:44:13
volevo solo scusarmi per l’italiano
non sono un granchè a scrivere anzi so’ na ciofeca so’ napoletano
dimeticavo Sig. Vulpio due anni a Napoli da noi Repubblica ,Unità
e altri hanno scoperto l’immondizia solo dopo due mesi quando oramai eravamo coperti fino alla testa.
un saluto a mia moglie Tina!!!
ps: mi piacerebbe parlare con lei sig. Carlo—difficile?
gianfranco fiore
ott 10, 2010 @ 14:48:03
W Napoli
cvulpio
ott 10, 2010 @ 17:16:55
Caro Pasquale, può scrivere quando vuole all’indirizzo di posta info@carlovulpio.it, illustrando sinteticamente l’argomento e lasciando i suoi contatti telefonici.
Cordialità
pasquale
ott 10, 2010 @ 14:14:07
qui qualcosa è succeso è di molto grave perchè anche i pm si sono incartati..10 minuti fà sull’ ANSA i pm da Napoli dicono che ne Arpisella e ne la Mercecaglia non sono stati mai indagati. quindi è Porro ad essere stato indagato, se neanche lui lo è perchè quell’intercettazione..qualcuno lo SPIEGHI!!!!!!!
gianfranco fiore
ott 10, 2010 @ 14:43:26
I tuoi figli come l’hanno presa?Cosa gli hai detto per spiegare la perquisizione?
gianfranco fiore
ott 10, 2010 @ 17:22:52
Oggi Federica Sciarelli compie 52 anni;le hai fatto gli auguri?
carlo
ott 10, 2010 @ 19:06:26
caro carlo,
credo che in riferimento alla marcegalia hai fatto la pipì fuori dal vaso. indipendentemente alla costruzione da parte della imprenditrice di impianti che deturpono e inquinano, secondo la mia opinione il “capo” degli industriali ha subito una estorsione, dove la richiesta non erano i soldi ma la costrizione. la costrizione ad adeguarsi al padrone dei padroni. siamo alle solite, nonostante la lega i cittadini italiani tutti sono più arabi degli stessi arabi. l’atteggiamento intimidatorio dei tuoi colleghi è così evidente, come era evidente in altre occasioni che con la libertà di stampa non ha niente a che vedere. la giustificazione “libertà di stampa” è solo un fumogeno intorno al quale come al solito si stanno dividendo gli addetti ai lavori, con giustificazioni che non stanno nè in cielo nè intera. siamo così arabizzati che uno dei comandamenti fondamentali”non nominare il nome di Dio invano” secondo una voce autorevole della chiesa cattolica deve essere contestualizzata. siamo allassurdo pur di giustificare una indegna persona. ritornando alla libertà di stampa, nei paesi dove effettivamente la libertà di stampa esiste e i giornalisti sono veri, quei tre del “giornale” sarebbero già da molto tempo scomparsi dall’albo dei giornalisti, al massimo potevaqno scrivere su qualche giornale rionale. di giustifica in giustifica abbiamo portato l’italia ad essere una porcilaia senza più alcuna scala di valori, senza moralità e senza etica dove i codici deontologici non hanno alcun valore nella tua professione come nella mia, vedi i pazienti che diventano clienti con tutte le conseguenza che abbiamo letto e visto in questa bruttissima estate.
carlo gaudiao, se non mi hai riconosciuto
Alberto Gramaccini
ott 10, 2010 @ 19:52:47
I “non garantiti” dei feudi giudiziari della fantorepubblichina di salotto hanno dovuto già scegliere, invece, coattivamente, l’informazione in loco contro tutti i mass merda.
Italia cococo: corrotti, collusi, conniventi.
Adelante hasta la revolucion.
felice basile
ott 10, 2010 @ 23:00:27
Se minimamente si va a sbirciare negli assetti proprietari delle piu’ importanti testate giornalistiche nazionali avremmo un quadro chiaro di come in italia la stampa risulti essere condizionata da posizioni di potere economico-politico che tendono inevitabilmente(con la complicita’ degli stessi addetti ai lavori) a controllare e filtrare l’informazione.Chi ne subisce le conseguenze e’ il giornalista che non si allinea e il lettore che subisce un’informazione taroccata.Cosi’ succede nel sistema giudiziario(caso Forleo-Procura di Salerno insegnano)o in tanti altri ambiti dove se non ti adegui sei “fuori”.Urge presa di coscienza molto forte (non solo da parte di chi fa scelte di liberta’ e coerenza nel proprio lavoro o nella propria vita) ma sopratutto da parte di “chi predica bene e rozzola male “.
felice basile
ott 10, 2010 @ 23:03:08
prova
Fabio
ott 11, 2010 @ 22:38:07
Intervista a Nicola Vendola sul blog di Grillo: http://www.beppegrillo.it/2010/10/intervista_a_ni/index.html
Il caso Giornale-dossier Marcegaglia « Pasquinando
ott 13, 2010 @ 10:34:02
gianfranco fiore
ott 13, 2010 @ 10:57:41
http://www.giornalettismo.com/archives/86988/nichi-vendola-inceneritori-marcegaglia/ Qui si dice che Carlo Vukpio è stato eletto a Strasburgo.
gianfranco fiore
ott 13, 2010 @ 10:58:04
http://www.giornalettismo.com/archives/86988/nichi-vendola-inceneritori-marcegaglia/ Qui si dice che Carlo Vulpio è stato eletto a Strasburgo.
pasquinando
ott 13, 2010 @ 11:14:47
Caro Carlo, ho raccomandato sul mio blog il tuo ultimo post perché, come sempre, ci dai tanto su cui riflettere. Grazie tanto e continua così.
Lorenzo.
donato
ott 13, 2010 @ 18:59:49
L’accordo tra le “tagliatelle” e i “cavatelli” s’e’ fatto, dopo quello tra la puglia e la marcegaglia, tra la puglia e don verzè.
Insomma tra l’arrotare linguistico di Vendolino e la bonomia insipida del bersanino si tsa correndo verso un’altra batosta.
Alleluia!
Donato
Fabio
ott 13, 2010 @ 21:20:50
Marco Travaglio nel suo Passaparola di lunedì: “[...] in più ci sono indagini che hanno portato anche dei sequestri su alcuni inceneritori o termovalorizzatore che dire si voglia del Gruppo Marcegaglia, soprattutto in Puglia, sapete che c’è una certa generosità della Giunta Vendola nei confronti del Gruppo Marcegaglia e non soltanto di quello per gli inceneritori [...]“
Fabio
ott 14, 2010 @ 10:47:49
Scusate se vado un po’ fuori argomento, ma volevo segnalare un post di Grillo che piano piano comincia a dire qualcosa in più su Vendola: http://www.beppegrillo.it/2010/10/la_semplicita_e_rivoluzionaria/
gianfranco fiore
ott 15, 2010 @ 14:22:19
ttp://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2010/15-ottobre-2010/indagarono-de-magistris-catanzarola-cassazione-non-faranno-piu-pm-1703956814235.shtml anch’io segnalo……………………..
Maurizioportaluri
ott 16, 2010 @ 18:27:12
In effetti la questione rifiuti in Puglia rimane centrale. Non è un caso che alla sanità gli inquirenti siano arrivati partendo dai rifiuti. Purtroppo la sinistra ecologista e libertaria pugliese è diventata inceneritorista. Non sapremo mai se è diventata prima inceneritorista o prima marcegaglista. Per fortuna a scrivere sugli inceneritori in questi anni sono soprattutto gli ordini dei medici. In Trentino i medici stanno svolgendo una lodevole azione contro il programmato inceneritore di Trento. Lì la raccolta differenziata è al 65% e non ci sarebbe proprio niente da bruciare. Ma in Puglia dove non si è voluto fare la rd gli inceneritori e le discariche aumenteranno in barba al diritto alla salute soprattutto dei bambini. In effetti legalità e salute vanno di pari passo. Grazie Carlo
cvulpio
ott 16, 2010 @ 22:35:55
Caro Maurizio Portaluri, è giusto che chi legge sappia che sei un medico e una persona non comune. E che, nominato dirigente di una Asl pugliese, poiché sei anche una persona retta e non ricattabile, hai mandato a quel paese il signor Nicola Vendola, dimettendoti (in Italia, dove, come sappiamo, non si dimette nessuno, nemmeno a cannonate).
Ecco, tu sì, rappresenti davvero la “Puglia migliore”, non il cialtrone marcegaglista.
Un caro saluto
Barbaricino
ott 17, 2010 @ 09:03:05
Caro Vulpio, si dovrebbe applicare il codice barbaricino alla Marcegaglia ed ai suoi giannizzeri qui in Sardegna visto come tratta i lavoratori nelle strutture turistiche che gestisce, come al Forte Village……li sfrutta e li sottopaga,……se lei facesse un’inchiesta tra Pula e Murta Maria, scoprirebbe cose interessanti…..forse per questo ha rotto con la Cgil…..se i sindacati sapessero come gestisce i diritti dei lavoratori……….noi di essere sfruttati non ne possiamo più ….sono due secoli che lo fanno…..
W18_For
ott 19, 2010 @ 17:24:23
Vulpio comprendo il suo ragionamento, anzi no. empatia per un collega intercettato, o volontà di andare contro anche a “quelli che sono contro”? booh… non sono un giurista, non so se quella roba li configuri reato, quel che so per certo è che la libertà di stampa non c’entra nulla in questa vicenda. libertà de che? stiam parlando di porro e del giornale, a quelli non frega una cippa di dar notizia sulle porcherie della marcegaglia family, ben venga anzi che la giustizia cominci a bastonare questi bastonatori su commissione.se non altro è stata sbattuta in 1^ pag. la loro vera natura… topi di fogna volgari servi senza vergogna che concepiscono la notizia non come il fine, ma come mezzo per perfezionare il ricatto. e poi scusi, ma il paragone con la pre-crimine non sussiste. intercettazioni e perquisizioni servono anche ad impedire che il crimine giunga a compimento, o no?o è lecito solo intervenire ex post?
che poi per quanto mi riguarda il giornale in questa sporca faccenda una volta tanto non si muoveva per conto del capo mandamento di Arcore: troppo sproporzionata la reazione per quelle 2dichiarazioni striminzite contro il governo.impossibile poi che porro sia tanto stupido da non essere a conoscenza del cosiddetto gioco di sponda. Lì feltri macchinava per i cazzi suoi e infatti porro lo dà a intendere. saluti
pasquale
ott 26, 2010 @ 15:09:43
xW18
“topi di fogna servi e senza vergogna”
e tu credi che i “topi di fogna e senza vergona”
seppur loro fossero, stanno solo dall’altra parte
e se davvero lo pensi:
credimo stamm davvero inguajat ma inguajat di brutto!!!!
amico mio fatt na cammomilla
che ti fà bene credimi!!!!!!
Al2011
apr 13, 2011 @ 19:03:45
Mi spiace per “Luke”, ma sono un avvocato, e non posso che condividere al 100% le considerazioni di Carlo Vulpio (che non a caso possiede ottime cognizioni giuridiche), mentre ritengo sia lei (e non solo lei ovviamente) la persona che dimostra vistose lacune in diritto penale.
La figura criminosa di cui all’art. 610 cp (violenza privata) rientra infatti tra i c.d. “reati di danno a carattere commissivo” come da costante giurisprudenza.
Ciò che è del tutto pacifico, egregio Luke, è che nel delitto di violenza privata la violenza fisica o la minaccia devono essere impiegati per costringere la vittima ” a fare, tollerare, od omettere qualcosa”, quindi è necessario che il reo abbia un obiettivo concreto e specifico, ben individuato (“qualcosa” nel senso di qualcosa di concreto)
Ad esempio, in giurisprudenza si considerano fattispecie tipiche di violenza privata quelle degli scioperanti in picchetto che impediscono fisicamente ai lavoratori l’ingresso sul posto di lavoro, oppure il tagliare la strada a qualcuno con l’auto per bloccarlo, oppure ostruire col proprio corpo l’uscita da un locale ( e in taluni casi si potrebbe anche ravvisare il sequestro di persona), o tenere bloccata per le braccia una persona, o anche tenere schiacciati i piolini del conta scatti telefonico per impedire alla vittima di chiamare la polizia. E ancora – tra le minacce – usare un’arma o la minaccia di percosse o altro, per costringere la vittima a tenere una determinata condotta, ecc.
Ovviamente, è anche configurabile il tentativo, se ad esempio Tizio venisse intercettato mentre parlando con Caio dice: “Adesso scendo e vado a bloccare Sempronio per non farlo salire in auto”, se poi l’azione criminosa non si attua sarebbe comunque configurabile il tentativo di violenza privata.
Ma nel caso di Porro e Arpisella, l’intenzione del primo di scrivere articoli molto critici e “pesanti” che in qualche modo facessero cambiare idea alla Marcegaglia in relazione alla sua posizione sugli inceneritori in Puglia, nulla ha a che fare nè con la violenza nè con la minaccia per coartarla, cioè per costringerla contro la sua volontà a tenere un comportamento specifico.
Se così fosse, dovrebbero arrestare tutti i giornalisti politici, perchè in ogni articolo attaccano i loro avversari, per indurli in qualche modo a recedere dai loro obiettivi, e non di rado ciò avviene utilizzando toni accesi, coloriti, sarcastici, aspri, ecc.
Ma tutto ciò fa parte della normale dialettica politico-giornalista, che talora, se trascende, poi può dare luogo a fattispecie quali la diffamazione a mezzo stampa (ed anche l’associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa è quanto di più abnorme giuridicamente si sia mai sentito), o la calunnia, ecc., che sono autonomamente perseguite, ma l’ipotesi della “violenza privata” è quanto di più forzato e fantasioso in assoluto si possa concepire.
Detto ancora più chiaramente: se Porro avesse detto: “Domani vado dalla Marcegaglia e la meno se non rinuncia a fare questo o quello” ciò integrava la tentata violenza privata, ma se Porro dice ad Arpisella: “Alla Marcegaglia faremo un c…tanto per quello che ha fatto sugli inceneritori in Puglia di Vendola, e per il suo atteggiamento verso il ns. quotidiano” non integra nessuna minaccia specifica, ma solo la prospettazione di una generica linea giornalistica fortemente critica.
Ma dove sia la “violenza privata” di rilevanza penale proprio non è dato vedere….